Davide Tutino: "Ho iniziato lo sciopero della fame contro la censura dei referendum di 'Italia per la pace'"

Davide Tutino: "Ho iniziato lo sciopero della fame contro la censura dei referendum di 'Italia per la pace'"

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di Giulia Bertotto per l'AntiDiplomatico

 

Davide Tutino, professore di filosofia già noto per le proteste contro il Green Pass e presidente di Resistenza Radicale Nonviolenta, oggi promotore dei referendum di Generazioni Future, ha iniziato lo sciopero della fame contro quella che chiama “congiura del silenzio referendario”.

Lo interromperà soltanto quando sarà raggiunta la fima numero 500 mila o quando un programma televisivo inviterà in prima serata nei talk show più visti un rappresentante del comitato promotore unitario, per parlare estensivamente e in maniera adeguata dei referendum promossi da Generazioni Future e Ripudia la guerra, sotto l’unico obiettivo Italia per la pace.

Si fa chiamare il Professore studente, Davide Tutino, maestro che socraticamente apprende mentre insegna. Ha gli occhi azzurri e i capelli lunghi, incorniciati in un'aura naif, tuttavia le sue parole sono risolute e incisive. Ed è proprio incidere sull’opinione pubblica, mettendo a disposizione di uno scopo sociale gli obblighi più primitivi della fisiologia, quello che sta cercando di fare rinunciando a nutrirsi.

Abbracciare una causa con le proprie viscere, offrire qualcosa di davvero intimo e personale ad un obiettivo collettivo. Lo abbiamo intervistato.


Professor Tutino, innanzitutto come sta e da quanto ha iniziato lo sciopero della fame?

Ho iniziato questo sciopero della fame il 3 giugno, al momento sono molto affaticato ma deciso. Svolgo la mia giornata come sempre: vado a lavorare con i miei studenti, mi informo, leggo, devo riposare di più, questo sì. La scelta è quella di dare corpo fisicamente alla protesta nei confronti della violazione dei diritti costituzionali dei cittadini: l’articolo 75 afferma infatti che essi hanno il diritto di partecipare ai referendum, tuttavia tale diritto resta inapplicato se contestualmente non viene rispettato il dovere da parte delle istituzioni di far conoscere e rendere accessibile il referendum stesso. Tutto il giorno a reti unificate assistiamo alla nobilitazione di questa guerra, mentre gli spazi riservati alla possibilità di interrompere questo circuito di violenza sono sostanzialmente nulli. Ci bombardano di informazioni che esaltano questa guerra mentre dei referendum si parla in maniera superficiale, veloce e volatile. Così facendo le istituzioni agiscono fuorilegge.

Lei sta offrendo la“cogenza” del proprio organismo ad una causa del mondo. Perché lo sciopero della fame?

L’Italia sta agendo in maniera contraria alla propria Costituzione, trasgredendo l’articolo 11 e 75. La situazione è estrema e dunque estremi devono essere i metodi per attirare l’interesse dei media. Abbiamo puntati sull’Europa i missili nucleari NATO e quelli di Mosca. Il tempo stringe perché dobbiamo raccogliere 500 mila firme autenticate entro il 21 luglio, una manciata di settimane per far uscire il nostro paese da questa follia suicida, mentre le istituzioni ostracizzano il referendum e i media lo censurano o comunque non offrono a questa opportunità democratica lo spazio che richiede. Questo dovrebbe spingere chiunque a firmare immediatamente e anche ad attivarsi in ogni modo per far conoscere l’iniziativa referendaria. Secondo i sondaggi dello stesso Governo che ci trascina alla rovina circa il 70% del paese è contrario all’invio di armi, tuttavia la popolazione italiana è all’oscuro di questa possibilità. Anche la televisione privata ha i suoi doveri perché occupando l’etere è vincolato da doveri di informazione completa e imparziale.

Le grandi testate e le televisioni non si sono ancora interessate alla sua iniziativa?

So che qualcuno nella nostra associazione e nei comitati si sta occupando di contattare la stampa...forse si interesseranno della causa solo quando sarò messo male.

Quando nelle televisioni si cerca di dialogare sulla scorta di fonti storiche sul conflitto in corso, emerge sempre il dispositivo dell’aggredito e dell’aggresore, una formula ideologica che blocca qualsiasi tentativo di analisi più complessa della situazione internazionale.

E’ vero: c’è un aggredito cioè l’Europa, e un aggeressore, ossia la NATO. Nel momento in cui viene impedita ogni trattiva di pace per volontà della NATO non possiamo pensare diversamente: il presidente Zelensky ha proibito per decreto ogni forma di trattativa, sempre su pressione della NATO. La guerra è iniziata ancora prima del 2014 nelle terre russofone e per ragioni che precedono di gran lunga questa data. Quello che si combatte in Ucraina è un conflitto tra NATO e Russia ma è anche una guerra della NATO contro l’Europa, nei confronti del nostro continente. E’ interesse della NATO che questo conflitto non si fermi per mettere in campo tutta la propria potenza miliare e illudersi di essere ancora in vetta ad un mondo unipolare.

Il filosofo Byung-Chul Han sostiene che alla società attuale non è più applicabile il paradigma della biopolitica di Foucault, bensì occorre applicare quello della “psicopolitica”: il potere non disciplina più i corpi ma manipola le menti, non costringe ma seduce. Il sistema si è appropriato delle menti. Se l’uomo non è più uomo, allora Dio è morto davvero, come sosteneva Nietzsche?

In qualche modo sì, perché oggi abbiamo scavalcato il filosofo tedesco; noi rischiamo di assistere dopo la morte di Dio anche alla morte dell’uomo. Parlo di morte non perché il suo involucro, il corpo, scompaia dall’orizzonte dei sensi, ma perché il suo involucro non ha più un abitante. Non c’è nulla nell’uomo che sia vivo se non ha in sè un anelito alla giustizia e alla bellezza.


C’è quindi un profondo legame tra bellezza e politica, intesa come saggezza della gestione della polis, arte della città-stato, del vivere comune.

Secondo Carl Schmitt la politica è inevitabilmente conflitto; questo non deve portare al rifiuto della politica ma alla ricerca del nostro conflitto interiore. Ogni cosa che rimuoviamo dalla nostra psiche ci torna addosso a livello onirico, nei disagi del corpo e nei malesseri della salute, quando abbassiamo la guardia. Perché la dimensione del conflitto è propria dell’uomo e non possiamo liberarcene, dobbiamo attraversarla. La natura interiore dell’uomo è già in sé stessa conflitto, quindi la bellezza è scoprire il proprio conflitto e smettere di proiettarlo fuori, che siano liti o guerre. Una visione alta della politica implica la visione del conflitto interiore per superare l’individualismo: così ci si apre al proprio conflitto e anche nei confronti dell’altro.

Vorrei adesso rivolgere io una domanda a chi legge.


Prego.

Vorrei chiedere a tutti coloro che occupavano le piazze quando si ribellavano al Green Pass: ma dove diavolo siete? Avete temuto il siero nel braccio e non vi agitate per l’atomica sotto al sedere. Uso il termine diavolo, etimologicamente ciò che divide, non a caso. Non dobbiamo dividere, dobbiamo unire.

La mia domanda è un richiamo: stiamo dando tutto quello che possiamo dare per questa causa?

Poco sopra ho affermato che le istituzioni che impediscono ai referendum di essere conosciuti sono fuorilegge, ma lo siamo anche noi se non ci impegnamo per questa causa. Siamo fuori dalla legge morale e anche da quella civile che ci impone la difesa del diritto. Sembra un paradosso ma non lo è: è dovere di ciascuno di noi difendere il Diritto.


P.S. Come l'AntiDiplomatico siamo ancora in attesa del responso di Youtube sulla decisione di censurare il nostro docufilm "Referendum" (regia di Michelangelo Severgnini). 

Il film è presente su Vimeo:

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