La nuova guerra giuridica in America Latina

2008
La nuova guerra giuridica in America Latina

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di Juan Manuel Karg - Pagina12

 
La condanna in seconda istanza di Lula da Silva è un ulteriore passo nel perseguimento per via giuridica dei leader progressisti che hanno guidato il processo di cambiamento nella regione di inizio secolo, trasformando la vita quotidiana di milioni di persone. Se facciamo un breve ripasso della regione, capiremo la gravità del quadro: colpo di stato in Honduras, nel 2009, seguito dalla successiva inabilitazione di Manuel Zelaya Rosales; colpo di stato in Paraguay, nel 2012 e, subito dopo, inabilitazione di Fernando Lugo.



Pertanto, la proscrizione (quale altra parola potrebbe meglio definire ciò che cerca il Potere Giuridico con Lula?) dello storico leader sindacale è parte della stessa trama. Nel caso del Brasile, si tratta del secondo passo dopo la destituzione di Dilma Rousseff: L'espulsione del PT dal Planalto ha bisogno di questa chiusura, che Lula ora spera di invertire - con poche speranze considerando quello che fin qui è successo - in tribunali superiori e nella stessa giustizia elettorale.
 
Negli ultimi mesi, il tentativo di restaurazione neoliberale in America Latina ha registrato: in Brasile, la condanna di Lula; in Argentina, Cristina Fernández de Kirchner processata e Carlos Zannini prigioniero; in Ecuador, Jorge Glas arrestato e Rafael Correa indagato; in Uruguay, Raúl Sendic allontanato dalla sua posizione. Si tratta di un gruppo di dirigenti, prima insultati in termini mediatici, la cui credibilità si è cercato di erodere prima di questa vera e propria "guerra giuridica". Nel mezzo ci sono stati anche attacchi mediatici ad Evo Morales - in Bolivia si è giunti a dire che il presidente avesse un figlio illegittimo perché perdesse per la prima volta un'elezione - ed a José Mujica - un'autrice uruguaiana è giunta ad inventare che "tupabandas" presumibilmente finanziavano con rapine a mano armata il Movimento di Partecipazione Popolare di cui l'ex presidente è referente.

Il racconto non è casuale: mostra una vicinanza tra l'attacco a questi dirigenti popolari e la pianificazione che sembra provenire dall'esterno. Il caso del Cile è anche divenuto tristemente celebre: tre anni addietro iniziò una causa contro il figlio di Michelle Bachelet, Sebastián Dávalos, per reati fiscali, traffico di influenze e l'irregolare acquisto di terreni. Rimase aperta durante la campagna presidenziale e il primo e il secondo turno elettorale. Il conservatore Sebastián Piñera, che ha sconfitto Guillier, candidato di Bachelet, ha vinto con un'alta percentuale di astensioni. Cosa è successo all'inizio di quest'anno, già ad elezioni definite? Il proscioglimento definitivo di Dávalos, una volta che è stato certo che a La Moneda si insediava l'imprenditore conservatore.
 
Nella LawFare (guerra legale) latinoamericana ora non servono prove, ma solo indizi o impressioni. Quali parole risuonavano nel Tribunale Regionale Federale 4 di Porto Alegre? Watergate, Mensalao, Lava Jato, Petrobras. Perché hanno condannato Lula? Per un triplex (appartamento) che non è il suo. Quali parole sono state ascoltate nell'impeachment di Dilma? Venezuela, Forum di San Pablo, Lava Jato, Petrobras. Perché l'hanno sfrattata dal Planalto? Per le "pedalate" fiscali che hanno fatto tutti i governi contemporanei in Brasile, incluso quello di Fernando Henrique Cardoso.
 
Infine, sotto il velo della autodefinita "Nuova Destra" latinoamericana, con presunto pedigree democratico, si nasconde un furibondo assalto alle istituzioni in generale ed a diversi leader politici in particolare. Sotto il paradigma della lotta contro il "populismo" - che, bisogna dirlo, sono stati o sono governi popolari - si difende la vulnerazione degli aspetti  base repubblicani, in un tutto si può dove le vittime sono questi dirigenti che elenchiamo ma, soprattutto, la verità e la giustizia. Questa è, in breve, la nuova "guerra giuridica" che vive la nostra regione.
 
Sin dove arriveranno?
 
@jmkarg UBA Political Scientist. Analista internazionale

(TRADUZIONE DI FRANCESCO MONTERISI)

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