La mappa di Netanyahu: alleanze con separatisti e tensione col mondo arabo
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha presentato una mappa del Medio Oriente allargato che mostra Israele e gli Emirati Arabi Uniti allineati con un gruppo paramilitare in Sudan, accusato di genocidio, e con diverse fazioni separatiste in Libia, Yemen e Somaliland.
La mappa, che riportava il logo dell'istituto tedesco Friedrich-Ebert-Stiftung, non ha sorpreso gli osservatori regionali, ma potrebbe rivelarsi imbarazzante per alcuni partner di Israele e alimentare forti sospetti tra i Paesi arabi.
Nel documento cartografico, Israele e gli Emirati Arabi Uniti appaiono come parte di un’"Alleanza Esagonale" insieme a Grecia, Etiopia e parte dell'India. La mappa indicava inoltre come "amica" un'ampia area del Sudan sudoccidentale, attualmente controllata dalle Forze di Supporto Rapido (RSF).
Esperti delle Nazioni Unite e numerose inchieste giornalistiche — incluse quelle di Middle East Eye — hanno svelato l'ampio sostegno degli Emirati Arabi Uniti alle RSF, la milizia guidata dall'ex leader dei Janjaweed, Mohamed Hamdan Dagalo, accusata di genocidio in Darfur. Gli Emirati continuano tuttavia a negare ufficialmente ogni coinvolgimento.
La presentazione della mappa si inserisce nell'illustrazione della nuova dottrina di sicurezza israeliana da parte di Netanyahu: un approccio basato su attacchi preventivi e sull'istituzione di "zone cuscinetto" lungo i confini.
"La Guerra di Redenzione ha reso necessario un aggiornamento dei principi fondamentali della dottrina di sicurezza nazionale: priorità alla prevenzione e all'offensiva rispetto a contenimento e difesa, compresi attacchi preventivi per contrastare minacce in evoluzione; rafforzamento della difesa interna e consolidamento dello status di Israele come potenza regionale", ha dichiarato l'ufficio del Premier. "Si sono create nuove opportunità per stringere alleanze nella regione e oltre."
L'“Alleanza sunnita del diamante” e i gruppi secessionisti
Ciò che colpisce è l'allineamento con gruppi secessionisti a scapito dei partner storici con cui Israele ha firmato trattati di pace: la mappa non include infatti Egitto e Giordania tra gli alleati diretti.
L'Egitto viene inserito in un’"Alleanza sunnita del diamante" assieme a Pakistan, Turchia e Arabia Saudita, mentre la Giordania — il cui trattato di pace con Tel Aviv risale al 1994 — figura semplicemente come Paese "amico" di tale alleanza.
Questa visione alimenta le preoccupazioni dei critici riguardo al potenziale sostegno israeliano ai movimenti secessionisti e alla frammentazione di Stati già fragili. La mappa mostra infatti come alleati:
In Libia: Il governo orientale controllato dal generale Khalifa Haftar.
In Yemen: Il movimento separatista del Sud (ex Consiglio di Transizione Meridionale, riorganizzatosi come Consiglio di Transizione dell'Arabia Meridionale), sostenuto dagli Emirati.
In Somaliland: La repubblica separatista della Somalia, recentemente riconosciuta da Israele, dove sia Tel Aviv che Abu Dhabi hanno ampliato la propria presenza militare.
La mappa dimostra come Tel Aviv concepisca la propria sicurezza all'interno di uno scacchiere molto più ampio rispetto al solo mondo arabo: la Grecia e l'Etiopia sono definite nazioni "amiche". Quest'ultima si trova attualmente al limite di un conflitto su vasta scala con l'Eritrea, area in cui Israele mira da tempo a stabilire una base militare sul Mar Rosso.
Infine, la presentazione ha ribadito i legami strategici consolidati tra Hezbollah, gli Houthi e l'Iran, inquadrati all'interno del cosiddetto "Asse della Resistenza".
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