Petrolio a 200 dollari? Il rischio c'è, nonostante il maxi-rilascio delle riserve

Tra blocco di Hormuz e prezzi alle stelle, i paesi AIE liberano 400 milioni di barili. Ma per gli analisti si tratta solo di una soluzione tampone

532
Petrolio a 200 dollari? Il rischio c'è, nonostante il maxi-rilascio delle riserve

La criminale escalation bellica scatanata dalla coalizione Epstein con l’attacco contro l’Iran, ha provocato il blocco de facto dello Stretto di Hormuz e i bombardamenti mirati contro le infrastrutture energetiche, gettando nel caos i mercati globali. Vista questa situazione di mergenza energetica che si è venuta a creare, decine di paesi hanno fatto ricorso a una misura decisamente emergenziale: le riserve strategiche di petrolio. Ma cosa si nasconde dietro questo termine tecnico? Si tratta di vere e proprie riserve di greggio, custodite sotto il controllo diretto dei governi, pensate per essere utilizzate solo in caso di interruzioni improvvise degli approvvigionamenti o di emergenze che rischiano di far impennare i prezzi. 

In pratica, una sorta di assicurazione collettiva contro l’imprevisto. Anche se in questo caso, più di imprevisto, si è tratta di fronteggiare una situazione causata dall’avventurismo bellico di Stati Uniti e Israele.

Oggi, quasi tutte le nazioni industrializzate possiedono queste riserve, e molte hanno scelto di coordinarsi attraverso istituzioni come l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), che riunisce 32 paesi, tra cui gran parte delle nazioni europee, Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud e Turchia. Insieme, i membri dell’AIE possono contare su oltre 1,2 miliardi di barili di riserve pubbliche, ai quali si aggiungono circa 600 milioni di barili detenuti dall’industria petrolifera su mandato governativo.

La Cina, pur non divulgando ufficialmente i propri numeri, secondo gli analisti di Vortex guiderebbe la classifica mondiale con circa 1,3 miliardi di barili, una quantità sufficiente a coprire il fabbisogno della sua economia per tre o quattro mesi. Subito dopo troviamo gli Stati Uniti, con una riserva complessiva di 854 milioni di barili - suddivisi quasi equamente tra scorte pubbliche e private - equivalenti a circa quaranta giorni di consumo. La classifica prosegue con il Giappone (470 milioni), la Germania (177 milioni) e la Francia (159 milioni).

Mercoledì scorso, i paesi dell’AIE hanno trovato un’intesa senza precedenti: liberare sul mercato 400 milioni di barili di greggio dalle scorte di emergenza. L’obiettivo dichiarato è compensare le pesanti conseguenze energetiche causate dal conflitto. Secondo il comunicato dell’agenzia, le riserve saranno messe a disposizione secondo le modalità ritenute più opportune da ciascun paese, con alcuni Stati che aggiungeranno ulteriori misure straordinarie.

Stiamo parlando della più grande operazione di rilascio di greggio dalla riserva mai realizzata, superando persino i 182 milioni di barili immessi sul mercato nel 2022 dopo l’avvio dell’operazione militare speciale della Russia in Ucraina. A riprova della portata dell’iniziativa, il quotidiano tedesco Handelsblatt ha calcolato che il volume complessivo è paragonabile al quantitativo di petrolio che transitava attraverso lo Stretto di Hormuz nei venti giorni precedenti gli attacchi di Stati Uniti, Israele all’Iran. Dalla Germania arriveranno 19,5 milioni di barili, pari a circa un quinto delle riserve nazionali. La Spagna, dal canto suo, ha annunciato un rilascio di 11,5 milioni di barili.

Nel frattempo, l’amministrazione Trump ha già assegnato questa settimana i primi 45,2 milioni di barili della Riserva Strategica statunitense alle compagnie petrolifere. Il Dipartimento dell’Energia ha specificato che si tratta solo del primo lotto, che copre poco più della metà degli 86 milioni di barili che la Casa Bianca intende rilasciare a breve. Il piano complessivo prevede di immettere sul mercato 172 milioni di barili entro la fine dell’anno prossimo. Anche il Giappone ha iniziato a svuotare le proprie scorte, con un rilascio storico di 80 milioni di barili.

Ma questa valanga di greggio sarà sufficiente a calmare i mercati? Il prezzo del Brent si mantiene intorno ai 110 dollari al barile, mentre il WTI viaggia sotto i 95 dollari. Tuttavia, i veri riflettori sono puntati sul Medio Oriente: in quest’area i prezzi hanno toccato livelli record, con il Murban e il Dubai emiratini che superano i 137 dollari, e il petrolio dell’Oman che ha addirittura sfondato quota 160 dollari, segnando un aumento del 76% rispetto a dicembre.

Gli analisti, come quelli di Citibank, non escludono scenari peggiori: se i blocchi alla produzione nella regione del Golfo Persico dovessero intensificarsi, il Brent potrebbe raggiungere i 200 dollari al barile, una soglia che molti definiscono senza precedenti.

Ecco il paradosso: nonostante l’operazione coordinata, l’effetto sui prezzi potrebbe essere temporaneo. Gli esperti spiegano che, se da un lato il rilascio delle riserve può far risparmiare qualche dollaro dal costo del greggio, il suo impatto reale resta limitato se paragonato alla mole del mercato globale, che ogni giorno consuma 100 milioni di barili. Hamad Hussain, economista di Capital Economics specializzato in materie prime, sintetizza così la situazione: “Un rilascio record può mitigare la carenza di offerta proveniente dal Medio Oriente e alleviare temporaneamente i prezzi. Ma si tratta di una soluzione tampone. Se lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso a lungo, è probabile che i prezzi tornino a superare i 100 dollari al barile”. In altre parole, la mossa dei governi riesce a guadagnare tempo, ma non a scongiurare lo spettro di una crisi prolungata.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa di Giuseppe Masala L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa

L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa

AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina   Una finestra aperta AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina

AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Referendum, guerre e bambini nel bosco di Alessandro Mariani Referendum, guerre e bambini nel bosco

Referendum, guerre e bambini nel bosco

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello? di Antonio Di Siena Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti