Cina-Africa: evoluzione strategica tra pari

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Cina-Africa: evoluzione strategica tra pari

 

di Fabio Massimo Parenti* - CGTN

La visita del Vicepresidente cinese Han Zheng in Kenya, Sudafrica e Seychelles, dal 22 al 30 marzo, si inserisce in una congiuntura tutt’altro che ordinaria. Il 2026 segna l’avvio del 15º Piano Quinquennale della Repubblica popolare cinese e coincide con il 70º anniversario delle relazioni diplomatiche tra Cina e Africa. Due elementi che, letti insieme, restituiscono il senso profondo della visita.

Queste visite confermano la volontà sino-africana di trasformare una relazione storica di amicizia in una piattaforma di integrazione strutturale di lungo periodo, in cui pianificazione interna e politica estera cinese tendono sempre più ad allinearsi. Questo è l’approccio cinese alle relazioni internazionali, che negli ultimi 26 anni, sotto la piattaforma multilaterale del FOCAC, ha dimostrato di proporre un modello alternativo di cooperazione, fondato sulla ricerca di benefici reciproci e sul coordinamento politico di lungo periodo. Un segno tangibile dei progressi nelle relazioni Cina-Africa è rappresentato dal nuovo quadro commerciale favorito dalla politica cinese di progressiva riduzione o eliminazione dei dazi per numerosi paesi africani a partire dal 1° maggio. Queste misure sono state discusse e approfondite, soprattutto nelle visite a Nairobi e alle Seychelles, al fine di facilitare le esportazioni, agricole e manifatturiere, ma anche di realizzare un’integrazione più bilanciata nelle catene del valore globali.

In una fase segnata da tensioni sistemiche, frammentazione commerciale e ridefinizione degli equilibri globali, la relazione Cina-Africa appare sempre più come uno dei laboratori in cui si sperimentano forme di cooperazione diverse da quelle consolidate nel secondo dopoguerra. La visita di Han Zheng segnala dunque una possibile accelerazione di questo processo di cooperazione di qualità basato sul rispetto reciproco e sul mutuo beneficio.

Nel corso della prima visita di Han Zheng in Kenya è emerso con chiarezza il tentativo di andare oltre la tradizionale centralità delle grandi opere infrastrutturali, per spingere la relazione bilaterale verso commercio, co-produzione e accesso semplificato al mercato cinese. La visita ha sottolineato il consolidamento di una nuova agenda economica in cui la cooperazione si lega tanto alla connettività, quanto all’export keniano, alla promozione industriale e all’integrazione commerciale. A Nairobi, le due parti hanno rilanciato la cooperazione pratica, firmando diversi strumenti di cooperazione, e hanno dato rilievo all’accordo che aprirà, dal mese di maggio, un accesso duty-free e quota-free al mercato cinese per un’ampia gamma di prodotti delle esportazioni keniane. In questo senso, il Kenya rappresenta bene l’evoluzione qualitativa dei rapporti Cina-Africa, in cui si dà meno centralità al credito per le infrastrutture e più attenzione alla capacità dei partner africani di utilizzare il rapporto con la Cina per riequilibrare, almeno in parte, le proprie strutture produttive e commerciali.

In Sudafrica, la nona sessione plenaria della Commissione bilaterale ha dichiarato che “le relazioni sino-sudafricane sono entrate nell’era d’oro”, confermando la centralità del paese come hub industriale e finanziario del continente. Il rafforzamento della cooperazione commerciale si sta orientando sempre più verso una stretta integrazione nelle catene del valore, con un’attenzione particolare ai settori energetici, manifatturieri e infrastrutturali. Non a caso, nel corso degli incontri di Città del Capo, entrambe le parti hanno insistito sul ruolo strategico della Commissione come meccanismo di coordinamento di lungo periodo e sul potenziale di espansione della cooperazione in porti, ferrovie e reti stradali, cioè nei nodi materiali dell’integrazione regionale africana.

La tappa nelle Seychelles assume infine un significato politico particolare. Da un lato, essa richiama la dimensione marittima e indo-oceanica della proiezione cinese in Africa; dall’altro, mostra come la cooperazione cinese si estenda anche ai piccoli Stati insulari, secondo una logica di partenariato formalmente egualitario.

Qui il focus è soprattutto sui settori dell’economia blu, della connettività, della cooperazione mediatica e della facilitazione commerciale. La visita ha coinciso con il 50º anniversario delle relazioni diplomatiche tra Cina e Seychelles e con la riaffermazione della partnership strategica del 2024.

Si tratta, nel complesso, di una cooperazione che mira a ridurre le asimmetrie storiche, provocate dall’Occidente, senza riprodurre meccanicamente gli schemi classici della dipendenza. In questo senso, il riferimento alla “comunità dal futuro condiviso Cina-Africa” va letto come l’indicazione di un orizzonte politico-economico di coordinamento di politiche industriali, di interconnessione infrastrutturale, di facilitazione commerciale e di crescente articolazione di circuiti finanziari e diplomatici alternativi.

Ciò che emerge è la volontà di consolidare un’integrazione già in atto, rendendola più coerente, pianificata e politicamente condivisa. In altre parole, siamo di fronte a una relazione che tende a spostarsi dalla logica dell’interscambio a quella di una cooperazione di qualità più inclusiva, articolata e strategica.

Probabilmente, è proprio in questo passaggio che si gioca una parte significativa delle trasformazioni in corso nell’economia politica globale.

*Fabio Massimo Parenti è professore associato di studi internazionali e Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia

Fabio Massimo  Parenti

Fabio Massimo Parenti

L'autore Fabio Massimo Parenti è professore associato di studi internazionali, Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia e membro di Earth Charter International China.
Le sue ultime pubblicazioni sono: La via cinese. Sfida per un futuro condiviso, Meltemi, 2023; Chinese Way: Overcoming Challenges for a Shared Future (English Edition), 2024

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