Serbia. Vucic perde le elezioni e accusa UE e USA di interferenze
In Serbia si consuma un terremoto politico destinato a ridefinire gli equilibri nei Balcani. I risultati preliminari diffusi dalla Commissione elettorale della Repubblica (RIK) confermano che la Lista degli Studenti, forza cardine dell'opposizione, è in nettissimo vantaggio nelle elezioni parlamentari anticipate con il 51,84% dei voti, a fronte del 39,77% ottenuto dalla coalizione di governo Serbia Unita. Con quasi il 93% dei seggi già scrutinati, i dati ufficiali convergono con le proiezioni finali degli istituti CeSID e Ipsos, che attribuiscono all'opposizione guidata dai giovani il 52,9% delle preferenze e alla compagine di governo il 38,8%.
La consultazione elettorale è giunta al culmine di una fase di profonda instabilità istituzionale e sociale, apertasi nel novembre 2024 con il tragico crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad costato la vita a 16 persone.
La lettura di Vucic: "Una rivoluzione eterodiretta dal deep state"
Nel commentare la sconfitta, l'ex presidente serbo ha scelto toni di netto scontro geopolitico, puntando il dito contro le regie occulte esterne che avrebbero finanziato e orchestrato la mobilitazione di piazza: "È la conferma di una rivoluzione condotta con il sostegno diretto di vari Paesi europei e del deep state americano".
Rivolgendosi ai vincitori con toni duri, Vucic ha rincarato la dose: "Mi congratulo con loro, anche se sono solo gli esecutori di un lavoro sporco ideato da qualcun altro per abbattere un Paese sovrano. Per il momento ci siete riusciti. Per quanto tempo? Lo vedremo". Pur ammettendo la disfatta e confermando che continuerà la battaglia dai banchi dell'opposizione senza lasciare il Paese ("Amo la Serbia. Non lascerò mai la Serbia"), il leader uscente ha lasciato intendere che la transizione aprirà scenari ad altissima tensione, non ultimi i dossier legati all'allineamento geopolitico di Belgrado, a partire dalle pressioni occidentali per imporre sanzioni economiche contro la Russia, un argine che la vecchia guardia sosteneva di voler difendere.
Le congratulazioni lampo di Bruxelles e l'ipoteca sull'asse atlantico
Mentre le piazze di Belgrado festeggiavano la fine di un'era, la risposta dell'apparato eurocratese non si è fatta attendere. I vertici di Bruxelles — con i messaggi speculari affidati ai social da Ursula von der Leyen e António Costa — si sono affrettati a blindare il risultato della Lista degli Studenti, promettendo immediato sostegno finanziario e politico per accelerare i processi di integrazione della Serbia nell'Unione Europea.
Resta ora da capire quale sarà il reale margine di manovra di un esecutivo nato sulle ceneri di una protesta di piazza e immediatamente rivendicato dai tecnocrati comunitari come una vittoria della propria sfera di influenza, in un quadrante balcanico che continua a rappresentare il terreno di scontro primario tra le spinte del multipolarismo eurasiatico e l'egemonia euro-atlantica.


