L'autoritarismo non muore mai
di Giuseppe Giannini
Non è bastata la sonora sconfitta elettorale, in termini più di immagine e consenso che di rappresentatività, a far cambiare idea all'esecutivo italiano. Vi sono questioni grandi - la Costituzione e la voglia di partecipazione dei giovani - che esulano dai partiti, percepiti come forme di gestione vecchie e decrepite. Ci sono intere fasce di popolazione, le classi sociali medio-basse, che da tempo non votano perchè abbandonate. E ci sono giovani attivi su temi che li riguardano: il lavoro e la possibilità di un futuro accettabile; la questione ecologica; l'identità e il genere; l'antimilitarismo.
Ebbene, stanchi di non aver voce hanno colto l'occasione per dire, non solo al governo, che loro ci credono ancora. Pretendono che la Costituzione sia rispettata ed attuata. Ed invece già vediamo le opposizioni iniziare male. Attribuirsi la vittoria come se nulla fosse successo in questi mesi (a partire dalle manifestazioni in solidarietà con la Palestina) e cercare di coalizzarsi (come già accaduto in questi decenni?) pensando a cartelli elettorali e leadership (le primarie). Vogliono cooptare la protesta incanalandola in ambiti affini a quello stesso sistema di potere che essa invece avversa. Gli slogan al posto del conflitto sociale, tradendo così le istanze e la voglia di cambiamento.
Il Paese reale, invece, è fatto di carne viva ed agisce al di fuori di dinamiche tutte interne al privilegio dei partiti. Il governo, a sua volta, cerca di rifarsi il trucco, ma non basteranno strati e strati di fondo tinta cara Meloni, anche perchè le fattezze plastiche della Santanchè hanno ramificazioni dentro gli affari del governo. Epurati i soggetti dello scandalo, che fino all'altro ieri erano disturbi "leggeri", iniziano a serpeggiare i malumori. A proposito di maquillage, Forza Italia si è già mossa. La dinastia del vecchiume capitalistico milanese, lo spolpa Italia, che dal tangentista Bettino Craxi arriva alle oscure fortune dell'imprenditore Berlusconi, tessera della P2 n.1816. I quali, dopo aver indebitato e corrotto moralmente il Paese, hanno cercato di preservare le fortune di famiglia.
Adesso, fatto fuori il poco credibile Gasparri (l'ex missino in affari con società e servizi segreti israeliani) e con tanti impresentabili, a partire da Tajani, il cambio è un ritorno alla base. Craxi-Berlusconi-Craxi. I socialisti di destra scesi in campo in nome dell'anticomunismo quando il comunismo come etichetta dei partiti era quasi del tutto sparito. È la naturale eredità di un partito-azienda immerso ancora nell' edonismo e gli eccessi degli anni ottanta. Un affare di famiglia appunto. Poi c'è la componente reazionaria, impersonificata da uomini dal pugno duro. Valditara, Piantedosi, e Salvini: quelli che fanno a gara a chi è più autoritario, mentre subiscono la metamorfosi ovina quando a parlare sono altri autocrati.
L'amministrazione della giustizia procede ad occhi ed orecchie chiuse, nonostante l'esito referendario e gli interventi delle istituzioni europee sulla trasparenza e la perseguibilità del reato di abuso di ufficio. Con la scusa di colpire i vizi e gli eccessi giovanili, come i frequenti casi di accoltellamento, le risse e il bullismo, si cerca di introdurre, per vie traverse, forme inedite di controllo. La prevenzione è da preferire alla repressione, anche perchè c'è un problema educativo-culturale di fondo, che si affronta con la formazione, l'ascolto e il confronto da parte di tutti gli operatori. C'è poi il ministro presenzialista sui social, anche detto "il capitone" o Mr. Papeete, di cui si ricordano le felpe a tema e la t-shirt pro Putin, ma anche la disumanità verso i migranti e la retorica anti-islam. Il quale, data l'inconsistenza ed il parassitismo politico, per recuperare terreno cerca di imitare l'America psicopatica di Trump.
La Lega si è inventata di accomunare le organizzazioni antifasciste a quelle terroristiche prevedendo ipotesi di reato fino a quindici anni. E' chiaro l'intento, subito dopo il referendum. La volontà popolare, dei giovani, il dissenso e le proteste debbono essere represse ancora di più. Come se non bastassero i Decreti Sicurezza. Gli elettori, e i magistrati, hanno dimostrato fedeltà alla Costituzione antifascista, su cui i ministri hanno giurato. E, adesso, tramite sotterfugi, cercano di farci tornare agli anni bui. Così, i pennivendoli del regime (Vespa, Deldebbio, Sechi, Cerno, Porro, Sallusti, Cruciani...) puntano, nuovamente, la Magistratura e interpretano il voto in modo miope: a far vincere i NO sono stati i meridionali parassiti, gli islamici, i giovani che studiano (a differenza loro). Lo scandalo sarebbe quello di aver cantato "Bella Ciao".
Dopo decenni di attacchi indecenti provenienti da quella parte politica, che considera lo Stato Cosa Nostra, aver intonato le parole della Liberazione ci riguarda tutti. E' la voce di chi prova a rappresentare un argine contro la deriva autoritaria, di un governo che non rispetta nemmeno le sue stesse leggi. Per non parlare del diritto internazionale. La domanda da porsi è: in caso di vittoria del SI ci sarebbero state queste dimissioni? Da un lato il rituale formale per salvarsi la faccia (ma non la credibilità); dall'altro la conferma che il concetto di democrazia è qualcosa di molto lontano dai partiti di questo esecutivo. Nei Paesi dell' Europa liberale, succube dei diktat imperialistici e delle politiche austeritarie, il clima repressivo e di controllo sociale va estendendosi. C'è bisogno di anticorpi. Il referendum in Italia è stata l'occasione per ribadire che la democrazia non si tocca, ma di fronte a questo ennesimo, e vile (tipico dei fascisti) attacco anche altri debbono far sentire la loro voce. Vero Presidente Mattarella?

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