Sauditi in ritirata: le forze yemenite liberano Mokha dopo anni

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Sauditi in ritirata: le forze yemenite liberano Mokha dopo anni

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Il 10 settembre, le Forze Armate yemenite (YAF), guidate da Ansarallah, hanno conquistato la città portuale sud-occidentale di Mokha con un’avanzata fulminea, arrivata dopo le pesanti perdite inflitte dalle YAF all’Arabia Saudita e ai suoi alleati in Yemen.

Reuters ha citato fonti secondo cui Mokha sarebbe caduta nelle mani delle truppe YAF giovedì.

Il corrispondente di Al Jazeera a Sana'a ha inoltre riferito che le forze YAF guidate da Ansarallah hanno "ottenuto una straordinaria vittoria contro le forze governative yemenite riconosciute a livello internazionale". “La città è stata conquistata. Le forze governative [riconosciute a livello internazionale e sostenute dall'Arabia Saudita] hanno ritirato completamente tutte le loro divisioni militari”, hanno riferito fonti locali al corrispondente. Secondo il giornalista di Al Jazeera, le YAF hanno ora "il pieno controllo per impedire alle navi di attraversare Bab al-Mandab e... la capacità di tagliare tre principali linee di rifornimento al governo nel sud del paese".

Le forze guidate da Ansarallah avevano perso Mokha nel 2017, durante i combattimenti contro le truppe sostenute da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

La riconquista avviene a seguito di un'importante mobilitazione delle YAF iniziata all'inizio di quest'anno, mirata a espellere le forze sostenute da Riad e ciò che resta delle milizie appoggiate dagli Emirati. L'avanzata segue anche le gravi perdite subite dalle truppe yemenite legate al Consiglio presidenziale di leadership (PLC), con sede ad Aden e appoggiato dall'Arabia Saudita.

Poche ore prima della caduta di Mokha, il presidente del governo di Sana'a, Mahdi al-Mashat, ha rilasciato una dichiarazione promettendo l'amnistia a tutti i combattenti sostenuti dall'Arabia Saudita che avessero deposto le armi. Un comunicato diffuso giovedì mattina dai media ufficiali delle YAF confermava che Mashat aveva concesso "un'amnistia presidenziale a tutti coloro che sono stati ingannati e indotti a combattere sui fronti della costa occidentale, a condizione che depongano le armi e tornino in sé". Il comunicato intimava alle autorità locali dei governatorati di Hodeidah e Taiz di adottare i provvedimenti necessari per attuare la misura.

Il giorno precedente, nuovi attacchi missilistici yemeniti avevano colpito infrastrutture militari ed energetiche all'interno del regno saudita, già oggetto di pesanti raid negli ultimi giorni. La recente escalation delle operazioni di rappresaglia di Sana'a è stata innescata dall'attacco saudita di luglio contro l'aeroporto internazionale della capitale yemenita. Lo scalo si trova sotto blocco da oltre un decennio, ossia da quando Riad ha lanciato la sua dura campagna militare contro lo Yemen nel 2015 alla guida di una coalizione araba.

Nel 2023, il processo di pace tra Arabia Saudita e Yemen era quasi giunto a un accordo definitivo. Sebbene i colloqui si siano poi arenati, l'iniziativa ha evitato una grave escalation immediata. Tuttavia, il regno ha continuato per anni gli attacchi e il blocco dei porti e degli aeroporti yemeniti. Di fronte a questa situazione, Sana'a si è mobilitata intensamente promettendo di espellere definitivamente la coalizione a guida saudita dal paese. "La continua aggressione saudita contro lo Yemen non resterà impunita né senza risposta. Il nemico saudita deve subire le conseguenze dei suoi crimini contro il popolo yemenita", ha dichiarato il portavoce dell'esercito yemenita Yahya Saree al termine delle ultime operazioni militari.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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