Sigonella in prima linea contro la Russia, droni NATO fino alla Finlandia per spiare S. Pietroburgo e oltre

Sigonella in prima linea contro la Russia, droni NATO fino alla Finlandia per spiare S. Pietroburgo e oltre

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di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

Da Sigonella ad Helsinki: il raggio di azione degli aerei senza pilota (UAV), di stanza nella base statunitense in Sicilia, si è esteso fino al confine Nord-Est della UE. Per la prima volta, infatti, il sito di tracking aereo militare Itamilradar ha registrato la rotta di un  Northrop Grumman RQ-4D, matricola MM-AV-SA0018 nominativo MAGMA10, lungo il confine russo-finlandese, in missione ISR.

"Abbiamo già visto aerei con equipaggio della NATO condurre missioni di sorveglianza in Finlandia vicino al confine russo, ma questa è la prima volta che vediamo un drone eseguire questo tipo di missione", scrive Itamilradar, precisando che, dall'area di sorvolo nei pressi di Helsinki, il UAV può monitorare l'intera regione di San Pietroburgo e oltre.

Lo spiegamento dell'RQ-4D è un effetto dell’ingresso della Finlandia nella NATO e rappresenta una significativa escalation della presenza militare nella regione. “È un chiaro segnale alla Russia che la NATO è impegnata a difendere i suoi membri, compresa la Finlandia", commenta Itamilradar.

In base alle informazioni riportate sul sito, il sorvolo è avvenuto mercoledì 13 settembre. Non è stato riportato l’orario di decollo né ulteriori dettagli sul volo. Attualmente MAGMA10 non è rintracciabile su Flighradar, segno che la missione è già conclusa.  

L'RQ-4D è un veicolo aereo senza pilota (UAV) ad alta quota e lunga durata (HALE). Sviluppato da Northrop Grumman sul modello RQ-4 Global Hawk dell'aeronautica statunitense, è stato modificato per soddisfare i requisiti della NATO. Fa parte del sistema AGS (Alliance Ground Surveillance) divenuto pienamente operativo nella base di Sigonella il 7 aprile 2022.

Il programma AGS

La capitale mondiale dei droni è stata definita una “pietra miliare” del programma NATO AGS da Jane Bishop, vicepresidente e direttore generale della sorveglianza globale di Northrop Grumman. Il programma è finalizzato ad acquisire le capacità di sorveglianza terrestre aviotrasportata per le missioni ISR (Intelligence, surveillance and recoinnaissance). 

“Il sistema AGS della NATO è un moltiplicatore di forza che supporta la missione dell’Alleanza di scoraggiare le minacce e proteggere la sicurezza nei paesi membri della NATO”, spiega la Bishop.

E’ basato su cinque grandi UAV RQ-4D “Phoenix” di stanza a Sigonella, un modello più evoluto rispetto alla precedente tecnologia Global Hawk RQ-4B (ovvero i FORTE10-11-12 utilizzati per le missioni spia sul Mar Nero), in quanto dotati di radar ad apertura sintetica (SAR), una telecamera elettro-ottica/a infrarossi (EO/IR) e la Signals Intelligence (SIGINT), che consente di raccogliere un’ampia gamma di informazioni, comprese immagini, dati radar, comunicazioni umane e segnali elettronici.

RQ-4D è un velivolo ideale per le missioni di pattugliamento a lungo raggio. La sua portata massima è di 11.000 miglia nautiche (12.600 miglia) e ha una autonomia in volo fino a 30 ore.

MAGMA10 è il primo dei cinque droni arrivato a Sigonella, entrato in piena operatività nel giugno 2020.

Il programma AGS, inoltre, è supportato dalle stazioni di terra per la pianificazione ed il supporto delle missioni, il cui comando si trova all’interno della base statunitense in Sicilia. E’ stato finanziato da 15 Paesi membri della NATO: Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti.

In base alle dichiarazioni della società produttrice, Northrop Grumman, la sorveglianza AGS avrebbe unicamente scopi difensivi e persino umanitari: “protezione delle truppe di terra e delle popolazioni civili; controllo delle frontiere; gestione della crisi; assistenza umanitaria e soccorso in caso di calamità, tutti i giorni dell'anno”.

Tuttavia, in questo caso, come per le altre missioni sul confine Est/Sud-Est dell’UE, è presumibile che le missioni riguardino l’intelligence militare, sullo sfondo di una non-dichiarata cobelligeranza della NATO nel conflitto tra Ucraina e Federazione Russa, che coinvolge sempre più drammaticamente l’Italia.

Le missioni ISR da Sigonella e la cobelligeranza dell’Italia

Da anni gli Stati Uniti svolgono missioni ISR dalla base di Sigonella per pattugliare il confine della UE con la Federazione Russa. Le aree sottoposte al controllo finora sono state la regione di Kalingrad, le repubbliche popolari del Donbass, la Crimea.

In particolare, dall’escalation bellica del febbraio 2022, il Mar Nero è diventato il centro delle missioni spia statunitensi, per ottenere informazioni di intelligence militare e per coprire gli attacchi ucraini contro obiettivi russi sia militare che civili, come il ponte di Kerch o la flotta russa.

Lo scopo delle missioni ISR è quello di raccogliere "informazioni sul nemico osservando il loro comportamento e monitorando i movimenti" per "stare tre passi avanti al nemico" e avere assicurato il "successo della missione".

Le informazioni raccolte sono consegnate ai comandanti, per supportare la pianificazione di operazioni, attacchi e combattimenti o evitare minacce.

Dalla base di Sigonella sono utilizzati: ? droni USA con nominativo FORTE 10, FORTE 11e FORTE 12, modello RQ-4B Global Hawke della Northrop Grumman;

?Boeing P-8A “Poseidon” della US Air Force;

? droni Reaper MQ1-C e MQ9-A, anche dell’aviazione italiana;

? droni RQ-4 Phoenix della Northrop Grumman del sistema AGS della NATO.

La presenza degli UAV FORTE e dei Poseidon è stata accertata nell’attacco contro l’ammiraglia Moskva il 15 aprile 2022, alla flotta russa di Sebastopoli del 19 ottobre 2022, alla nave da ricognizione “Ivan Khurs” e alla nave da guerra Priazovye. Una delle più recenti missioni di FORTE10 si è svolta mercoledì 13 settembre, in seguito ad un attacco ucraino contro un cantiere di Sebastopoli, probabilmente condotto con i missili britannici a lungo raggio Storm Shadow, che ha provocato il danneggiamento di un sottomarino russo in riparazione e di una nave, entrambi appartenenti alla flotta militare russa.

Lo stesso UAV sarebbe stato al centro di tensioni sui cieli del Mar Nero, poche settimane fa. Lunedì 28 agosto, due aerei senza pilota, un Reaper e un RQ-4 erano stati allontanati da due caccia russi, dopo essersi avvicinati pericolosamente al confine. Dai tracciati pubblicati su Itamilradar, risulta che nello stesso momento FORTE10 si trovava in missione sull’area, pertanto potrebbe trattarsi dello stesso drone.

Episodi del genere mostrano in modo preoccupante come l’appartenenza alla NATO e la concessione di basi militari agli Stati Uniti, per missioni ostili dal nostro territorio contro Paesi vicini geograficamente all’Italia, rischiano di trascinarci in un catastrofico conflitto in caso di escalation bellica con la Russia. Tanto più che il nuovo fronte delle missioni ISR punta contro la seconda maggiore città russa: San Pietroburgo.   

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