Il Ministro del Merito cultore della Memoria a senso unico

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Il Ministro del Merito cultore della Memoria a senso unico

 

In occasione della  Giornata della Memoria, Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è intervenuto alla cerimonia tenutasi al Quirinale. Il discorso è stato riprodotto  e pubblicato su vari siti, ne citiamo uno ove troverete la trascrizione integrale dell'intervento: Giornata della Memoria, a scuola se ne parla di meno? Valditara: "Se fosse vero sarebbe un errore" - Notizie Scuola
 
L'uso revisionistico della storia 
 
Commentando il testo di Davide Conti "Sull'uso pubblico della storia" ediz Multiverso, scrivevamo anni or sono delle nozioni di rovescismo e di populismo, nozioni prese a prestito per descrivere la negazione del lavoro degli storici dando in pasto all'opinione pubblica letture semplificate e ideologiche, chi prova a confutare la vulgata mainstream viene presto equiparato a un odioso negazionista e diventa  facile bersaglio di infondate accuse. La storia ostaggio di pubblicazioni discutibili e di una lunga sequela di giornalisti elevati al rango di studiosi, grandi divulgatori ai quali offrire il pulpito televisivo.
 
Questa premessa ci sarà di aiuto per comprendere i ragionamenti di Valditara per affermare la unicità della tragedia della Shoah. Valditara parla della memoria delle fonti, una pratica vivente e non un rito stanco, la sua idea è quella di trasmettere alle generazioni presenti e future il ricordo documentato del passato per evitare il ripetersi delle stesse e immani stragi nel tempo presente e futuro.
 
Ma il ragionamento ben presto si fa capzioso e con fin troppe omissioni ad esempio evita di indagare i pregiudizi antiebraici nella storia occidentale per arrivare alla persecuzione del nazifascismo. L'intero discorso è costruito sull'orrore e sul messaggio che l'Olocausto non debba ripetersi nel futuro mostrando una certa miopia nel volgere lo sguardo a Gaza oppure ai processi securitari in atto negli Usa. In contemporanea la senatrice a vita Segre intimava di non utilizzare Gaza per negare l'Olocausto, è troppo chiederle, allora, la condanna del Genocidio del popolo Palestinese e il rifiuto della nozione di antisemitismo  operata dall'IHRA  e confutata da centinaia di storici?

 

Valditara parla di "aberrazione dei campi di sterminio, delle leggi razziali naziste e fasciste e dell’ideologia che li ha generati" salvo poi iniziare un lungo excursus contro i moderni antisemiti diffusi nel continente europeo  e qui arriva la parte più interessante, e ricca di omissioni, del discorso ministeriale 
 
Si rintraccia, ad esempio, quando si confondono le azioni di un governo con le responsabilità di un intero popolo, quando si attribuiscono al popolo ebraico stereotipi che richiamano esplicitamente quelli della propaganda nazista, quando si pretende di cacciare dalla terra di Israele un’intera comunità. Abbiamo imparato tanto in questi ottant’anni: non facciamo che sia stato tutto inutile. Se la memoria deve essere racconto vivificato, rinnovato ed esperienziale, deve essere anche costantemente aggiornata.
 
Deve saper fare i conti con la realtà del presente per dare corpo a questa necessità esistenziale, per farne non un’astratta dichiarazione di principio ma la concretezza quotidiana della nostra convivenza civile e democratica. Sono fermamente convinto che gli interpreti migliori siano le nostre ragazze e i nostri ragazzi. Sono loro che possono rinnovare quella capacità di trasformare la documentazione sempre ancora in esperienza vissuta e condivisa. È grazie a questa capacità che l’umanità potrà salvarsi dalla ripetizione di orrori che devono saper sempre inquietare la coscienza dell’essere umano.
 
Ad essere cacciati dalle loro terre, fino a prova contraria da 80 anni a questa parte sono i palestinesi, forse un ripassino della storia mediorientale non guasterebbe come ricordare che parti significative delle comunità ebraiche più tradizionaliste hanno abiurato la ideologia sionista. Nelle scuole non si parla a sufficienza dell'Olocausto salvo poi scoprire che si mandano gli ispettori negli istituti per valutare il comportamento del corpo docente a seguito dell'invito di Francesca Albanese a parlare del Genocidio.
 
Due pesi e due misure inaccettabile come del resto non avere affrontato le responsabilità storiche e politiche del fascismo nei rastrellamenti degli ebrei e nel loro invio ai campi di sterminio, la presenza attiva del fascismo e dei repubblichini nell'Olocausto. Una memoria claudicante e con qualche omissione di troppo anche se alla fine menziona tutte le vittime del nazi-fascismo invocando la memoria come elemento fondante di  identità individuale e collettiva. E per chiudere il ricordo di altri eccidi prendendo in prestito le parole di Moni Ovadia che su quanto avviene in Palestina ha opinioni diametralmente opposte a quelle di Valditara, ma anche in questo caso dei palestinesi non c'è traccia alcuna.
Non nascondiamoci dietro a Gaza per negare o delegittimare la Giornata della Memoria ma allo stesso tempo non omettiamo la condanna del sionismo per evitare di prendere posizioni su quanto avvenuto a Gaza.

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 Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.


LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA

Pasquale Liguori

 Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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