Da che parte sta l'India?

L'India si rifiuta di cedere alle crescenti pressioni globali, bilanciandosi abilmente tra Oriente e Occidente. Con l'acuirsi della rivalità tra Stati Uniti e Cina, la strategia di Nuova Delhi è chiara: giocare da entrambe le parti finché può, raddoppiando allo stesso tempo le proprie credenziali da solista.

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Da che parte sta l'India?

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di Ricardo Martins* - NEO

L'India si trova oggi ad un bivio geopolitico, camminando su un filo precario tra alleanze globali in competizione. Con un piede ben piantato sia nella strategia di contenimento guidata dagli Stati Uniti contro la Cina sia nella coalizione BRICS guidata da Cina e Russia, l'atto di equilibrio dell'India solleva seri interrogativi: 

Per quanto tempo Nuova Delhi potrà continuare questo doppio passo diplomatico? Washington può davvero contare sull'India nei suoi sforzi di contenimento della Cina? E l'India può ancora rivendicare in modo credibile un ruolo di primo piano nel Sud globale, pur allineandosi sempre più strettamente alle potenze occidentali?

In fondo, l'India cerca un ruolo più importante sulla scena mondiale. Come ha dichiarato recentemente il ministro degli Esteri S. Jaishankar al Carnegie Endowment for Peace, l'India aspira a diventare una vera “potenza mondiale”.

Per perseguire questo obiettivo, il governo del Primo Ministro Narendra Modi ha definito un piano ambizioso: far progredire l'economia digitale, aumentare la produzione di hardware e sviluppare dodici zone industriali con una maggiore attenzione al capitale umano.

Ma l'ambizione di una grande potenza richiede spesso scelte difficili. E sempre più spesso le scelte dell'India sembrano orientarsi verso Washington.

Fare il gioco dell'America, per ora

La recente visita del vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance in India ha segnato una svolta significativa. L'India ha accettato di sostenere gli Stati Uniti nella loro guerra economica contro la Cina imponendo una tariffa di salvaguardia del 12% sull'acciaio cinese. In cambio, l'India ha ottenuto concessioni chiave: percorsi di immigrazione più facili per i talenti indiani, maggiori opportunità per le società di servizi indiane negli Stati Uniti e promesse di maggiori investimenti diretti esteri americani.

La partecipazione dell'India al Quadrilatero - accanto a Stati Uniti, Giappone e Australia - consolida ulteriormente la sua inclinazione strategica a contrastare militarmente la Cina nell'Indo-Pacifico. Dal punto di vista di Nuova Delhi, il rafforzamento dei legami con Washington offre accesso alla tecnologia, agli investimenti, alla cooperazione in materia di difesa e una maggiore voce nella governance globale.

JD Vance, un forte critico della globalizzazione tradizionale, immagina un nuovo tipo di relazione economica che, paradossalmente, fa rivivere la vecchia logica coloniale dell'estrazione dei talenti. L'India, orgogliosa del suo ethos nazionalista sotto la guida di Modi, corre il rischio concreto di cadere nella trappola della “fuga dei cervelli”, in cui i suoi migliori e più brillanti vengono sottratti per sostenere l'economia americana.

Questa tensione tra orgoglio nazionalista e pragmatismo economico globale è una contraddizione che l'India deve affrontare.

E i BRICS?

Dall'altro lato, l'India rimane un membro integrante dei BRICS e dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, alleanze sempre più viste come poli alternativi al potere occidentale. Questi blocchi, soprattutto dopo l'Ucraina, si sono avvicinati sotto la guida della Cina e della Russia.

Tuttavia, il comportamento dell'India all'interno dei BRICS si discosta sempre più dall'orientamento geopolitico più ampio del blocco.

Ad esempio:

  • Conflitto in Ucraina: Nonostante la dichiarazione di neutralità, i proiettili di artiglieria di fabbricazione indiana arrivano in Ucraina attraverso intermediari europei.
  • Conflitto di Gaza: Mentre gran parte del Sud globale condanna le azioni di Israele come coloniali, di apartheid e di genocidio, l'India si è orientata verso il sostegno a Israele, spinta in parte dalla sua politica interna e dal rapporto difficile con la sua minoranza musulmana.
    L'adesione dell'India ai BRICS appare, a volte, più transazionale che ideologica. A differenza del Brasile o del Sudafrica, Nuova Delhi non sembra desiderosa di allinearsi completamente al tono sempre più anti-occidentale del blocco.

E la Cina, presunto partner BRICS dell'India, non è un amico. Le tensioni al confine con il Ladakh, la rivalità economica e la diffidenza nei confronti della Belt and Road Initiative cinese hanno reso le relazioni tra i due giganti molto tese.

Pertanto, sebbene l'India rimanga ufficialmente nei BRICS, è chiaro che Nuova Delhi non condivide più la visione di fondo del gruppo di un fronte unificato del Sud globale alternativo all'Occidente. L'India non si vede in questa equazione.

Il rapporto dell'India con la Cina e i BRICS è ancora vantaggioso

Per quanto riguarda le relazioni commerciali, la Cina è ancora il principale partner commerciale dell'India. Nonostante le tensioni, il volume degli scambi commerciali tra India e Cina è impressionante, con 118,4 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2023-24. L'India importa beni cinesi fondamentali, in particolare elettronica, macchinari, prodotti farmaceutici e materie prime necessarie per le sue industrie, e dipende fortemente dalla Cina per prodotti come microprocessori, chip di memoria e semiconduttori.

L'India deve fare affidamento sulla catena di approvvigionamento della Cina, per cui un completo disaccoppiamento non è ancora possibile. Molti settori in India, come le telecomunicazioni, la produzione di elettronica e i prodotti chimici, dipendono fortemente dai beni intermedi cinesi.

Attraverso i BRICS e l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), l'India condivide con la Cina una piattaforma dove può influenzare i dibattiti sulla governance globale (ad esempio, spingendo per la riforma del FMI, della Banca Mondiale e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite) e presentarsi come leader del Sud Globale accanto alla Cina.

La presenza nei BRICS e nella SCO offre all'India una forma di “assicurazione” contro l'isolamento totale se le tensioni con gli Stati Uniti dovessero aggravarsi ulteriormente. L'India mantiene una certa influenza mantenendo canali aperti con la Cina e la Russia.

Quanto è sostenibile il gioco di equilibri dell'India?

La domanda centrale rimane: L'India può continuare a “fare il doppio gioco” all'infinito?

A breve termine, sì. L'India trae vantaggio dall'ambiguità strategica. Estrae concessioni sia da Washington che da Pechino, mantenendo al contempo l'autonomia strategica. Ma a lungo termine, con l'intensificarsi della competizione globale tra Stati Uniti e Cina, lo spazio per il “fence-sitting” si ridurrà.

Washington finirà per chiedere un allineamento più esplicito: militare, tecnologico e politico. I politici statunitensi considerano già l'India non solo come un partner economico, ma come un potenziale “perno” di qualsiasi futura coalizione per controbilanciare l'ascesa della Cina.

Allo stesso modo, Cina e Russia potrebbero diventare sempre più diffidenti nei confronti della duplicità dell'India all'interno dei BRICS. Se l'India si vedrà ulteriormente non allineata con gli obiettivi dei BRICS, potrebbero aumentare le pressioni per isolare diplomaticamente Nuova Delhi, o addirittura per espellerla.

Conclusioni: L'India cederà alla pressione della scelta?

Oggi l'India rimane abilmente “sulla barricata” grazie a una diplomazia di prim'ordine, che manovra per massimizzare le sue opzioni strategiche. Ma le recinzioni non sono case permanenti. Con l'inasprirsi della rivalità tra Stati Uniti e Cina, che si trasformerà in una nuova guerra fredda, l'India dovrà affrontare una pressione crescente per scegliere da che parte stare, o rischiare di perdere la fiducia di entrambi.

Mentre l'India aspira a diventare una “potenza mondiale”, le vere grandi potenze non sono definite solo dalle loro dimensioni e dalla loro economia, ma dalla loro capacità di guidare, di scegliere e di difendere qualcosa.

Tuttavia, l'India non percepisce l'urgenza di fare una scelta strategica definitiva tra l'approfondimento della partnership con l'Occidente guidato dagli Stati Uniti, con il rischio intrinseco di diventare un junior partner, o l'enfatizzazione del suo ruolo all'interno dei BRICS.

Al contrario, l'India è determinata a resistere alle pressioni esterne e a mantenere il più a lungo possibile il suo duplice allineamento, continuando a giocare su entrambi i fronti per massimizzare i propri interessi nazionali, raddoppiando al contempo le proprie credenziali da solista.

(Traduzione de l'AntiDiplomatico)

*Laureato in Sociologia con specializzazione in politiche dell'UE e relazioni internazionali

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