Il presidente slovacco Robert Fico definisce "imbecille" il RePowerEU

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Il primo ministro slovacco, Robert Fico, ha duramente criticato il piano dell’Unione Europea volto a eliminare gradualmente le importazioni di energia dalla Russia, definendolo addirittura “imbecille”. Secondo Fico, questa strategia pone a serio rischio la sicurezza energetica non solo della Slovacchia, ma di tutto il blocco europeo, minando l’economia e la competitività dell’UE.

Il programma, noto come RePowerEU, prevede la completa cessazione delle importazioni di petrolio e gas russi entro il 2027. Tuttavia, questa linea ha incontrato l’opposizione non solo di Bratislava, ma anche di paesi come Ungheria, Austria e, secondo alcune fonti, l’Italia.

In un video pubblicato lunedì su Facebook, Fico ha ammesso che la Slovacchia è ormai in una posizione difficile, incapace di opporsi formalmente al piano di Bruxelles, poiché esso viene approvato con una maggioranza qualificata e non con l’unanimità richiesta per le sanzioni. Ha inoltre accusato la leadership europea di aver mascherato il piano da semplice regolamento commerciale per limitare l’opposizione degli Stati membri.

“La proposta della Commissione europea è, perdonate il termine, imbecille”, ha dichiarato il premier slovacco, aggiungendo che essa nasce da “un’ossessione illimitata nei confronti della Russia” e rischia di “danneggiare l’economia slovacca e compromettere la competitività dell’intera Unione Europea”.

Fico ha risposto in modo fermo anche alla richiesta del primo ministro ceco, Petr Fiala, di sostenere l’ultimo pacchetto di sanzioni europee contro Mosca. Il leader slovacco ha sottolineato che non intende cedere finché non riceverà “garanzie certe” circa la sicurezza e la convenienza delle forniture di gas per la Slovacchia dopo il 1° gennaio 2028.

A fine giugno, la Slovacchia aveva bloccato per la seconda volta il pacchetto sanzionatorio, sollevando preoccupazioni sul piano RePowerEU. Questo ostacolo riflette le difficoltà di molti Paesi senza sbocco sul mare, come Slovacchia, Ungheria, Austria e Repubblica Ceca, che ancora dipendono in varia misura da rifornimenti energetici russi, con deroghe particolari.

Bratislava e Budapest, ad esempio, importano ancora una quota significativa di petrolio dalla Russia, mentre il gas russo, pur non essendo soggetto a un divieto diretto dell’UE, è stato in larga parte sostituito volontariamente dagli Stati membri. La Russia ha già avvertito che le misure anti-spedizioni energetiche europee continueranno a far salire i prezzi dell’energia, aggravando la vulnerabilità economica dell’Unione, che dal 2022 vede una crescita stagnante.

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