Miliardi e sicurezza : Perché l'Egitto si schiera con l'Arabia Saudita
Il Parlamento egiziano, dopo due rinvii, ha autorizzato il presidente Abdel Fattah al-Sisi ad adottare tutte le misure necessarie per sostenere la difesa dell'Arabia Saudita. La decisione avvicina il Cairo a un coinvolgimento più diretto nel conflitto tra il Regno saudita e il movimento yemenita Ansar Allah (gli Houthi), secondo quanto riportato da Al Jazeera.
L'iniziativa è stata approvata il 26 ottobre da oltre due terzi della Camera a porte chiuse, in seguito alla richiesta di Al-Sisi di poter fornire supporto militare a Riyadh in caso di sollecitazione ufficiale. Al momento non è stata presentata alcuna richiesta formale di invio di truppe. Diversi gruppi di opposizione si sono opposti o astenuti, sostenendo che l'Egitto debba mantenere un ruolo di mediazione anziché di intervento militare, anche a causa della mancanza di chiarezza su obiettivi e durata della missione.
Sebbene il documento non specifichi il tipo di assistenza, il vicepresidente della commissione legislativa del Parlamento, Taher al-Khouly, ha dichiarato a Reuters che le forze egiziane verrebbero inviate in Arabia Saudita previo coordinamento tra i due Paesi. Prima del voto, il ministro degli Esteri Badr Abdellatty e il capo dei servizi segreti Hassan Rashad si sono recati in Arabia Saudita per consegnare una lettera di Al-Sisi al principe ereditario Mohammed bin Salman. Il presidente egiziano ha precisato che il sostegno si limiterà alla difesa del territorio e dei confini sauditi, escludendo operazioni offensive in Yemen.
La natura difensiva dell'intervento è stata ribadita dal ministro degli Esteri e dal presidente del Senato Essam Farid, il quale ha dichiarato che la posizione dell'Egitto mira esclusivamente a proteggere i confini e i luoghi sacri sauditi, sintetizzando l'approccio con la formula: "Uno scudo che protegge, non una spada che attacca".
L'esperto di Medio Oriente Elfadil Ibrahim evidenzia come la decisione del Cairo sia legata alla forte dipendenza finanziaria dalle monarchie del Golfo. L'Arabia Saudita detiene circa 10,3 miliardi di dollari depositati presso la Banca Centrale egiziana; sommando i depositi di Kuwait e Qatar, la cifra raggiunge circa 18 miliardi di dollari, pari a quasi un terzo delle riserve valutarie del Paese. Per l'Egitto, grande importatore di grano e carburante con un pesante debito in dollari, queste riserve sono vitali.
Sebbene Riyadh non abbia vincolato esplicitamente tali fondi a un sostegno militare, l'analista nota che la fragilità economica riduce il margine di manovra del Cairo. Una dinamica simile si è verificata dopo gli attacchi missilistici contro gli Emirati Arabi Uniti, quando il Cairo ha inviato caccia Rafale in seguito al malcontento espresso da Abu Dhabi, suo principale partner finanziario. Il sostegno economico del Golfo comporta quindi l'aspettativa di una lealtà strategica.
A ciò si aggiunge l'interesse diretto dell'Egitto nella sicurezza delle rotte marittime. Come osserva l'analista Thomas Bonnie James, la pressione degli Houthi sullo stretto di Bab el-Mandeb minaccia direttamente il Canale di Suez, che dall'inizio degli attacchi nel 2023 ha registrato perdite per circa 11 miliardi di dollari.


