La politica mediorientale dell’Ue nel contesto del ritiro americano

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La politica mediorientale dell’Ue nel contesto del ritiro americano

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Su Libération, Bernard Guetta discute il tema del ritiro degli Stati Uniti dal Medio Oriente e le implicazioni per l'Unione europea. Dopo essersi disinteressati dell’Europa, oggi gli Usa ripiegano dal Medio Oriente. La rivoluzione dello shale gas ha reso gli Usa meno dipendenti dalle importazioni petrolifere e non hanno più interessi  strategici da difendere nella regione.
 
In Medio Oriente la prima preoccupazione americana è oggi quella di non farsi trascinare in conflitti incerti. Lo si è visto dal desiderio di raggiungere un accordo sul nucleare iraniano, dalla fretta con cui hanno aderito alla proposta russa sul disarmo chimico siriano invece di bombardare con la Francia le istallazioni militari di Assad, dalla volontà di normalizzare le relazioni con Teheran e dal raffreddamento delle relazioni con Israele.
 
Per l’Ue questo significa dover definire interessi nella regione e di conseguenza agire per difenderli. Ciò equivale ad agire sull’altra riva del Mediterraneo prima che il caos prevalga e sia persa l’occasione storica di dare vita ad una zona di cooperazione economica tra l’Ue, l'Africa e il Medio Oriente.
 
 In questo contesto va letta l’evoluzione della diplomazia francese dalla Libia in poi. L’intervento contro Gheddafi, l’operazione Serval in Mali, il sostegno alla ribellione siriana,  la fermezza nei negoziati con l’Iran, il riavvicinamento con Israele e i Paesi del Golfo rispondono ad una duplice considerazione. La diplomazia francese, pur scommettendo sulla vittoria della democrazia araba, cerca di preservare un equilibrio regionale tra sunniti e sciiti, avvicinandosi a Israele e Arabia Saudita, le uniche forze in grado di bilanciare  l’Iran. 
 
La Francia anticipa ciò che potrebbe essere la politica mediorientale dell’Ue nel contesto del ritiro americano.

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