Il Modello Cina

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di Bruno Casati, esperto di questioni internazionali e collaboratore di “Cumpanis”

Quando la Cina, con la svolta delle “quattro modernizzazioni”, aprì le porte all’Occidente, assistemmo a una doppia immigrazione. La prima fu quella di migliaia e migliaia di imprenditori europei, compresi gli italiani, che chiudevano le fabbriche nei loro Paesi, gettando sul lastrico gli operai, per correre verso le aree che venivano offerte loro sulla “Cina Costiera” dove il lavoro costava meno, molto meno.

La seconda, contemporanea alla prima, fu quella di milioni e milioni di cittadini della Cina rurale che, come una migrazione biblica, mossero verso le stesse aree dove le fabbriche, incentivate dal Governo cinese, sorgevano a velocità impressionante: mossero verso il pane e lavoro.

Ci si rese conto dopo che, quello in corso, in verità era uno scambio gigantesco tra la Cina che offriva mano d’opera a basso costo ma la scambiava con le tecnologie di cui l’Occidente era allora esclusivo depositario. Nel tempo, solo pochi decenni, quei contadini sono diventati operai qualificati, tecnici e, i loro figli, ingegneri e ricercatori. Nello stesso tempo, a fianco di immense città-fabbrica, sono sorte in Cina decine di Università e centinaia di Centri di Ricerca e, oggi, il lavoro cinese è richiesto in tutto il mondo ma non più   come quello degli schiavi che a fine Ottocento costruirono la ferrovia che negli Stati Uniti collegava i due Oceani, ma sono richiesti come progettisti e operatori d’avanguardia, specialisti nel costruire ponti, viadotti, autostrade, porti, linee ferroviarie per l’alta velocità. E se, all’inizio del processo dello scambio, circolava il mantra “i cinesi ci copiano”, oggi si assiste al suo rovesciamento perché siamo noi, l’evoluto Occidente che, visti i successi straordinari che la Cina sta conseguendo in tutti i campi, dovremmo imparare da loro, (anche l’Italia) “copiare la Cina”.

Non dimenticando mai il grande fine sociale che, solo mezzo secolo fa, motivò quel gigantesco scambio con l’Occidente: il fine era quello di far uscire la Cina dalla condizione di povertà estrema. E ci sono riusciti, con grandi sacrifici ma ci sono riusciti. E oggi la Cina, paese immenso che però, alla conclusione nel 1949 della Guerra Civile con il Kuomintang sostenuto dall’Occidente, disponeva di un prodotto interno lordo inferiore a quello del piccolo Belgio, oggi (la Cina) addirittura si candida a prima potenza economica tanto che il sorpasso sugli USA è più di una probabilità.

 Nella storia dell’umanità, lo ricorda il Premio Nobel Stiglitz, non si era mai verificato il fenomeno di un popolo di queste dimensioni strappato dalla povertà, con quasi 900 milioni di esseri umani che, finalmente, hanno avuto la possibilità di mangiare, lavorare e vivere. Non dimenticando però che le responsabilità di quella povertà erano dello stesso Occidente, quello che correva a fare affari in Cina ma che, nel passato, con le cannoniere e le concessioni, aveva umiliato con arroganza un Paese allora prospero.

La Cina nel passato veniva infatti guardata dall’Occidente solo come terra di conquista e, allo stesso modo, in tempo più recenti, così la guardava il Giappone responsabile di feroci genocidi in Manciuria. Ed era poi la stessa modalità con la quale i nazisti guardarono alla Russia, con gli Italiani servili reggicoda al seguito. Rompere l’accerchiamento delle Guerre e della fame e, oggi, aprirsi pacificamente ai commerci con quasi tutti i Paesi del mondo è stato qualcosa di assolutamente straordinario.

C’è per davvero da imparare da quel popolo e da quel governo. Lo stanno facendo in molti e non solo i Paesi meno sviluppati che temono gli USA e l’Occidente predatorio e guardano alla Cina con speranza. Ma questo gli USA non lo possono tollerare e, vedendo messo in discussione il loro progetto di dominio del pianeta, il loro assillo, hanno posto mano a un piano di accerchiamento del grande competitore, del quale piano la NATO è lo strumento offensivo e la guerra in Ucraina il mezzo attuale per indebolire, dissanguare, l’alleato più importante della Cina, la Russia.

Non siamo però di fronte a una novità, niente affatto, ma a una continuità nella linea politica egemonica degli USA. Infatti, già nel lontano 1947, vi si affermò la dottrina Truman che sanciva l’apertura della Guerra fredda con la Russia, che allora, dopo aver sconfitto il nazismo (gli alleati sbarcarono in Normandia solo dopo Stalingrado) appariva come il vero competitore degli USA, mentre la Cina era ancora travagliata dalla Guerra Civile. In verità la Guerra Fredda era stata preparata già due anni prima quando gli USA, con un vero e proprio atto di terrorismo, sganciarono sul Giappone ormai sconfitto due bombe atomiche che provocarono 200mila morti e un numero incalcolabile di decessi causati dalle radiazioni.

Scrive oggi Sergio Romano “gli USA volevano incutere terrore e dare una prova della propria potenza” (FQ del 4 aprile 2023). Loro, gli USA, volevano spaventare Stalin che si trovò così costretto, insieme a Zdanov, il vincitore di Leningrado, alla codifica della teoria dei due campi, l’uno a Ovest che guardava a USA e GB, l’altro a Est che guardava all’URSS. Ma quelle bombe impressionarono anche i governi e i popoli che, in quel tempo, erano impegnati ad affrancarsi dal colonialismo e dall’imperialismo. Venne così in emersione un terzo campo, il campo del Sud del mondo. Sono i rappresentanti di questo campo che si incontrano nel 1955 a Bandung in una Conferenza dove sono presenti: l’Indonesiano Sukarno, il padrone di casa, l’India con Nheru, l’Egitto con Nasser, la Jugoslavia con Tito e molti altri. Anche la Cina è presente con Chou En Lai e, a Bandung, guarda con interesse l’URSS.

A Bandung è così apparso il “il movimento dei non allineati” che, pur essendo passati quasi settant’ anni da allora e cambiati i soggetti, preoccupa tuttora gli USA che si affrettano ad affermare che oggi non ci debbono assolutamente essere “non allineati”: o sei con me o sei contro di me. Oggi è infatti lanciata una crociata, in cui anche noi italiani, siamo stati precettati nell’esercito del bene” contro l’arcinemico Putin dietro il quale, in filigrana, appare il terribile dragone, il nuovo competitore. Solo che la maggioranza del mondo non la pensa così, ma non si deve sapere. Un’indagine condotta negli stessi USA, e riportata in Italia da Pino Arlacchi, ci dice che il 90% dei Paesi ONU che rappresentano ben l’87% della popolazione mondiale, si rifiuta di schierarsi con la NATO a guida USA. Tra questi Paesi ci sono quelli cosiddetti BRICS, Paesi importanti come Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica che rappresentano il 40% della popolazione mondiale e il 25% del Pil.

Tra di loro la Cina che è detentrice della maggior parte del debito dei Paesi in via di sviluppo. Hanno richiesto di aderire ai BRICS altri Paesi, tra i quali l’Algeria e l’Iran, Paesi che non si sentono più garantiti dall’Occidente, in cui il Presidente francese oggi rivendica “autonomia strategica” dagli USA, mentre l’Italia resta sdraiata agli ordini dell’amico americano (ma la Meloni non era sovranista? Ridateci Craxi per favore). Di Bandung va colto un dato estremamente interessante, lo rileva Samir Amin, l’intellettuale comunista egiziano nel suo libro “Eurocentrismo” (lo pubblica la Città del Sole, nella traduzione di Nunzia Augeri) quando sostiene che con quella lontana Conferenza entrarono in scena “Rivoluzioni Contadine” di Cina, Vietnam, Cuba, Algeria nella variante terzomondista del marxismo. Rivoluzioni che si sono via via evolute nel tempo sino ad arrivare ai giorni nostri diventando, talune, riferimento per molti Paesi dell’Africa e del Sud America, mentre le “Rivoluzioni Operaie”, come quelle dell’Unione Sovietica si sono involute e sono state sconfitte. Oggi però per la Cina, già con Deng Xiao Ping, diventa pertanto vitale “non fare come la Russia”.

Non fare come l’Unione Sovietica che, certo, nell’incombenza della guerra, era stata costretta a investire solo sull’Industria pesante a scapito dell’agricoltura, e questo fu inevitabile con il nemico alle porte, ma aveva anche avviato un processo di statalizzazione totale di tutta l’economia, dalla grande Industria Elettrica al negozietto degli elettrodomestici sotto casa, in un modello che si rivelò concausa del fallimento successivo. Quando infatti l’URSS è implosa, ed è successo senza provocare ribellione alcuna a contrasto, sull’economia e le risorse dell’immenso Paese si gettarono famelici gli sciacalli del FMI e dilagò spaventosamente la corruzione con il fenomeno che fu definito degli “oligarchi”.

C’è un detto del Presidente Mao che, anni prima, avvertiva il pericolo: “quando, disse Mao “il leone di montagna abbandona le rocce, delle stesse prendono possesso le scimmie!”. Anche la Cina non risultò immune dello stesso pericolo che Deng, specularmente a Mao ammoniva: “quando si aprono le finestre entrano le mosche”. E il pericolo si appalesò particolarmente quando le finestre, nel 2000, si spalancarono con l’ingresso della Cina nel WTO. Fu allora che le scimmie passarono all’attacco anche in Cina.

La reazione del Governo Cinese fu però durissima, si arrivò alla condanna a morte per chi, come il Top Manager Lai Xiao Min, fu accusato della distrazione dei fondi della Società Huarong. Anche il popolare Mister Ma, il fondatore di ALIBABA, è stato ridotto al silenzio. Poi tra gli altri è toccato alla Famiglia Zang, il cui titolare era membro dell’Assemblea del Popolo, deferito per aver portato fuori dalla Cina capitali guadagnati in Cina con l’Impresa Suning (parte di questi capitali è finita nel Bilancio della Società Calcistica Internazionale di Milano).

Tutte queste operazioni dissuasive vanno però ricondotte al fondamentale discorso che il Segretario XI pronunciò il 17 agosto 2021 in cui si definisce con nettezza una delle differenze fondamentali tra Socialismo e Capitalismo. Questo discorso andrebbe riletto e riproposto in ogni Assemblea Elettiva anche in Italia. Disse allora XI:” Dobbiamo regolamentare i redditi eccessivamente alti e incoraggiare le Imprese ad alto reddito a restituire di più alla Società…ripulendo e regolando i guadagni non ragionevoli per favorirne la distribuzione”.

È così che la Cina affronta l’ingiustizia sociale e può, come sta facendo proprio oggi, aumentare i salari minimi. Ma è anche così che si diventa potenza egemone senza ricorrere alle armi, si diventa appunto modello da imitare. Il messaggio non è inascoltato visto che negli Stati Uniti la Parlamentare Democratica Alexandra Ocasio Ortiz, cresciuta alla scuola di Sanders, lo raccoglie, chiedendo che una parte dei giganteschi utili delle Società del “Mondo Internet” vada a finire in un fondo a sostegno dei salariati. In Italia, dove pare di vivere in un Universo parallelo, si toglie il Reddito di Cittadinanza a quanti non ce la fanno nemmeno a diventare salariati.

 La Cina che ad esempio mette le mani nel Bilancio di ALIBABA, come la Ortiz  che negli USA vuole vedere i conti delle Società del Mondo Internet per far “sgocciolare” parte dei loro utili sui salari dei lavoratori, toccano il nervo scoperto del nuovo capitalismo in cui in Occidente comandano indisturbate  le piattaforme digitali di Uber e Netflix, accostate ai “Cinque Cavalieri dell’Apocalisse” – Apple, Microsoft, Google, Amazon, Facebook – potenze planetarie che dettano Legge ai Governi, decidono loro quel che devi sapere e quel che non devi sapere, orientando le Industrie, i consumi e oltretutto non pagano le tasse. Però sono loro i nuovi padroni che hanno scalzato i” capitani coraggiosi” delle storiche famiglie industriali. Ma, e questa è una novità, sono identità impersonali, sfuggenti, lontane, ritorna così in mente il contadino di “Furore” di Steinbek al quale una Banca, non un essere in carne ed ossa, ma una Banca, ha sottratto un pezzo di terra e lui, confuso, imbraccia il fucile e si domanda “ma a chi debbo sparare?”.

Come li conosci e come li puoi controllare i soggetti del capitalismo digitale? La Cina ci dice che si può e va ascoltata. L’alternativa la stiamo praticando in Italia, e non solo, ed è la resa incondizionata dinnanzi ai grandi utili anche esentasse incassati, ad esempio dalle Case Farmaceutiche durante la Pandemia, dove c’è chi soffre e chi lucra sulla sofferenza. Ma questo è il Capitalismo.

La Cina indica un metodo e un modello alternativo ed è un modello che loro non vogliono imporre a nessuno, segnando una differenza profonda con gli USA che oggi, con i marines, stanno estendendo l’ottocentesca “Dottrina Monroe” (“nessuna interferenza è tollerata nelle aree attorno agli USA”) considerando l’Europa cortile degli USA. Solo Papa Francesco si è permesso di obiettare ed è stato oscurato. Ma c’è un punto, tra i tanti, sul quale il modello Cina segna un’altra differenza profonda con l’Occidente ed è come oggi si affronta concretamente, e non a chiacchiere, l’emergenza climatica. Oggi questa emergenza richiede che gli Stati investano pesantemente su energie rinnovabili e consumi de-carbonizzati.

 C’è chi si è mosso per tempo e chi, non avendolo fatto, sta pagando pesantemente il ritardo. Se solo 10 anni fa l’UE era leader mondiale nella produzione di pale eoliche e pannelli solari, oggi si trova sovrastata dalla Cina che nella manifattura eolica possiede il 58% delle capacità schiacciando l’UE al 18% e, nel fotovoltaico, ancora la Cina domina la catena del valore producendo il 75% dei moduli contro il 2,8% della UE.

Come è potuto avvenire questo spettacolare rovesciamento? Una ragione c’è e risiede nel fatto che l’UE, compresa ovviamente l’Italia, paga un ventennio di liberalizzazioni che l’ha portata, non solo nel settore energetico, al fallimento attuale sia sul fronte delle specializzazioni produttive che su quello dei prezzi. L’ha portata a uscire dal Mercato, il che per i capitalisti è una tragedia. Ed ora corre tardivamente ai ripari tornando a guardare allo Stato che aveva abbandonato. Ed in Francia si è così ri-nazionalizzata EDF (l’ENEL d’oltralpe che qui resta frazionato e per la metà riconsegnato ai privati) e in GB è in discussione la proposta del Labour di costruire una Società Pubblica per le rinnovabili.

Non lo si riconosce ma si rincorre un modello che si è affermato come vincente, quello cinese. Se l’Italia avesse il coraggio, di cui non dispone né questo Governo né disponevano quelli precedenti, dovrebbe perseguire una strada che oltretutto era stata inventata, prima della Cina,  e praticata proprio qui: la strada dell’Economia Mista. Solo un esempio: l’Italia industriale per affermarsi aveva puntato sul modello auto e, negli anni Sessanta, questo modello era risultato vincente per la combinazione di buoni progetti (preparati dalla FIAT privata) con il lamierino d’acciaio a buon mercato prodotto dall’ITALSIDER (Pubblica). Questa strada vincente (l’Economia mista) è stata abbandonata e oggi, se l’Italia Industriale vuole risollevare la testa, deve sostenere il ritorno all’IRI. Non si scappa.

L’IRI era allora il pilastro portante del modello italiano di economia mista in cui si componevano i campioni industriali privati come la FIAT (oggi diventata una succursale della francese Stellantis) e quelli pubblici come ENEL e ENI che, pure ridimensionati, resistono, così come Poste, Ferrovie ai quali possono essere affiancati lo strumento Cassa Depositi e Prestiti e Leonardo, che va riconvertita alle produzioni di Pace che abbiamo abbandonato per produrre armi. Tra l’antico modello italiano di Economia Mista, e quello Cinese in applicazione, salvo ovviamente le dimensioni, ci sono interessanti analogie.

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