Colonial Covid: il caso della Tanzania

Colonial Covid: il caso della Tanzania

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Il Simplicissimus*

 

Nel mondo occidentale, i leader africani sono invisibili, finché non attirano le ire degli sfruttatori globalisti e della Curia Pandemica, dell’Oms, dei  filantropi ossessionati dai virus e dei media che peraltro sono in gran parte proprietà della filiera degli straricchi. Mercoledì 17 marzo, la notizia irreale e triste è arrivata dalla Tanzania: “Abbiamo perso il nostro coraggioso leader, il presidente John Magufuli , che è morto per una malattia di cuore”, ha detto il vicepresidente del Paese, Samia Suluhu Hassan , in una trasmissione televisiva che ha lasciato tutti attoniti e ha rivelato a chi è ancora capace di vedere, l’esistenza di un nuovo ordine coloniale pandemico: non importa ciò che Magufuli potesse aver fatto per la Tanzania,  riuscendo in pochi anni a portala dalla estrema povertà a un Paese dal reddito medio come ha attestato la Banca mondiale, realizzando  la migliore ferrovia elettrificata dell’Africa che peraltro è ancora un sogno negli Usa. Cciò che conta è che egli fosse deciso a far pagare le tasse e i diritti ai padroni delle miniere che da tempo immemorabile rapinano le risorse minacciando di chiuderle e che fosse anche deciso a  proteggerla dalle devastazioni economiche della narrazione pandemica:. Il suo rifiuto di farsi travolgere dalla narrazione non poteva essere sopportato tanto più che Magufuli si era preso gioco del test Pcr su cui l’OMS faceva affidamento per giustificare il blocco globale, il terrore e il lancio di vaccini mostrando che esso poteva dare risultati positivi anche su campioni non umani o addirittura inanimati. Da sottolineare il fatto che la stessa Organizzazione mondiale della sanità ha alla fine declassato e sconfessato i test Pcr , ma non prima che fossero stati venduti tamponi per 100 miliardi  e vaccini per 400. 

Hanno fatto passare il leader della Tanzania per un barbaro e uno sprovveduto, ma in realtà Magufuli aveva conseguito nel 1998  la laurea in scienze dell’educazione, specializzandosi in chimica e matematica come materie di insegnamento presso l’Università di Dar es Salaam, successivamente ha conseguito un master e un dottorato in chimica e alla fine del 2019, è stato insignito di un dottorato onorario dall’Università di Dodoma per il miglioramento dell’economia del paese. Insomma era cento volte più competente dell’attuale direttore generale dell’Oms l’eritreo Tedros Adhanom che finge una laurea in biologia conseguita in una sorta di università – scuola tecnica  fondata dalle suore comboniane ma che a causa di varie vicissitudini non ha mai realmente funzionato e nel 2000 è stata praticamente chiusa.

Comunque non gli hanno mai perdonato di aver sospeso il capo del National Health Laboratory della Tanzania, Nyambura Moremi, di aver formato e ha formato un comitato investigativo di 10 persone sui numeri della pandemia e di non aver ottemperato alla fiera dei confinamenti e dei blocchi per ottenere i quali l’Ue aveva dato 27 milioni: si è ribellato come Bielorussia e Burundi all’ordini del giorno del globalismo. A rigore avrebbe dovuto essere una strage e invece al 18 marzo, i numeri ufficiali, secondo Our World In Statistics erano: 509 casi, 183 guariti e 21 decessi, dal 22 gennaio 2020. Facendo la proporzione con gli abitanti noi avremmo dovuto avere 30 morti, anzi molto di meno vista la prigionia in cui ci tengono da un anno. Siccome l’occidente è diventato volgare e stupido  hanno tentato di dire che era morto di Covid, quasi fosse una legge del contrappasso o una “giustizia poetica” come ha scritto qualche illustre fogliaccio idiota per appagare gli impauriti che naturalmente non sopportano chi rischia di rottamare i loro alibi nell’accettare la sudditanza. E per dare un monito a chi osa combattere per libertà.  

 

*Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore

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