Dall’allerta Charlie a Camp Darby, il territorio pisano e livornese è zona di guerra

Dall’allerta Charlie a Camp Darby, il territorio pisano e livornese è zona di guerra

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di Federico Giusti

Siamo in guerra anche senza saperlo, senza avere preso pienamente coscienza della situazione.

E basterebbe guardare alle decisioni del Pentagono in Europa, all’annuncio di una allerta, nome in codice Charlie, per tutte le basi Usa e Nato in Italia annunciando il pericolo di imminenti attacchi terroristici. E questa allerta, la seconda in ordine di importanza, riguarda le basi sul nostro territorio ma anche di altri paesi europei, è facile immaginare, nel nome della sicurezza nazionale e internazionale, decisioni tali da mettere in discussione la cosiddetta sovranità nazionale. La guerra ci riguarda direttamente perché l’Italia ha continuato a inviare armi ad Israele anche all’indomani del 7 Ottobre quando era del tutto evidente il genocidio del popolo palestinese.

Di questi argomenti il movimento contro la guerra non parla, eppure dovrebbe riguardaci da vicino, non basta chiedere la fine di ogni rapporto con le università israeliane, la militarizzazione delle scuole e delle università è iniziata da anni, numerose fondazioni e aziende di armi sono guidate da esponenti del centro sinistra

Dopo l’approvazione dell’Autonomia Differenziata da parte del Parlamento, iniziamo a comprendere le responsabilità oggettive del centro sinistra con ma modifica del Titolo V della Costituzione, la fine del proporzionale e l’elezione diretta dei Sindaci, la ubriacatura federalista nel buon nome dell’Europa delle Regioni che mirava direttamente all’indebolimento degli stati nazionali, della sovranità su innumerevoli materie come quelle fiscali ed educative.

Per capire il nesso tra autonomia differenziata e riforma della scuola rinviamo ad un dossier La Scuola 4.0 nel quadro dell’autonomia differenziata e alla notizia del lancio della Fondazione per la Scuola Italiana, un ente no profit vede presenti Leonardo S.p.A., Enel S.p.A., Autostrade per l’Italia S.p.A. e le banche UniCredit e Banco BPM.

Da qui ad ipotizzare la lenta erosione della scuola pubblica il passo è breve, al resto ci penserà la autonomia differenziata che è lo sbocco obbligato di un percorso decennale iniziato proprio con l’infatuazione a sinistra verso il sistema elettivo maggioritario, il federalismo e con la svolta del premierato del Governo di destra.

Per tornare alla guerra, da settimane le realtà pisane attendono risposte dalla Navicelli Spa, società partecipata dal Comune di Pisa, dopo la notizia che una agenzia legata al Governo Usa ha commissionato i lavori di dragaggio e ampliamento del Fosso dei Navicelli che collega la base al mare. Quei lavori erano stati espressamente richiesti 20 anni fa dal Pentagono che voleva collegare la base di Camp Darby via ferrovia e via mare (dal Fosso dei Navicelli si arriva al porto di Livorno) ed eseguiti con l’attiva collaborazione delle Giunte locali di destra e di sinistra. Le mancate risposte non riguardano solo il fatto che questi lavori sono stati direttamente commissionati da una Agenzia legata al governo americano ma perfino un capannone nella area di pertinenza della Navicelli Spa chiuso per non meglio precisate ragioni di sicurezza, capannone dove hanno lavorato per anni dipendenti pubblici e privati. E le opere di ampliamento e dragaggio del Fosso non sono una richiesta civile, della cantieristica locale, ma bensì militare.

Gli Enti locali sono silenti e fedeli esecutori degli ordini militari, prova ne siano i recenti stanziamenti per la base del Tuscania da realizzare tra Pisa e Pontedera, anche in questo caso alle domande o si risponde con il silenzio o con l’invito di rivolgersi al Ministero della Difesa per avere maggiori ragguagli. Siamo andati ben oltre il progetto iniziale, è stato sufficiente leggere la relazione allegata al Dl infrastrutture per ricevere informazioni sui costi, sulle superfici e sulle tempistiche di avvio dei lavori per la nuova base: 520 milioni di euro per 140 ettari nei comuni di Pisa e Pontedera dieci anni di lavori per realizzare la base del Tuscania. Citiamo parte della conferenza stampa del consigliere comunale Auletta di Una città in comune insieme al movimento No Base… da aggiungere alla spesa prevista anche i 120 destinati alla bonifica del reattore presente al Cisam, già previsti e dovuti da oltre 20 anni (come ribadito anche in una recente relazione della Corte dei Conti), restano 400 milioni di euro (più del doppio dei 190 previsti a inizio del 2022) destinati ad alimentare la guerra e l’economia di guerra. Di questi, come abbiamo denunciato già negli scorsi giorni, 92.5 milioni sono già stanziati per il primo lotto: 72.5 con il DPCM del 9 maggio 2022, e 20 milioni con DL infrastrutture. I primi vengono dal Fondo di Sviluppo e Coesione, mentre i secondi dal Ministero delle infrastrutture, con l’intento non dichiarato, ma evidente, di avviare i cantieri entro la fine dell’anno. Per i restanti 400 milioni di euro ad oggi previsti, ma che lieviteranno ulteriormente, non è specificato da dove saranno presi. I costi lievitano anche per l’imponente aumento delle superfici: dai 70 ettari previsti inizialmente sull’area di Coltano si passa, guardando le superfici indicate nella mappa presente nei documenti disponibili alla commissione, a circa 130 ettari Chi stupidamente esultava davanti alla notizia di una base militare, per i carabinieri del Tuscania e del reparto cinofili, non relegata alla sola Coltano oggi scopre che rispetto al progetto iniziale della base i costi sono raddoppiati come anche le superfici interessate.

Da mesi ormai attorno a Camp Darby registriamo la presenza di convogli militari, di controlli stringenti sul territorio, è risaputa la partenza dalla base Usa sul territorio pisano di ingenti quantitativi di armi destinati alle varie aree del globo.

La notizia recente dello stanziamento di 20 miliardi di euro per il primo lotto della base del Tuscania rappresenta solo l’inizio di uno stanziamento complessivo con spesa di quasi 73 milioni di euro solo per “l’espletamento delle attività di programmazione, progettazione approvazione dei progetti e gli affidamenti dei lavori” attingendo direttamente dai Fondi di Sviluppo e Coesione. I governi cambiano colore ma non le politiche, li accomuna la militarizzazione dei territori tanto che il vecchio decreto, e il relativo stanziamento per la base del Tuscania, sono rimasti vigenti anche dopo le modifiche all’impianto dell’opera intervenute successivamente con il coinvolgimento del comune di Pontedera dove vogliono costruire un poligono di tiro e una pista per l’addestramento dei piloti militari.

Sempre dalla denuncia del consigliere Auletta leggiamo che “I 20 milioni sono aggiuntivi ai 72,5 milioni già previsti nel 2022 solo per il primo lotto, che verrebbe così ad oggi a costare 92,5 milioni di euro? E cosa si prevede in questo primo lotto?”.

Una ulteriore base militare sul territorio pisano con costi annunciati che si dimostreranno inferiori a quelli reali, una superficie interessate di gran lunga superiore al disegno iniziale dopo mesi di trattative e tavoli con gli Enti locali e le Forze armate.

La militarizzazione dei nostri territori è una priorità non solo per il Governo Usa ma anche per l’atlantista esecutivo Meloni e di conseguenza per gli Enti locali che, come avvenuto con il potenziamento di Camp Darby, si metteranno a disposizione per realizzare i voleri Usa e Nato.

Per queste ragioni urge partecipare a tutte le mobilitazioni contro la base del Tuscania ma nella consapevolezza che allo stesso tempo si deve denunciare tutta la militarizzazione del territorio pisano senza dimenticare il ruolo nevralgico di Camp Darby e della Nato. E oggi denunciare il ruolo della Nato è un elemento diviso perché parte del movimento contro la guerra si sottrae scientemente alle mobilitazioni contro una Alleanza che non è mai stata difensiva come stupidamente detto da qualche esponente di sinistra per il quale non sarebbero maturi i tempi per uscire dalla Alleanza Atlantica. Non sarà un percorso facile visto che ad oggi nessun membro attivo della Nato è uscito dalla stessa, al contempo tacere sul ruolo di questa alleanza, sulla massima allerta annunciata dagli Usa nei territori italiani, non aiuterà il movimento contro la guerra a crescere e radicarsi in territori nei quali il centro destra, promettendo opere di compensazione, ha acquisito consensi crescenti.

A cura di No Camp Darby.

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