Reuters: come l'Iran sfida la superiorità militare degli USa nel Golfo
Un articolo firmato dall'agenzia di stampa britannica Reuters rivela come l'Iran e i suoi alleati stiano resistendo alla superiorità militare degli Stati Uniti, prendendo l'iniziativa attraverso una serie di attacchi di precisione nel Golfo Persico. Secondo l'inchiesta, missili e droni iraniani hanno colpito infrastrutture strategiche nei Paesi dell'area in almeno 135 occasioni. In diversi casi, le incursioni hanno causato danni di notevole entità che i governi della regione avrebbero preferito non rendere pubblici.
L'indagine documenta nel dettaglio come le azioni di Teheran e delle forze alleate abbiano preso di mira impianti petroliferi, strutture per il gas naturale liquefatto, aeroporti e reti di trasporto degli idrocarburi in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrein. Complessivamente, sono stati colpiti almeno 84 siti strategici dall'inizio dell'offensiva militare israelo-statunitense contro l'Iran, avviata il 28 febbraio.
Tra i bersagli principali figura il porto emiratino di Fujairah, uno dei più importanti snodi per l'esportazione di greggio situato all'esterno dello Stretto di Hormuz, dove le operazioni logistiche sono rimaste bloccate per settimane. In Qatar, alcuni proiettili hanno danneggiato due unità di refrigerazione presso l'impianto di gas liquefatto di Ras Laffan. Si registrano inoltre attacchi a diverse strutture aeroportuali in almeno quattro Paesi e il danneggiamento di tre stazioni di pompaggio lungo un oleodotto chiave in Arabia Saudita, infrastruttura fondamentale per bypassare il transito via mare attraverso Hormuz.
La compromissione di questi asset strategici ha ostacolato i piani operativi di Washington. L'inchiesta evidenzia come l'efficacia di queste azioni metta in discussione la narrazione di un Iran indebolito, dimostrando la capacità di Teheran di riequilibrare i rapporti di forza attraverso una guerra asimmetrica basata sul sistematico sfruttamento delle vulnerabilità economiche e logistiche dei propri avversari.
L'impatto degli attacchi ha generato forte preoccupazione tra le nazioni del Golfo e contribuito alla spinta rialzista sui prezzi del petrolio, complicando i tentativi statunitensi di mantenere una pressione costante sull'Iran. La combinazione di raid mirati e di restrizioni alla navigazione nello Stretto di Hormuz ha così rafforzato la leva negoziale e politica dell'Iran sia sui Paesi confinanti sia sull'economia globale. Ryan Stevens, ex coordinatore delle operazioni speciali del Corpo dei Marines degli Stati Uniti che ha visionato i dati del rapporto, ha evidenziato come le incursioni iraniane abbiano dimostrato una notevole precisione, pazienza e competenza nella selezione dei bersagli.
La crisi attuale si inserisce nel contesto del conflitto esploso il 28 febbraio, con l'avvio delle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele. In risposta, le Guardie della Rivoluzione e le forze iraniane hanno lanciato attacchi di rappresaglia contro basi statunitensi in Medio Oriente e obiettivi militari israeliani. Da parte sua, Teheran ha ribadito il monito ai Paesi della regione a non offrire supporto logistico o militare alle operazioni americane e israeliane, sostenendo che la stabilità del Golfo può essere garantita esclusivamente dalla cooperazione tra gli Stati dell'area e non dall'intervento di potenze esterne.


