Principio di distinzione

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di Sandrino Luigi Marra

Nella condotta delle ostilità l’obbligo fondamentale delle parti di un conflitto armato è dirigere gli attacchi soltanto contro i combattenti e gli obiettivi militari, distinguendo da questi la popolazione, le persone e i beni civili che non devono essere oggetto di attacchi (Prot. I 1977, art. 48; Prot. II 1977, art. 13). Da tale obbligo generale discendono gli specifici divieti degli attacchi indiscriminati e delle rappresaglie contro le persone, i beni civili e le località non difese (Prot. I 1977, artt. 51, co. 4, 6, 52, co. 1, e 59, co. 1); il divieto di saccheggio (Regol. Aia 14.10.1907, art. 28 e Prot. II 1977, art. 4, co. 2, lett. g); il divieto di diffondere il terrore tra la popolazione civile (Prot. I 1977, artt. 51, co. 2 e Prot. II 1977, art. 13, co. 2); il divieto di far soffrire la fame alle persone civili distruggendo beni indispensabili alla sua sopravvivenza (Prot. I 1977, art. 54 e Prot. II 1977, art. 14); il divieto di attaccare dighe o centrali nucleari per la produzione di energia elettrica, la cui distruzione può causare gravi perdite alla popolazione civile (Prot. I 1977, art. 56 e Prot. II 1977, art. 15).

Le disposizioni summenzionate trovano applicazione anche alle operazioni marittime o aeree dirette contro obiettivi terrestri o che possano colpire su terra la popolazione civile, le persone civili e i beni di carattere civile (Prot. I 1977, art. 49, co. 3; Ronzitti, N., Diritto internazionale dei conflitti armati, 4a ed., Torino, 2011, 265, 286).

Questo che si legge è un passaggio del Diritto Internazionale dei conflitti armati e per essere precisi, lo Ius in bellum ovvero quei diritti relativi non alla guerra intesa che sia giusta o ingiusta ma il come si combatte una guerra, ma soprattutto le regole che disciplinano la condotta delle ostilità e la protezione dei civili, dei beni civili, ove è compreso non solo l’abitazione, ma ogni struttura civile, le strutture di sostegno sistemi idrici, fognari, scuole, ospedali, ricoveri di emergenza, oltre al diritto di rispetto assoluto dei non combattenti (appunto i civili) dei beni naturali, dei terreni, delle colture in questi presenti e molto altro ancora.

Da ciò appare anche ad occhi non esperti e non interessati o meglio dire poco informati o male informati, che a Gaza accade esattamente tutto ciò che il Diritto Umanitario Internazionale dice. Ma soprattutto le azioni militari sono volte a civili, non armati, durante fasi di emergenza sanitaria, durante somministrazioni di acqua e viveri, azioni di apertura del fuoco su bambini, donne, anziani, non armati e non in grado di offendere.

Ricordiamo ancora una volta che le forze armate di Israele a Gaza hanno ucciso almeno 60.000 persone considerando un numero “ufficioso” poiché circolano voci autorevoli di un 40% in più di vittime. Il 90% della popolazione è stata portata a vivere di stenti in tenda, i 36 ospedali di Gaza sono stati resi inagibili sistematicamente bombardati come le case dei civili, le quali sono state distrutte e danneggiate per l’80% del complessivo. Bambini a decine deceduti e che continuano a morire per malnutrizione e questo non lo dico io, lo dice Oxfam, Emergency, Medici senza Frontiere, Unicef, che operano nei luoghi. E’ impedito da Israele ogni ingresso alla stampa internazionale e vengono sistematicamente “cecchinati” quei coraggiosi giornalisti palestinesi che filmano, intervistano, osservano, descrivono e scrivono di ciò che accade a Gaza.

Stranamente sono morti a Gaza un numero di giornalisti superiore a tutti quelli di tutti i conflitti del Novecento messi insieme. Interviste ad esponenti politici del governo di Israele condotte da giornalisti “non allineati” rilevano risposte incredibili ed impensabili, qualcuno ha definito i palestinesi “non umani ma bestie”, 14 ministri esortano il primo ministro non solo ad annettere tutta la Cis Giordania ma suggeriscono di separare le donne dagli uomini per poi uccidere gli uomini.

Che tutti a Gaza sono colpevoli dell’accaduto del 7 Ottobre e dunque anche i bambini. 40.000 bambini a Gaza hanno perso i genitori, altre migliaia sono stati resi invalidi, mutilati, decine di migliaia sono stati psicologicamente devastati, tanto ed in tale numero da aver fatto coniare agli psicologi il termine, o meglio la condizione di “sindrome palestinese”. Si è giunti ad un tale livello di brutalità, che gli storici israeliani tra cui Omer Bartov tra i maggiori studiosi della Shoah, Amos Goldberg, professore di storia dell’Olocausto presso l’università di Gerusalemme, definiscono il conflitto di Gaza quale “Genocidio”, senza voler citare l’Alta Corte dell’Onu.

Varie società di costruzioni di armamenti europee, senza contare le statunitensi forniscono ad Israele munizioni per la guerra a Gaza, compresa la nostra “Leonardo” la quale oltretutto attraverso le consociate e le accorporate in Israele fornisce mezzi e tecnologia militare in uso a Gaza, vedasi in particolare la trasformazione dei Caterpillar per le demolizioni; radiocomandati e  blindati che si fanno “strada” spianando case, quartieri, “dissodando” terreni coltivabili e coltivati sempre se ne esiste ancora qualcuno coltivato. E se le maggiori attività dell’IdF sono le demolizioni allora qualcosa in questo conflitto proprio non va. E alla retorica che Hamas non lascia scelta all’IdF perché si nasconde tra i civili, il quale potrebbe anche apparire un argomento corretto, ma seguendo la logica mi chiedo: siccome Hamas si nasconde tra i civili, l’unica soluzione è dunque il genocidio?

Siccome Hamas combatte dai tunnel e dagli edifici dei centri abitati la soluzione è radere al suolo Gaza? E dunque dove è il diritto umanitario internazionale per Israele? Le regole citate all’inizio dell’articolo valgono in Ucraina e non valgono a Gaza? E’ questa dunque “l’unica democrazia” del Medio Oriente, su queste basi o meglio su questi esempi, reali e concreti si basa la sua democrazia. Personalmente ho difeso in passato l’esistenza di Israele, ho difeso il principio di uno stato per il popolo della Shoah, ho difeso il diritto all’esistenza di Israele e degli ebrei, ma ciò che è diventato oggi, mi dispiace, non posso più sostenerlo.

 

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