Andrea Zhok - Dalla "novax-fobia" alla russofobia

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Che siano libri per bambini esclusi dalle fiere, cocktail ribattezzati, lezioni universitarie annullate, direttori d'orchestra banditi, musicisti esclusi dai concorsi, ecc. ecc. la russofobia si è scatenata con la stessa furia con cui nell'ultimo anno si era scatenata la "Novax-fobia".
 
Niente unisce queste due tematiche nel merito, ma molto le unisce nel metodo.
 
Qui si vede in piena luce la degenerazione terminale e rapidissima della cultura liberale in occidente, che vive da sempre una intima contraddizione: essa si vende sul mercato politico come sostenitrice della libertà e del rispetto individuale, ma di fatto favorisce e rispetta solo quelle libertà e quelle individualità che non disturbano il manovratore economico (e che consentono la differenziazione dei mercati), mentre è assolutamente impietosa verso le libertà che toccano o vogliono cambiare la forma di vita mercificata che il liberalismo ha imposto.
 
La libertà liberale è la libertà dei beni posizionali (di status) e delle forme di svago, dei circenses (che a differenza di quelli romani sono però da acquistare sul mercato privato).
 
Se le circostanze scrostano via la verniciatura del "mondo libero" sotto rimane una visione autoritaria e manichea della società e del mondo, una visione che non riesce neanche ad immaginare che altri possano vedere le cose altrimenti, che si possa cercare altro nella propria esistenza rispetto all'intrattenimento e alla competizione per accedere a paradisi artificiali con un cartellino del prezzo.
 
E d'altro canto le pressioni di un sistema che abitua alla sottomissione ipocrita e alla competizione senza limiti generano elevatissimi tassi di frustrazione, e con ciò un bisogno primario di intrattenimento e paradisi artificiali, senza la cui prospettiva l'esistenza apparirebbe intollerabile.
Perciò, verso chi minaccia questo fragile equilibrio tra stress insensato e riacquisizione delle forze per tollerare ulteriore stress, si può scatenare immediatamente e senza remore tutto l'odio rimosso, tutta la frustrazione repressa.
 
E questa frustrazione può esercitarsi verso le parti eterodosse della propria società demonizzando il "nemico interno" e creando capri espiatori, così come può esercitarsi all'esterno verso ogni forma di vita diversa dalla propria, percepita come assurda e impossibile, da ignorare se insignificante o sradicare se ingombrante.
 
E' perciò che la situazione presente è così pericolosa: sotto la vernice buonista l'occidente è pervaso da un ribollire di frustrazione aggressiva che preme per sfogarsi, che brama di mettere l'elmetto o meglio, di farlo mettere a qualcun altro a nome suo, sfogando le proprie nevrosi per procura. (La guerra per procura è stata la grande soluzione del liberalismo occidentale, che lungi dall'aver vissuto 70 anni di pace, ha fomentato o condotto guerre ovunque nel mondo, ma con lo stile distaccato di un videogioco, qualcosa che si può mollare in ogni momento per ritornare al proprio ingranaggio produttivo.)
 
 
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Andrea Zhok

Andrea Zhok

Professore di Filosofia Morale all'Università di Milano

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