Marco Travaglio - MinculpoPd

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MinculpoPd, di Marco Travaglio
4 MAGGIO 2022
 
A furia di concentrarci sul Borghi della Lega, che pure è un bel soggetto, ci eravamo persi il Borghi del Pd che è ancora meglio: Enrico, nientemeno che “responsabile Sicurezza Pd”. Non nel senso che garantisca la sicurezza dei dem, che pure ne avrebbero bisogno per difendersi dalla base. Ma nel senso della sicurezza nostra, come membro del Copasir.
 
Intervistato da Rep, chiede di “fermare subito l’escalation”. Non quella delle armi in Ucraina, a cui Baioletta e Guer(r)ini contribuiscono da par loro. Ma quella delle interviste ai russi, che chiama giustamente “comizi”.
 
Non però per la scarsa attitudine dei giornalisti italiani a fare domande ai politici, siano essi italiani, americani, ucraini o russi (altrimenti Borghi chiamerebbe comizi anche quelli del suo segretario quando si fa le domande e si dà le risposte alla Marzullo su giornaloni e tv; per non parlare di Draghi, che stigmatizza l’“osceno comizio di Lavrov senza contraddittorio” mentre comizia in tv senza contraddittorio e con la solita claque da Kim Jong-un). Bensì per le cose che han detto gli intervistati Lavrov a Rete4 e Solovyev a La7: due esponenti del regime putiniano che difendono sorprendentemente il regime putiniano. Il democratico Borghi è convinto che si debba intervistare solo chi è d’accordo con noi, anzi con lui. E freme di sdegno perché qualche giornalista fa ancora interviste senza chiedergli il permesso: “Questo fenomeno da noi dilaga mentre altrove, penso a Francia e Germania, non esiste”. Ecco, gli hanno pure raccontato che i russi parlano solo da noi.
 
Forse non ha saputo che la Cnn ha intervistato Peskov, portavoce di Putin: la differenza è che Christiane Amanpour gli ha fatto delle domande. Ma le risposte di Peskov erano simili a quelle di Lavrov e nessuno s’è scandalizzato: persino negli Usa far conoscere il punto di vista russo è informazione, non attentato. Per Borghi, invece, “è un chiaro tentativo di destabilizzare le democrazie occidentali”, così forti nei propri argomenti da sentirsi minacciate da 40 minuti di soliloquio di un truce ministro russo. Che fare, dunque? “Per esempio prevedere che persone colpite da sanzioni dirette, come Lavrov, o indirette, come Solovyev, non possano accedere ai media italiani”: le loro interviste infatti “aggirano le sanzioni”. A pensarci prima, ci saremmo risparmiati quelle di Enzo Biagi a Gheddafi, di Oriana Fallaci a Khomeini, di Giulio De Benedetti a Hitler, di Indro Montanelli a Franco e altre vergogne curiosamente ritenute finora lezioni di grande giornalismo. Ma ora funziona così: i governi che vogliono tacitare qualcuno lo sanzionano e passano la lista di proscrizione ai giornalisti, trasformandoli in funzionari del Minculpop. Senza che nessuno noti la differenza.

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