Germania in crisi: recessione e debito pubblico al massimo storico

Germania in crisi: recessione e debito pubblico al massimo storico

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“Mala tempora currunt sed peiora parantur” ovvero “Corrono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori”, l’espressione latina attribuita a Marco Tullio Cicerone è perfetta per descrivere la situazione della Germania tornata ad essere ‘il malato d’Europa’. 

Le scellerate politiche adottate (o per meglio dire imposte) da Berlino che ha rinunciato all’energia a basso costo fornita dalla Russia, ha aderito alle sanzioni occidentali contro Mosca e si avvia a prendere le distanze anche dalla Cina, insieme alla avventata transizione energetica imposta dai Verdi al governo Scholz, rappresentano un mix letale per la Germania. Tant’è che probabilmente sarà il paese sviluppato a far segnare la peggior performance economica nel mondo intero: secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale l’economia tedesca farà segnare una contrazione dello 0,3% del Prodotto Interno Lordo. Quindi sarà recessione per la Germania. 

Con delle prospettive tutt’altro che positive: il ministro dell'Economia Robert Habeck ha dichiarato a Das Erste che per la Germania si prospettano almeno cinque anni difficili. Secondo Habeck la trasformazione dell'economia richiederà almeno cinque anni e sarà una dura prova per i cittadini tedeschi. 

Riguardo alle cattive previsioni del Fondo Monetario Mondiale, secondo cui l'economia tedesca si contrarrà dello 0,3% quest'anno, il ministro ammette che non sono certamente "buone". Ma attribuisce la situazione attuale al fatto che i prezzi dell'energia sono aumentati molto in Germania, senza fare alcuna autocritica riguardo alle masochistiche politiche adottate da Berlino su ‘indicazione’ di Washington. Inoltre, la Germania, con la sua economia basata sulle esportazioni, è fortemente dipendente dalla situazione dei mercati mondiali, che di recente non è andata bene, ha aggiunto Habeck. Anche l'inflazione e gli aumenti dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, che a loro volta hanno reso più costosi gli investimenti, sono diventati fattori aggravanti.

Nonostante tutto il ministro ritiene che non ci sia motivo per avere paura. Afferma contro le evidenze di non temere la deindustrializzazione, poiché i prezzi dell'energia stanno gradualmente scendendo e il Paese dispone di personale ben formato in abbondanza.

Tuttavia, il ministro contraddicendosi afferma che le aziende hanno bisogno di aiuto. A tal fine, propone un tetto temporaneo ai prezzi dell'elettricità per l'industria. Ma il governo tedesco non è ancora riuscito a concordare un progetto in merito. Habeck riconosce che si tratta di sussidi finanziati dal debito e qui sorge un grosso problema per ‘l’austera’ Germania.

Il debito pubblico totale della Germania ha raggiunto i 2.368.000 miliardi di euro alla fine del 2022, secondo i dati dell'Ufficio federale di statistica pubblicati venerdì. Secondo i media tedeschi, si tratta di un massimo storico e di un aumento del 2% rispetto al 2021. Di questo volume di debito, il 68,4% rappresenta il debito del governo federale, mentre il 25,6% corrisponde alle province e il 5,9% ai comuni e alle loro associazioni. Inoltre, il debito equivale a 28.164 euro per ogni cittadino tedesco. Il debito tedesco nel 2022 rappresenta il 66,40% del PIL.

Il peso delle sanzioni alla Russia

Alla già difficile situazione si aggiunge anche il peso delle incomprensibili sanzioni imposte alla Russia. Il caso della Volkswagen illustra bene il masochismo tedesco ed europeo in generale. 

A metà maggio si è saputo che Volkswagen era vicina a concludere un accordo per la vendita dello stabilimento di Kaluga. Tuttavia, il prezzo e i dettagli dell'accordo erano "ancora solo speculazioni". Ora, in un rapporto commerciale, l'azienda ha confermato che l'importo dell'accordo era di soli 125 milioni di euro, scrive la Berliner Zeitung.

Il quotidiano tedesco afferma che i termini dell'accordo "corrispondono ai primi requisiti del governo russo", che ha fissato la soglia massima di 125 milioni di euro per tutte le proprietà del gruppo in Russia. Secondo i termini dell'accordo, il nuovo proprietario riceverà non solo lo stabilimento di Kaluga, ma anche le strutture organizzative per l'importazione e l'assistenza post-vendita di marchi come Volkswagen, Audi, Skoda, Bentley, Lamborghini e Ducati. Inoltre, l'acquirente riceverà strutture di stoccaggio e società di leasing, assicurazione e prestito di proprietà del gigante tedesco dell'auto.

L'accordo è stato completato il 18 maggio 2023, il nuovo proprietario della filiale Volkswagen in Russia è diventato la società "Art-Finance", fondata nel febbraio di quest'anno. La Berliner Zeitung, facendo riferimento al rapporto commerciale dell'azienda automobilistica, precisa che la nuova società sarà supportata dal Gruppo Avilon, che da anni si occupa della vendita di auto Volkswagen.

Secondo il rapporto, la società subirà una perdita di 400 milioni di euro dalla vendita delle attività russe nel 2023. L'azienda ha perso 300 milioni di euro solo per le differenze di cambio e per la difficoltà di ritirare le attività finanziarie dalla Russia. L'azienda non ha annunciato altre perdite legate alla situazione in Ucraina.

Il quotidiano tedesco Berliner Zeitung, tuttavia, ritiene che la reale perdita finanziaria dell'azienda possa essere ancora maggiore, in quanto il valore delle proprietà vendute è molto più alto di 125 milioni di euro. Il giornale ricorda che a marzo, quando le proprietà di Volkswagen sono state ‘fermate’ per decisione di un tribunale russo, un rappresentante dell'azienda le ha stimate a 525 milioni di euro, ovvero "quattro volte di più dell'importo per cui sono state effettivamente vendute per decisione del governo russo", conclude il giornale.

Nonostante perdite così significative, Volkswagen comunque è positiva sui risultati della prima metà dell'anno e sottolinea "l'aumento delle vendite in Europa e in Nord America", scrive la Berliner Zeitung. Proprio come i governi europei sempre più schiacciati sotto il peso di sanzioni che hanno un impatto minimo sulla Russia e devastano l’Europa con Washington pronta a trarre il massimo profitto da questa situazione. 

A pesare molto sull’economia della Germania è la grave crisi energetica che si trova ad affrontare Berlino.

In seguito alla masochistica rinuncia al gas russo proveniente dalla Russia, la Germania è costretta ad acquistare gas e petrolio a prezzi gonfiati dagli Stati Uniti. Le aziende tedesche stanno diventando poco competitive e stanno lanciando l'allarme, progettando di spostare la produzione in Asia e in Nord America e di chiudere le attività in Germania. Il Paese è quindi a rischio concreto di de-industrializzazione nonostante le rassicurazioni poco credibili di Habeck. I prodotti Made in Germany sono sempre stati richiesti in tutto il mondo come esempio di qualità e affidabilità. Tuttavia, la domanda sta gradualmente diminuendo a causa dei costi elevati e della concorrenza dei Paesi asiatici, che hanno imparato a produrre autonomamente automobili e macchinari, con risultati spesso anche migliori rispetto agli europei. È aumentata anche la concorrenza degli Stati Uniti, che stanno investendo decine e centinaia di miliardi di dollari in industrie chiave e nuove tecnologie.

A questa situazione vanno poi ad aggiungersi le folli politiche industriali che richiedono i Verdi tedeschi: la Germania sta infatti realizzando una transizione verso fonti energetiche alternative e all'inizio di quest'anno sono state a questo proposito smantellate le centrali nucleari. Gli osservatori sottolineano che questa decisione estremamente costosa costerà ai contribuenti tedeschi decine, se non centinaia di miliardi di euro. Secondo i critici, il Ministro dell'Economia Robert Habeck sta distruggendo l'energia convenzionale.

In ultima analisi possiamo affermare che l’adesione alle sanzioni e la rinuncia all’energia a basso costo fornita da Mosca ha condotto a una vera e propria debacle economica e geopolitica per la Germania, con pesanti impatti sulla competitività industriale, la sicurezza energetica e le relazioni internazionali. La strada intrapresa dal governo tedesco ha dimostrato che Scholz e il suo esecutivo non hanno fatto scelte ponderate, tenendo conto dei benefici e dei rischi associati, ma che hanno semplicemente seguito con zelo eccessivo le ‘indicazioni’ provenienti dagli Stati Uniti. 

Adesso abbiamo quindi una Russia che ha sopportato bene le sanzioni occidentali mentre la Germania entra in recessione e il suo debito pubblico esplode. Dunque le scelte del governo tedesco potrebbero far dubitare i partner internazionali sulla capacità della Germania di mantenere la stabilità economica e finanziaria. Ciò potrebbe danneggiare la posizione della Germania come leader nell'UE e indebolire il suo ruolo di guida nella definizione delle politiche comunitarie.

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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