Missili su Aramco e controllo del Mar Rosso: la disfatta saudita
Nelle ultime 24 ore, decine di raid aerei sauditi hanno colpito lo Yemen, secondo quanto annunciato dalle Forze Armate yemenite (YAF) guidate da Ansarallah in un comunicato diffuso il 23 settembre.
"Aerei da guerra sauditi hanno effettuato 52 raid e attacchi missilistici utilizzando velivoli F-15 e Typhoon decollati dalle basi di Khamis Mushait e Taif, mentre i missili sono stati lanciati da Jizan", si legge nella nota. "Gli attacchi hanno preso di mira i governatorati di Hodeidah, Taiz, Al-Bayda, Marib e Saada, provocando morti e feriti — tra cui donne e bambini — oltre a gravi danni alle infrastrutture civili come reti di telecomunicazione, scuole, ponti e strade". L'esercito yemenita ha precisato che questo nuovo raid porta il bilancio totale dell'ultima escalation a 988 attacchi tra raid aerei e lanci di missili.
Sempre nella giornata di mercoledì, l'aeronautica militare yemenita ha annunciato l'abbattimento di un drone saudita Wing Loong II sopra i cieli di Mokha. Parallelamente, la Protezione Civile dell'Arabia Saudita ha emesso avvisi di pericolo nelle regioni sud-occidentali di Jazan e Najran, invitando i residenti a rimanere nei rifugi fino a nuova comunicazione. L'allerta, pur senza specificare la natura della minaccia, viene solitamente attivata in presenza di attacchi con missili o droni lanciati dalle forze di Sana'a.
La reazione di Sana'a ai raid sauditi non si è fatta attendere: le forze yemenite hanno colpito diversi siti militari ed energetici, provocando pesanti perdite al settore petrolifero del Regno. La recente spirale di rappresaglie è stata innescata dall'attacco saudita contro l'aeroporto internazionale di Sana'a avvenuto a luglio — scalo sotto blocco da parte di Riad da oltre un decennio, ossia dall'inizio dell'intervento militare della coalizione araba nel 2015.
Lo Yemen ha promesso di espellere definitivamente la coalizione dal Paese. Già la scorsa settimana le YAF avevano abbattuto un caccia saudita F-15 di fabbricazione statunitense. Nel frattempo, i ripetuti attacchi contro gli impianti della compagnia Aramco hanno costretto diverse strutture alla chiusura temporanea. Secondo una nota delle Forze Armate saudite del 19 agosto, ben quarantotto petroliere sono state costrette a deviare la rotta per evitare lo stretto di Bab al-Mandab, mentre altre navi sono state speronate. Un attacco non rivendicato ha inoltre colpito l'East-West Pipeline, una delle principali condotte del Paese, causando ingenti danni.
Sul campo di battaglia, le forze di Sana'a hanno conquistato gran parte della costa occidentale e si sono impadronite di diverse isole del Mar Rosso precedentemente occupate dagli Emirati Arabi Uniti, infliggendo pesanti perdite ai combattenti filo-sauditi ed emiratini e assumendo il controllo dello stretto di Bab al-Mandab. Da Sana'a confermano l'intenzione di proseguire con la linea dell' "escalation contro escalation" e del "blocco contro blocco".


