Jeffrey D. Sachs: “L’Ucraina è l’ultimo disastro neocon“

Jeffrey D. Sachs: “L’Ucraina è l’ultimo disastro neocon“

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Nonostante il fatto che per mesi i media mainstream abbiano propagandato che le forze russe erano alla corda, stavano finendo loro missili, munizioni e carri armati, avevano perso il 30% del corpo d’invasione etc, Mosca ha conquistato Lischyansk e, con questa, Lugansk, prendendo così il controllo della regione.

Tutto falso, propaganda, come in Vietnam e Afghanistan, quando i bollettini di guerra riportavano ciò che dovevano e non la realtà.

D’altronde, “la principale preoccupazione del Dipartimento della Difesa sulla narrazione relativa all’esercito ucraino è bilanciare ciò che si può dire a un livello non classificato [cioè pubblicamente] e non dare ‘valutazioni improvvide’ che Putin potrebbe utilizzare a suo vantaggio, ha affermato il portavoce del Pentagono Todd Breasseale”, come si legge sul Washington Post.

“Diversi commentatori – continua il WP – hanno dichiarato che ciò che comunica l’amministrazione Biden sulla guerra in Ucraina apparentemente sembra esatto, ma che il Pentagono a volte nasconde informazioni che potrebbero apparire non lusinghiere per i partner ucraini o evidenziare i limiti del supporto degli Stati Uniti”.

Ancora il WP: “Benjamin Friedman, direttore di Defence Priorities, ha affermato che l’obiettivo dichiarato dell’Ucraina di cacciare le forze russe appare ‘sempre più irrealistico’ e che l’amministrazione Biden deve fare di più per spingere l’Ucraina a negoziare con la Russia e impegnarsi in una soluzione politica”.

“Nessuno vuole che cedano territorio, o quasi nessuno vuole che cedano territorio”, ha detto Friedman. “Ma devi valutare la situazione onestamente”, ha aggiunto.

Sempre il WP ha ricordato i bollettini di guerra afghani, quando “i funzionari abitualmente sorvolavano sulle disfunzioni e la corruzione diffuse ed eludevano le domande sul fatto che i successi sul campo di battaglia non fossero solo irrealizzabili ma neanche sostenibili. Le amministrazioni successive hanno insistito sul fatto che le forze afghane stessero ‘vincendo’, anche se le loro performance erano spesso molto limitate e la loro sopravvivenza dipendeva dal supporto logistico e dalla potenza aerea degli Stati Uniti”.

Potenza aerea che peraltro in Ucraina non si può dare, per evitare un ingaggio diretto Nato – Russia, e che non può essere sostituita dai lanciamissili multipli inviati da Usa e Regno Unito, perché hanno un impatto più limitato di un attacco aereo.

Certo, il WP, per non debordare troppo dalla linea imposta dalla propaganda, non può limitarsi a evidenziare questa criticità e deve per forza di cose anche riferire di possibilità più rosee per il futuro, prospettive che dovrebbero aprirsi con l’impiego dei nuovi armamenti Nato, ma le magnifiche sorti e progressive del futuro restano aleatorie, mentre il presente è dura realtà.

Lo dimostra anche la politica delle sanzioni, che avrebbero dovuto incenerire la Russia in pochi giorni e invece stanno mordendo l’Occidente e il mondo più che Mosca.

Di interesse, sul punto, un articolo di Jeffrey D. Sachs, Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University, dal titolo: “L’Ucraina è l’ultimo disastro neocon“.

Questo l’incipit: “La guerra in Ucraina è il culmine di un progetto trentennale del movimento neoconservatore americano. L’amministrazione Biden è gremita degli stessi neocon che hanno sostenuto le guerre degli Stati Uniti in Serbia (1999), Afghanistan (2001), Iraq (2003), Siria (2011), Libia (2011) e che hanno fatto così tanto per provocare l’invasione russa dell’Ucraina. Il track record dei neocon è una serie di disastri assoluti, eppure Biden ha gremito la sua squadra di neocon. Di conseguenza, Biden sta guidando Ucraina, Stati Uniti e Unione Europea verso l’ennesima débâcle geopolitica”.

Questa la conclusione: “Il risultato più probabile dei combattimenti è che la Russia conquisterà una vasta parte dell’Ucraina, forse lasciando l’Ucraina senza sbocco sul mare o quasi. In Europa e negli Stati Uniti aumenterà la frustrazione a causa della sconfitta militare e per le conseguenze della stagflazione causata dal conflitto e dalle sanzioni. Gli effetti a catena potrebbero essere devastanti”, anche perché potrebbe provocare un improvvido revanscismo a rischio escalation.

“Invece di rischiare questo disastro, la vera soluzione è porre fine alle fantasie neocon degli ultimi 30 anni e fare in modo che Ucraina e Russia tornino a sedersi al tavolo dei negoziati, con la NATO che si impegna a porre fine all’allargamento verso est, dall’Ucraina alla Georgia, in cambio di una pace che rispetti e protegga la sovranità e l’integrità territoriale ucraina”.

Purtroppo è improbabile che Mosca si ritiri dal Donbass dopo il sangue versato. Anche questo è un risultato delle follie neocon, che, impedendo in tutti i modi il negoziato prima di questi sviluppi sul campo di battaglia, hanno di fatto condannato l’Ucraina a perdere quella parte di territorio che essi stessi dichiaravano a gran voce di voler preservare…

È un po’ quel che è accaduto a Hong Kong, dove gli Stati Uniti hanno appoggiato apertamente la rivoluzione colorata che chiedeva l’indipendenza da Pechino, ottenendo il risultato opposto, cioè la fine della libertà relativa di cui godeva la città stato cinese.

Accade così quando si affronta la realtà attraverso il filtro dell’ideologia.

 

Ps. Non potendo semplicemente registrare il disastro, al solito, si rilancia perché la guerra prosegua. Esempio due titoli del NYT di oggi: “La Russia avanza dietro un brutale sbarramento, ma la sua strategia continuerà a funzionare?“; “La Russia festeggia i successi mentre l’Ucraina si prepara alla prossima offensiva“. Funziona così, mai deflettere.

 Piccole Note

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a cura di Davide Malacaria

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