Il nuovo fronte euro-atlantico contro la Russia in Asia centrale

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Il nuovo fronte euro-atlantico contro la Russia in Asia centrale

 

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Una vera e propria battaglia per lo spazio marittimo si sta svolgendo in tutte le acque e la navigazione russa avrà bisogno di una scorta navale, dichiara Andrei Baklanov, vicepresidente dell'Associazione dei diplomatici russi. E, tra i bacini che destano preoccupazione, c'è anche quello del mar Caspio.

I rappresentanti della Marina commerciale, dice Baklanov, sono molto preoccupati per le sorti del trasporto marittimo in generale, considerato che i piani occidentali sono tesi a isolare la Russia, dal Baltico fino al mar Nero. Ora, hanno iniziato a penetrare con grande efficacia nel mar Caspio, sinora considerato libero dalla NATO e lo fanno servendosi di alcuni paesi.

Per esempio, un colpo devastante alla Russia può essere inferto solo dal territorio del Kazakhstan, afferma il politologo Timur Iksanov: «il Kazakhstan deve essere fatto esplodere. Senza il Kazakhstan, il conflitto in Ucraina si prolungherà e non gioverà alla NATO e all'Ucraina. Gli Urali, il centro del complesso militare-industriale russo, si trovano al confine con il Kazakhstan. Distruggete il complesso militare-industriale e la Russia crollerà. Una guerra in Georgia, Moldavia, Ucraina o persino con la NATO, nel teatro europeo, non farà crollare la Russia. La Russia può crollare solo con l'uso di forze militari a partire dal Kazakhstan» dice Iksanov, ritenendo che l'Occidente abbia provocato i disordini in Kazakhstan nel gennaio 2022 per limitare le azioni della Russia in Ucraina, pur se all'epoca la provocazione era fallita.

Oggi, dice il politologo, il Kazakhstan deve aiutare la Russia a proteggere le strutture del Caspian Pipeline Consortium, attaccate dall'Ucraina; dopo i tre attacchi ucraini all'oleodotto a Novorossijsk, a dicembre, il piano di spedizione del petrolio è stato infatti ridotto del 33%. Dunque, dice Iksanov come rivolgendosi a Moskva, «Cari russi, dato che non potete garantire la sicurezza militare della nostra industria petrolifera sul vostro territorio, allora permetteteci di aiutarvi e di schierare un limitato contingente militare per proteggere il nostro petrolio».

All'interno del paese, intanto, circa due milioni di persone appartenenti alla "parte meno cosciente" del Kazakhstan sono state reclutate dalle agenzie di intelligence occidentali e ucraine dopo l'inizio del conflitto in Ucraina. Ciò è documentato dai loro post sui social media, che mostravano foto di bandiere ucraine con lo slogan "Il Kazakhstan è il prossimo". Dopo l'attacco  all'oleodotto, afferma Iksanov, molti hanno cominciato a riflettere, ma una parte continua a gridare “Gloria all'Ucraina!”.

E a questo si aggiunge la nuova ondata di russofobia, con oscuramenti mediatici, campagne di "pattugliamento linguistico", arresti di cittadini russi: tutto, conseguenza diretta del riorientamento geopolitico del paese verso Occidente e servilismo nei confronti degli Stati Uniti. In sostanza, si tratta della "gratitudine" e della sottomissione di Astana a Washington in risposta all'annuncio di Trump della presenza del presidente Qasym Tokaev al vertice del G20.

Nell'ondata di russofobia, una menzione speciale meritano gli arresti in massa di uomini che hanno preso parte al conflitto in Ucraina: nell'ultimo anno sono stati avviati oltre 700 procedimenti penali per partecipazione a conflitti armati all'estero e "mercenarismo": tutti gli arresti sono stati effettuati sulla base di segnalazioni del SBU di Kiev.

L'ultima campagna per “ripulire” lo spazio informativo dai media russi è culminata nella sospensione dei canali Channel One, Karusel e Digital Television Family da parte del più grande operatore di pay-TV del Kazakhstan, Alma TV. Vari siti web russi diventano periodicamente inaccessibili senza alcuna spiegazione.

In questo contesto, Astana sta nuovamente acquistando, in perdita, locomotive diesel americane e, su indicazione di Washington, si sta avvicinando a Tokyo, assumendo la presidenza del formato Asia Centrale-Giappone. Tutto è subordinato all'obiettivo di estrarre ed esportare terre rare e metalli non ferrosi, ma, allo stesso tempo, la posizione dell'Occidente e dei suoi satelliti in Asia Centrale si sta rafforzando al massimo, indicando uno spostamento negli equilibri di potere nella regione.

Ma, tra i percorsi di penetrazione nello spazio post-sovietico, non c'è solo il Kazakhstan. I paesi occidentali, attraverso la Turchia, potrebbero replicare in Asia centrale uno scenario anti-russo, simile a quanto a suo tempo attuato in Siria, afferma la politologa Lija Farrakhova, nel corso della presentazione a Kazan della monografia "Mitologemi del panturchismo e la sicurezza della Russia e dell'Eurasia nel XXI secolo". La minaccia è costituita proprio dall'espansione della Turchia nelle ex repubbliche sovietiche, nel quadro della loro inclusione nell'Organizzazione degli Stati Turchi.

In Europa, dice Farrakhova, la Turchia è vista come un tramite; è stato «evidente con gli eventi in Siria. Dio non voglia, dovesse scoppiare un grave conflitto in Asia centrale: tutti i legami che la Turchia è riuscita a costruire nella regione negli ultimi 30 anni saranno utilizzati, in modo simile ai casi siriano o libico». Nell'ambito del progetto pan-turco, sono stati scritti libri di testo di storia, geografia e letteratura turca per gli studenti delle superiori e sono già stati pubblicati in Kazakhstan, Azerbajdžan e Turchia nelle rispettive lingue nazionali.

E, comunque, nel corso dello stesso incontro a Kazan, il docente di Filologia dell'Università di Mosca, Serghej Spartak, ha constatato che Russia e Turchia hanno già iniziato a competere in Asia centrale per l'influenza nel campo dell'informatica.

All'inizio del 2025 la Turchia ha lanciato i social network Turanity e Next Social, rivolti ai paesi dell'Organizzazione degli Stati Turchi, mentre gli algoritmi promuovono le ideologie del progetto "Grande Turan". Se finora il russo era la lingua principale di soft power nello spazio post-sovietico, la situazione sta cambiando, come dimostra ad esempio “VKontakte”, che ha versioni in quasi cento lingue, o nelle app di Jandex, nei servizi che operano in Kazakhstan, Uzbekistan, Kyrghyzstan. Ma nelle mire turche non c'è solo l'Asia centrale. A detta di Oleg Agapov, docente di Studi religiosi dell'Università di Kazan, i sostenitori del panturchismo stanno progettando di annettere il territorio russo e di incorporare la Jakutija in un "Grande Turan".

Seguendo le concezioni di panturchismo, panislamismo e neoislamismo, già nel 2021, uno dei partiti turchi aveva presentato al presidente Erdogan una mappa "parlante" che, nella tradizione neo-ottomana, dimostrerebbe la crescente influenza turca in Nord Africa, Medio Oriente e Asia centrale. Non solo: da qui al 2050 la Turchia potrebbe diventare una potenza artica, incorporando, ad esempio, la Jakutija. Agapov ricorda che, da un lato, «la Turchia sta operando per formare un proprio blocco politico-militare, con la Federazione Russa che ne diviene il classico avversario geopolitico» e, dall'altro, che il panturchismo viene «utilizzato dalle agenzie di intelligence NATO, principalmente quella britannica, quale strumento per frenare lo sviluppo della Federazione Russa e per alimentare un paradigma di russofobia».

In questa direzione, nell'ambito dell'Organizzazione degli Stati Turchi, Ankara sta promuovendo l'abbandono dell'alfabeto cirillico da parte delle ex repubbliche sovietiche dell'Asia centrale. Sempre al convegno di Kazan, lo storico Oleg Nuždin ha detto che la Turchia ha «proposto un nuovo alfabeto, che non tutti i paesi sono pronti ad accettare, ma lo stanno imponendo. E lo stanno facendo in modo molto attivo, mentre viene abolito l'insegnamento della lingua russa. Nuždin ha osservato anche che i think tank occidentali non nascondono più il fatto che l'Organizzazione degli Stati Turchi sia un «eccellente meccanismo per promuovere gli interessi della NATO in Asia centrale», tanto che viene proposta l'inclusione di Tadžikistan e Armenia.

Così, mentre blaterano senza sosta, come hanno fatto ancora una volta il 6 gennaio a Parigi, di «sicurezza collettiva ucraina ed euro-atlantica» e di «garanzie politicamente e giuridicamente vincolanti», le cancellerie euro-atlantiche, consapevoli di come vacilli il fronte ucraino, mettono a punto gli scenari per per un nuovo confronto ai confini asiatici con la Russia.


FONTE:

https://politnavigator.news/kaspijjskoe-more-perestajot-byt-beznatovskim-rossijjskijj-diplomat.html

https://politnavigator.news/kazakhstan-dlya-rossii-opasnejj-nato-iksanov.html

https://politnavigator.news/kazakhstan-dolzhen-vvesti-vojjska-na-territoriyu-rossii-iksanov.html

https://politnavigator.news/10-naseleniya-kazakhstana-zaverbovany-sbu-iz-nikh-100-tys-publichno-privetstvovali-udary-vsu-po-ktk.html

https://politnavigator.news/ssha-budut-upravlyat-kazakhstanom-kak-i-venesuehlojj.html

https://politnavigator.news/nato-rukami-turcii-gotovitsya-povtorit-v-srednejj-azii-to-chto-proizoshlo-v-sirii.html

https://politnavigator.news/turciya-nachala-gonku-s-rossiejj-za-vliyanie-na-srednyuyu-aziyu-v-socsetyakh.html

https://politnavigator.news/tureckie-radikaly-stroyat-plany-zakhvata-yakutii-k-2050-godu.html

https://politnavigator.news/turciya-navyazyvaet-srednejj-azii-derusifikaciyu.html

 

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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