Francesco Sylos Labini - Il mondo è arrivato a 85 secondi dall’apocalisse

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Il Bulletin of the Atomic Scientists ha portato l’Orologio dell’Apocalisse a 85 secondi dalla mezzanotte. Si tratta del segnale più allarmante lanciato dal Bulletin dalla creazione dell’Orologio nel 1947. Fin dall’origine, l’obiettivo dell’Orologio è stato quello di valutare la vulnerabilità del mondo alle minacce generate dall’uomo, nonché di sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi connessi alle scelte politiche e tecnologiche su scala globale.

Solo un anno fa il Bulletin avvertiva che il pianeta si trovava sull’orlo del disastro: 89 secondi alla mezzanotte, da confrontare con i 17 minuti del 1991, alla fine della Guerra fredda. In poco più di trent’anni è stato così dissipato un vero e proprio capitale di pace e sicurezza accumulato nel confronto bipolare, sacrificato nel corso del trentennio unipolare. Da allora, invece di correggere la rotta, le grandi potenze hanno accelerato verso una spirale di conflitto, competizione e nazionalismo. Stati Uniti e Russia, prima di tutto, ma anche altri attori chiave, hanno progressivamente smantellato accordi multilaterali costruiti in decenni, indebolendo la cooperazione internazionale necessaria per affrontare rischi esistenziali quali la guerra nucleare, la crisi climatica, l’uso improprio delle biotecnologie e lo sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale.

Il 2025 ha segnato un netto peggioramento del quadro nucleare. Dopo un iniziale barlume di speranza legato ai tentativi di ridurre le tensioni tra Russia, Ucraina e Paesi Nato, tre conflitti regionali che coinvolgono potenze nucleari continuano a minacciare un’escalation incontrollata, spingendo il sistema internazionale in una vera e propria terra incognita. La guerra in Ucraina ha visto l’impiego di nuove tattiche militari e ripetute allusioni russe all’uso dell’arma atomica; lo scontro tra India e Pakistan è degenerato in attacchi transfrontalieri con droni e missili; mentre i bombardamenti condotti da Israele e Stati Uniti contro siti nucleari iraniani hanno aperto un fronte ulteriore, i cui effetti strategici restano difficili da valutare e le cui conseguenze potrebbero rapidamente innescare un nuovo conflitto su scala regionale. Parallelamente, l’accordo New Start, pilastro del controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia dal 2011, è scaduto il 5 febbraio e nessuno sembra interessato a un rinnovo. Per la prima volta da decenni, le due principali potenze nucleari rischiano di non essere più vincolate da limiti internazionali verificabili, aprendo la strada a una nuova corsa agli armamenti. La Cina, dal canto suo, resta fuori dai meccanismi bilaterali di controllo e rifiuta un proprio coinvolgimento finché non saranno concordate riduzioni sostanziali degli arsenali statunitensi e russi.

Sul fronte climatico la situazione è altrettanto allarmante. La concentrazione di CO2 ha raggiunto il 150 % dei livelli preindustriali, il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato e il 2025 si avvia su valori analoghi. All’innalzamento del livello dei mari, all’intensificarsi di siccità, alluvioni e fenomeni meteorologici estremi, come il ciclone Harry che ha investito il Sud Italia tra il 19 e il 21 gennaio 2026, si accompagna un bilancio umano drammatico: si stimano oltre 60.000 morti per il caldo in Europa e milioni di sfollati in Africa e America Latina. Di fronte a ciò, le risposte politiche sono giudicate dal Bulletin non solo insufficienti, ma in alcuni casi apertamente distruttive. Gli ultimi vertici Onu sul clima hanno evitato di affrontare seriamente l’uscita dai combustibili fossili, mentre l’amministrazione Trump ha smantellato molte politiche climatiche, ritirandosi dagli accordi di Parigi e ostacolando lo sviluppo delle energie rinnovabili.

A questi rischi si aggiungono nuove minacce tecnologiche e biologiche. L’intelligenza artificiale, oltre a destabilizzare l’ecosistema informativo globale potrebbe essere impiegata per progettare nuovi patogeni. Secondo il Bulletin, tutte queste dinamiche sono aggravate dall’ascesa di una visione del mondo fondata sulla competizione a somma zero, l’idea che il guadagno di qualcuno implichi necessariamente la perdita di altri. È una logica che trasforma ogni problema globale in un conflitto distributivo, blocca la cooperazione internazionale, riduce la responsabilità politica e accelera ogni minaccia esistente.

Il messaggio finale è netto: la traiettoria attuale non è sostenibile. Esistono ancora margini per allontanarsi dal baratro – dal controllo degli armamenti nucleari alla cooperazione su clima, biotecnologie e intelligenza artificiale – ma servono scelte politiche immediate.

I leader delle grandi potenze devono agire e i cittadini devono pretendere che lo facciano. Mancano 85 secondi alla mezzanotte.

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