Cina offre forniture energetiche a Taiwan in cambio della "riunificazione"
Pechino tende la mano a Taiwan mentre la guerra in Medio Oriente mette a rischio le importazioni energetiche dell'isola. Il governo taiwanese respinge la proposta
di Francesco Fustaneo
La Cina ha offerto a Taiwan stabilità energetica in cambio della riunificazione. Con le rotte marittime nello Stretto di Hormuz interrotte a causa del conflitto in Medio Oriente, l'isola – che importa un terzo del suo GNL dal Qatar – si trova esposta a gravi rischi di approvvigionamento.
L'offerta, anche se i media cinesi si guardano bene dal definirla come tale è arrivata mercoledì da Chen Binhua, portavoce di Pechino dell'Ufficio per gli Affari di Taiwan: "Siamo pronti a garantire ai nostri compatrioti taiwanesi forniture stabili e affidabili di elettricità, gas naturale e petrolio una volta raggiunta la riunificazione pacifica".
Pechino dipinge uno scenario da "vantaggio reciproco": dopo l'unificazione, la piena connettività tra le due sponde dello Stretto risolverebbe le carenze croniche dell'isola, garantendo energia "più economica, pulita e stabile". La Cina vanta la più grande rete elettrica pulita del mondo, con una affidabilità superiore al 99,9% .Il Paese che contestualmente è pure il principale importatore mondiale di petrolio, la scorsa settimana ha vietato le esportazioni di carburante almeno fino alla fine di marzo, nel tentativo di prevenire future carenze interne, secondo quanto riferito da alcune fonti, riducendo le esportazioni che lo scorso anno ammontavano a 22 miliardi di dollari. I dati delle Dogane cinesi mostrano inoltre. che tra gennaio e febbraio 2026 le importazioni di greggio sono salite del 15,8% su base annua, fino a 96,93 milioni di tonnellate, pari a circa 11,99 milioni di barili al giorno. Nello stesso arco di tempo le raffinerie hanno lavorato di più rispetto a un anno fa e, secondo le ricostruzioni degli operatori del settore, una parte del maggior afflusso è confluito in scorte.
Ritornando alla proposta cinese, sta suscitando per le tempistiche in cui arriva, particolare interesse tra gli analisti: questo è infatti un momento storico dove gli storici rivali statunitensi che supportano da lungo tempo Taiwan, sono da una parte impegnati in Iran, dall’altro comunque forniscono intelligence e armi all’Ucraina contro i russi e reduci da un atto di pirateria internazionale in Venezuela.
Gli USA non hanno esitato in tutti questi mesi a effettuare mosse per osteggiare l’espansione del Dragone e anche quello che sta accadendo in Iran e’ in parte un tentativo di frenarne l’espansione.
E’ nota la pazienza e l’arte della diplomazia cinese, ma fino a quando potrà durare ? Fino a quando sarà possibile per Pechino, non cedere a provocazioni e rimandare un conflitto per Taiwan, che considera, anche in virtù delle risoluzioni Onu, parte integrante e irrinunciabile del proprio territorio?
Taiwan da parte sua ha già assicurato forniture alternative per i prossimi mesi, inclusi carichi dagli Stati Uniti, appunto, sui principale alleato internazionale.
Al momento dunque la risposta taiwanese è stata secca: il governo dell'isola respinge le rivendicazioni di sovranità cinese e ribadisce che solo il popolo taiwanese può decidere il proprio futuro. Nessun grande partito a Taiwan sostiene il modello "un paese, due sistemi" proposto da Pechino.

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