Hermann Göring, l'Ucraina e la logica della guerra imminente

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Hermann Göring, l'Ucraina e la logica della guerra imminente

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PICCOLE NOTE


“La gente non vuole la guerra […]. Ma sono i leader delle nazioni che determinano la politica ed è semplice trascinare le masse, sia che si tratti di una democrazia che una dittatura fascista, un parlamento o una dittatura comunista. Abbia o meno la possibilità di esprimersi. il popolo può sempre essere assoggettato agli ordini dei leader. È facile. Tutto quello che bisogna fare è dir loro che sono stati aggrediti e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo, cosa che espone il Paese a un pericolo maggiore”. Così il Maresciallo del Reich Hermann Göring al processo di Norimberga.


La logica della guerra imminente

Parole di stretta attualità per quanto riguarda il conflitto ucraino. L’aggressione all’Ucraina minaccia il mondo è il refrain che riecheggia dall’inizio della guerra, concetto ribadito da Blinken nella sua recente visita a Kiev: “La sicurezza dell’Ucraina è parte integrante della sicurezza dell’intera comunità euro-atlantica e anzi è parte integrante della sicurezza di tutto il mondo”. Inutile ribadire come siano ostracizzati, se non peggio, quanti – pochi in realtà – invocano pace e negoziati, additati come disfattisti e filo-putiniani.

La citazione di Goering l’abbiamo ripresa da un articolo di James George Jatras pubblicato sul sito del Ron Paul Institute dedicato all’incipiente corsa verso la Terza guerra mondiale. Nella sua nota, però, un cenno ancora più incisivo sui rischi incombenti: “Gilbert Doctorow, grande conoscitore della Russia, paragona la situazione attuale a quella della campagna di Russia di Napoleone del 1812 descritta da Leone Tolstoj in  Guerra e pace. Oggi come allora, ciò che accadrà dopo non sarà dovuto tanto a questo o quel decisore politico che prenderà questa o quella decisione sbagliata. Piuttosto, ‘la precondizione per la guerra è l’accettazione quasi universale della logica della guerra imminente’”.

Ancora Doctorow: “Nessuno vuole la guerra, né Washington né Mosca. Tuttavia, lo smantellamento graduale dei canali di comunicazione, dei programmi simbolici di cooperazione in un’ampia gamma di settori e lo smantellamento di tutti gli accordi sulla limitazione delle armi, ratificati dopo decenni di negoziati, oltre alle nuove armi in arrivo, sistemi che lasciano a entrambe le parti meno di 10 minuti per decidere come rispondere agli allarmi dei missili in arrivo: tutto ciò prepara la strada a un incidente che porrà fine a tutti gli incidenti. Falsi allarmi si sono verificati anche durante la Guerra Fredda, ma una certa misura di fiducia reciproca ha portato moderazione. Adesso tutto ciò è finito e se qualcosa va storto siamo tutti papere morte”.


I dilemmi d’Oriente e d’Occidente

Nella nota, un altro passaggio interessante: “Con il fallimento dell’offensiva ucraina, Mosca si trova di fronte a un dilemma. Si devono muovere con decisione per imporre una soluzione militare che ponga fine alla guerra o devono continuare a mostrare moderazione nella speranza che qualcuno, da qualche parte – Kiev, Washington, Londra, Bruxelles – decida che è ora di cercare la pace? Non volendo fare un passo affrettato, che possa portare ad uno scontro diretto tra le forze NATO e quelle russe, finora [i russi] hanno scelto la seconda opzione – ripeto: finora”.

“L’Occidente si trova di fronte al proprio dilemma. I nostri governanti ammettono la sconfitta, il che di fatto significa la fine dell’Impero Globale Americano (GAE)? Oppure trascinano le cose il più a lungo possibile, sperando che Mosca cada in un altro cessate il fuoco tipo Minsk, con il Cremlino che interpreta la parte di Charlie Brown che fa un altro tentativo di calciare il pallone, essendogli stato promesso che questa volta manterremo la parola?”

“Oppure, scambiando la moderazione russa per debolezza, supereranno i limiti e invieranno nell’Ucraina occidentale una ‘coalizione di volenterosi’, oppure sfideranno le forze navali russe nel Mar Nero o sosterranno ed equipaggeranno gli ucraini perché intensifichino gli attacchi contro Mosca e altre città russe? Oppure metteranno in scena una qualche false flag analoghe a quelle che si sono rivelate tanto efficaci in altri conflitti [vedi baia del Tonchino]? In altre parole, rilanciamo? A tutto questo va aggiunta l’apertura di altri teatri di conflitto asimmetrici: nei Balcani, in Siria, in Iran, nello Stretto di Taiwan e altrove”.

La sconsiderata escalation graduale

“Reputando erroneamente che i loro avversari abbiano una mentalità razionale, i russi sembrano essere profondamente consapevoli della legittima preoccupazione che un’azione militare decisiva sul terreno possa gettare nel panico la NATO e innescare un’escalation incontrollata”.

“Sembrano, però, ignari della preoccupazione opposta, cioè che, trattenendosi e aspettando un dialogo ragionevole che non avrà mai luogo, stanno in realtà incoraggiando il loro avversario a inscenare una provocazione sconsiderata dopo l’altra – nella convinzione che qualche deus ex machina possa strappare la vittoria dalle fauci della sconfitta – con quella conseguente escalation incontrollata che Mosca sta cercando di evitare”.

“Queste considerazioni presuppongono che i miserabili esemplari di umanità che dettano legge nelle capitali occidentali siano disposti solo a correre il rischio di un conflitto diretto, ma non lo sceglierebbero mai deliberatamente. Ma questa ipotesi è corretta? Come osserva Doctorow, i vecchi vincoli della Guerra Fredda sono collassati. Forse una dimostrazione di forze tramite una minuscola bomba atomica a basso rendimento è proprio la cosa giusta da fare per mostrare a quel non umano di Vladolf Putler che il GAE è una cosa seria!”.

Toni forti, quelli usati da Jatras, ma il rischio che sta correndo l’umanità è alto, anzi altissimo, come mai prima d’ora. Da cui certa esasperazione.

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Piccole Note è un blog a cura di Davide Malacaria. Questo il suo canale Telegram per tutti gli aggiornamenti: https://t.me/PiccoleNoteTelegram

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