Il ruolo di Rafael Grossi nell’innescare la guerra contro l’Iran

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È Rafael Grossi, direttore generale dell’AIEA, il protagonista di una controversia crescente che rischia di minare la fiducia globale nelle istituzioni internazionali. Al centro dello scontro, la gestione del dossier nucleare iraniano, che Teheran denuncia come “selettiva, politicizzata e discriminatoria”. Tensioni che covavano da anni sono esplose dopo un report dell’Agenzia, diffuso alla vigilia dei raid israeliani sull’Iran, in cui si citavano livelli di arricchimento dell’uranio “superiori a quelli dei paesi senza programmi militari”. Un documento che, di fatto, ha fornito copertura diplomatica all’attacco.

Solo giorni dopo Grossi ha chiarito alla CNN che non esiste alcuna prova di un programma nucleare militare iraniano. Ma a quel punto, per l’Iran, il danno era fatto. Una risoluzione di condanna promossa da USA ed E3 era già sul tavolo del Consiglio dei Governatori. Funzionari iraniani parlano apertamente di “uso strumentale” dell’Agenzia a fini geopolitici. Il portavoce del ministero degli Esteri, Baghaei, ha accusato Grossi di aver “occultato la verità” in un rapporto usato “da un regime genocida e guerrafondaio per scatenare un’aggressione”.

Il Tehran Times ha poi rivelato l’esistenza di documenti IAEA riservati ritrovati nei territori occupati. Una fuga di informazioni che, secondo fonti iraniane, confermerebbe ciò che sospettano da tempo: che l’Agenzia non sia più solo un organismo tecnico, ma uno strumento politico. Teheran ha già minacciato di ridurre la cooperazione e valuterebbe azioni legali contro Grossi.

Il capo dell’Organizzazione per l’Energia Atomica iraniana, Eslami, ha condannato il “silenzio” dell’Agenzia sui bombardamenti israeliani di impianti sotto salvaguardia IAEA. Il malcontento ha ormai superato i confini iraniani, sollevando interrogativi più ampi sulla vulnerabilità delle istituzioni internazionali alle agende delle grandi potenze.

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