L’omertà sull'uccisione di Andrea Rocchelli da parte dei nazisti ucraini

Il comandante del battaglione neonazista ucraino che ordinò di sparare ad Andrea Rocchelli oggi è Deputato e siede nel Comitato di amicizia Italia-Ucraina

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L’omertà sull'uccisione di Andrea Rocchelli da parte dei nazisti ucraini

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Avete mai sentito parlare di Giulio Regeni? Certamente si. Non sono certo invece del fatto che abbiate mai sentito parlare di Andrea Rocchelli. Andy, così veniva chiamato, era un giornalista fotografo professionista italiano ed è l’autore di questa foto scattata in Ucraina nel 2014 che ritrae bambini ucraini russofoni nel Donbass.

La foto ritrae alcuni bambini che erano sotto nel bunker perché sopra c’erano i colpi di mortaio dei nazisti ucraini del battaglione Azov assimilati ad esercito regolare dal governo ucraino.

Andrea Rocchelli scattò quella foto nel 2014, quando aveva 31 anni, ed era nel Donbass insieme ad Andrej Mironov. Il 24 maggio del 2014, i due giornalisti con anche il fotoreporter francese William Roguelon, stavano documentando le condizioni dei civili che si trovavano tra il fuoco dell'esercito ucraino e le postazioni dell'artiglieria separatista. Durante una sosta in prossimità di binari abbandonati, il gruppo è stato fatto oggetto di un tiro di armi da fuoco provenienti dalla collina occupata dalle postazioni ucraine del battaglione Azov.

Andrea Rocchelli e Andrej Mironov rimasero uccisi e William Roguelon rimase gravemente ferito insieme all’autista locale, mentre un civile di passaggio ne uscì fortunatamente illeso. Nel maggio 2016 sono state ritrovate le ultime foto scattate da Andrea Rocchelli mentre si trovava sotto il fuoco, prima di essere ucciso: queste documentano la durata del bombardamento, la conformazione del luogo ove si trovavano le vittime e il loro abbigliamento di civili inermi.

Il tiro di mortaio, che con ogni probabilità ha ucciso Mironov e Rocchelli e ferito Roguelon, è stato riconosciuto da un tribunale italiano, come proveniente dalla parte ucraina e non accidentale. La sentenza finale del processo in giudicato riconoscerà interamente la responsabilità delle forze ucraine in questa operazione.

Infatti, il 12 luglio 2019 la Corte d’Assise di Pavia ha condannato Vitaliy Markiv a 24 anni di reclusione per concorso di colpa per l’omicidio di Andy e Andrej e giudicato lo stato ucraino responsabile delle loro morti. Il 3 novembre 2020 l’imputato è stato scagionato nel processo d’appello per insufficienza di prove a causa di un vizio di forma del processo di primo grado (ebbene sì in Italia la si fa franca anche grazie ai vizi di forma).

Per ben otto anni c’è stato silenzio assoluto sulla vicenda da parte dei media nostrani, come se Andrea Rocchelli fosse un morto di serie b, al pari dei tanti bambini ucraini russofoni del Donbass uccisi dal 2014, di cui sembra proprio che non se ne debba parlare. Oggi finalmente grazie al coraggio di tre giornalisti indipendenti, Valerio Cataldi Giuseppe Borello e Andrea Sceresini, dopo un anno di lavoro, che ha dato vita alla realizzazione di una dettagliata video inchiesta giornalistica, sappiamo cosa è successo quel giorno e chi ha dato l’ordine di fare fuoco sui civili.

L’inchiesta dei tre giornalisti italiani, trasmessa da Spotlight su RaiNews24 l’11 febbraio 2022, e anticipata da un articolo del settimanale l’espresso del 31 gennaio rivela le dichiarazioni di un soldato ucraino che svela finalmente la verità sull’uccisione del giornalista italiano: «abbiamo sparato noi su Andrea Rocchelli e Andrej Mironov uccidendoli». Nell’inchiesta si vede un uomo che osserva la mappa sullo schermo del portatile, poi annuisce e si infila in bocca una sigaretta: «sì, quel giorno ero lì», esclama massaggiandosi le tempie. «ho ancora la scena davanti agli occhi. Alcuni civili erano scesi da una macchina e si erano gettati nel fossato, in mezzo alla boscaglia. Non so chi di noi li abbia avvistati, ma ricordo le parole del nostro comandante: “quelle persone non devono stare lì”. Queste dichiarazioni sono state fatte da un disertore dell'esercito ucraino, scappato all’estero, che ha accusato il proprio superiore, il comandante Michail Zabrodskij, dichiarando che l’ordine di sparare sul gruppo di civili sarebbe stato impartito personalmente dal comandante della 95a brigata.

Il nome di Zabrodskyi era già comparso in passato. Mai, però, era stato possibile collegarlo in maniera così precisa al duplice omicidio di Rocchelli e Mironov e al ferimento di Roguelon. In un anno di ricerche e di interviste, Valerio Cataldi, Giuseppe Borello e Andrea Sceresini, rischiando anche per la loro incolumità, sono arrivati con strumenti giornalistici là dove i magistrati di Pavia hanno dovuto fermarsi per i limiti di giurisdizione che hanno condizionato le indagini ed il processo. Nel punto esatto che le autorità ucraine hanno cercato di occultare attraverso una pesante opera di depistaggio, lo stesso punto che la politica italiana sembra avere deliberatamente ignorato, come se la tutela dei nostri cittadini all’estero si debba esercitare soltanto quando incontri il gradimento dei governi stranieri.

Oggi il comandante Zabrodskij fa il Deputato in Ucraina e cura i rapporti con l’Italia. È alquanto inquietante, a questo proposito, dover rilevare che Zabrodskyi sieda nel comitato parlamentare di amicizia Italia-Ucraina dopo che un nostro giornalista sia stato ucciso per un ordine da egli impartito.

Verità e giustizia sull’uccisione di Andrea Rocchelli.

Copyright foto: Andrea Rocchelli Blog

Francesco Rosario Aurino

Funzionario Agenzia Governativa e Presidente dell’Associazione Bene Pubblico

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