AI e CEO-Monarca: il nuovo piano politico delle Big Tech

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AI e CEO-Monarca: il nuovo piano politico delle Big Tech


di Alessandro Bartoloni

Che cosa è l’Anticristo? Secondo Peter Thiel, il miliardario fondatore di Palantir, è un governo mondiale fondato sulla pace e la sicurezza dei cittadini nel quale non esistono più gerarchie di genere e di razza tra le persone. E nel quale la libertà è completamente scomparsa a causa di una sorveglianza totale degli individui. La sua proposta per salvare il mondo dalla venuta di questo “anticristo” è quanto meno originale: rilanciare il capitalismo in occidente liberandolo da ciò che lo frena (burocrazia, politiche ambientali, stato sociale) e dare pieni poteri politici ai magnati del tech.

Pura follia? Forse, ma nell’occidente post-democratico anche le bizzarre e fantasiose visioni politico-religiose di un miliardario statunitense potrebbero determinare tramite progetti politici e soprattutto il monopolio esercitato sui servizi tecnologici “fondamentali” la nostra vita quotidiana nei prossimi anni. Già oggi i software di Palantir sono usati dalle più importanti intelligence occidentali e hanno avuto un ruolo decisivo, solo per citare i casi più eclatanti, nel rapimento di Maduro, e nella guerra in Iran.

Thiel è stato a Roma poco tempo fa, dal 15 al 18 marzo, per tenere un ciclo di conferenze di seminari sull’Anticristo. Puro Folklore? Fino a un certo punto. Visto che Thiel oltre a essere uno degli uomini più potenti al mondo è diventato un trumpiano di ferro, e insieme ad altri “tecnofeudatari” e uomini dell’amministrazione americana sta cercando una saldatura politica e ideologica con l’estrema destra europea. Una saldatura facilitata dagli accordi che le sue aziende hanno siglato da tempo con i governi europei. Il gruppo Palantir ha partnership col ministero della Difesa britannico, con quello tedesco, e con quello degli Interni francese. Per quanto riguarda l’Italia i rapporti sono continuativi e strutturati da oltre 10 anni: dalle collaborazioni nel settore sanitario e manifatturiero, a quello della Difesa. Dall’inchiesta fatta dal quotidiano Domani, emergono gare di appalto a oggetto «programma Palantir» da 1,3 milioni e 950mila euro, e una «procedura negoziata» e «secretata» del 2024, per la fornitura di Palantir Gotham dal valore di un milione di euro. Gotham è utilizzato soprattutto da forze armate, intelligence, polizia e agenzie di sicurezza per integrare e analizzare grandi quantità di dati provenienti da fonti diverse per ricostruire relazioni tra persone, eventi, luoghi o transazioni, visualizzare le connessioni e individuare pattern o anomalie, per supportare operazioni investigative o militari. Il software è stato usato dall’ICE nelle recenti deportazioni di migranti a Minneapolis, e dall’esercito israeliano a Gaza.

Per capire meglio le “mire politiche” Palantir e la sua “visione del mondo”, possiamo guardare anche al suo CEO il miliardario e amico intimo di Thiel, Alex Karp. Da qualche mese Karp calca palchi di sale convegni e rilascia dichiarazioni inquietanti come quella alla CNBC nella quale dichiara che l'intelligenza artificiale finalmente minerà l'influenza degli "elettori altamente istruiti, spesso donne", per dare invece più potere ai “maschi della classe operaia”. O quelle in cui afferma che i crimini di guerra dovrebbero essere legalizzati. Nel suo manifesto programmatico ‘The Technological Republic’, Karp, in linea con Thiel, scrive che la propria missione è quella di far uscire l’occidente dal declino instaurando una tecnocrazia dove gli Stati Uniti guideranno una civiltà sempre più letale, privatizzata, e priva di idee degradanti come quelle socialiste o “woke”. Da dove provengono queste idee? Se pensassimo che questo sogno di una civiltà completamente privata di uno stato sociale, “turbocapitalista”, indifferente al diritto internazionale e governata dagli oligarchi che detengono le chiavi dei servizi tecnologici fondamentali sia un sogno relativamente recente, ci sbaglieremmo. Fin dagli anni ’90 negli Stati Uniti esiste una vera e propria corrente culturale che diffonde e crede fermamente in queste idee. La differenza sostanziale è che oggi grazie alla vittoria di Trump questa corrente è stata integrata ai vertici del governo USA.

L’Ideologia della silicon Valley

Verso la metà degli anni Novanta, nel pieno di quelle trasformazioni che culmineranno nella bolla delle dotcom, l’intera Silicon Valley era pervasa da una convinzione incrollabile: la tecnologia e Internet avrebbero reso il mondo un posto migliore, e questa corsa al progresso sarebbe stata guidata unicamente dalle startup e dagli imprenditori. In un famoso articolo critico del 1995, i teorici dei media britannici Richard Barbrook e Andy Cameron mapparono per la prima volta i riferimenti culturali di questa nuova classe sociale fatta di eccentrici geni dell’informatica e dell’ingegneria. I due coniarono l’espressione “ideologia californiana”, un misto di mito volontà di potenza, culto della cibernetica e liberalismo assoluto in una “una bizzarra fusione della cultura bohémienne di San Francisco con le industrie di alta tecnologia della Silicon Valley”. Questa ideologia, combinava “il libero spirito degli hippies con lo zelo imprenditoriale degli yuppies. Questo amalgama di opposti è stato ottenuto per mezzo di una profonda fede nel potenziale emancipatorio delle nuove tecnologie dell'informazione. Nell'utopia digitale ognuno potrà essere ricco e felice.” Sotto la patina vagamente progressista che ha reso spesso i geni della Silicon Valley figure eccentriche, consumatori di droghe, e dai gusti tutto fuorché “tradizionali” Barbrook e Cameron sottolineavano anche “titanismo” e il forte anti statalismo che si respirava da quelle parti, e questo nonostante la stessa Silicon Valley fosse il frutto di massicci interventi pubblici sotto forma di sussidi e sgravi fiscali. E tra questi c’era già chi anche del “progressismo dei costumi” non sapeva che farsene come ad esempio l’economista e investitore George Gilder, che nella sua celebre newsletter Upside, estremamente apprezzata dall’ex presidente Ronald Reagan, univa il titanismo tecnologico e cibernetico a una chiara avversione per ecologismo, parità di genere, e diritti civili.

Grande fan di Gilder e Upside è stato anche Peter Thiel, che nel 1987 da studente di filosofia all’università di Stanford fondò la rivista anti progressista Stanford Review, e, nel 1995 insieme a David Sacks, pubblicò il saggio Il mito della diversità. Il titolo è piuttosto esemplificativo: tra le altre cose gli autori minimizzano lo stupro e inveiscono contro il femminismo, contro i programmi di inclusione, gli studi decoloniali e in generale contro la diversità, considerata come il cavallo di troia con il quale erano state fatte entrare idee “comuniste” all’interno dei campus universitari e (cosa ancora più grave) delle aziende tech. Nel 1997, due anni dopo la pubblicazione de Il mito della diversità, venne pubblicato un libro cruciale per la corrente reazionaria e tecnocratica della Silicon Valley (quella oggi al potere per intenderci): L’individuo sovrano, scritto dall’investitore statunitense James Dale Davidson e dal giornalista britannico William Rees-Mogg. Il saggio paragona i miliardari agli “dei della mitologia greca” e li caldeggia a impiegare le loro immense risorse per, testualmente, “riprogettare i governi” e “riconfigurare le economie”. Thiel è stato profondamente influenzato da L’individuo sovrano, al punto tale da includerlo nella lista dei libri più importanti per la sua formazione intellettuale. L’approccio anti-statalista di Thiel non ha fatto altro che aumentare nel corso degli anni; e nel suo manifesto del 2009, L’educazione di un libertariano, arriva a rigettare del tutto la “politica elettorale” e ribadisce che gli ultraricchi devono “fuggire dallo Stato” (e soprattutto dal fisco), attraverso Internet, le criptovalute, l’esplorazione dello spazio. Un anti statalismo che però, naturalmente, non gli ha impedito di accettare le stratosferiche commesse alle sue aziende e gli incentivi da parte dello stato federale statunitense: e così, grazie a queste commesse oltre che a incredibili intuizioni imprenditoriali, Peter Thiel mentre scriveva queste cose diventava miliardario: nel 1998 co-fonda PayPal con Max Levchin, venduta a eBay per 1,5 miliardi di dollari nel 2002. Poco dopo diventa il primo investitore esterno di Facebook, comprando 500mila dollari per il 10,2%, rivenduti per oltre un miliardo nel 2012. Nel 2003 crea Palantir, nel 2005 Founders Fund, e investe in SpaceX, Airbnb, Spotify prima che diventino mainstream. Arrivando a un patrimonio attuale stimato da Forbes di circa 11 miliardi di dollari.



Trump e i “Tech bro”

Durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2024, tutti i magnati tech della cosiddetta PayPal Mafia, tra cui spiccano Thiel, Andreessen, Sacks e ovviamente Elon Musk, hanno dato il loro sostegno politico ed economico a Donald Trump. Un svolta storica, che segna la definitiva unione tra la corrente più reazionaria della “tecnocrazia” e il mondo Maga. Per fare degli esempi, prima di diventare capo del DOGE (per poi dimettersi) Musk aveva dichiarato di aver votato per Obama, Clinton e Biden. David Sacks nel 2016 aveva fatto campagna per Hillary Clinton, nel 2021 aveva attaccato Trump dopo l’assedio a Capitol Hill e oggi invece è il responsabile del Consiglio dei consulenti del Presidente per la scienza e la tecnologia. Anche l’imprenditore Marc Andreessen, autore del “Manifesto del tecno-ottimismo” e da sempre vicino ai democratici, ha incolpato proprio i democratici con le loro regolamentazioni e tasse di aver spinto la Silicon Valley tra le braccia di Trump. Col senno di poi, si è trattato di un investimento ad altissimo rendimento: mentre l'amministrazione precedente cercava di porre dei limiti etici, ancorché spesso simbolici, all'Intelligenza Artificiale, Trump ha firmato ordini esecutivi per una sua assoluta deregolamentazione, permettendo ad aziende come Palantir e xAI di Musk di operare con minimi controlli etici in cambio di contratti miliardari con il Pentagono. Con l'istituzione del DOGE (Department of Government Efficiency) prima guidato direttamente da Musk, sono poi stati eliminati migliaia di ruoli di supervisione tecnica nelle agenzie governative, lasciandole sostanzialmente libere di "auto-regolarsi". Infine, come sanno bene gli europei, Trump sta conducendo una battaglia contro le regolamentazioni digitali dell’Unione Europea dal Digital Markets Act (DMA) al Digital Services Act (DSA), additate come normative che limitano i profitti delle big tech statunitensi nel nostro mercato. Sotto l'amministrazione Trump, Thiel, nemico giurato dello statalismo (ma evidentemente solo quando si tratta di redistribuire ricchezze e garantire una vita dignitosa ai propri concittadini) si è aggiudicato oltre 113 milioni di dollari in contratti federali e la sua tecnologia è attualmente utilizzata da almeno quattro importanti agenzie statali: l’ICE, FBI, la DHS, e la CDC.



Che cosa è l’Illuminismo oscuro?

Per ideologia o per convenienza, o per ideologia e convenienza, Thiel, Musk, e altri “Tech bro” propagano oggi le idee del cosiddetto “Illuminismo oscuro”. Il termine è stato coniato dal filosofo accelerazionista Nick Land e dal blogger Curtis Yarvin (noto come Mencius Moldbug). L'idea di base è che la democrazia sia un "dio che ha fallito" e che debba essere sostituita da forme di governo più "efficienti", simili a corporazioni gestite da un CEO-Monarca. Il punto di partenza di questo ragionamento è che l’Occidente starebbe morendo di sclerosi democratica e progressista, dominato da un’ideologia che confonde le gerarchie naturali essenziali e, soprattutto, frena la creatività dell’innovazione tecnocapitalista. Per salvarsi dal declino, secondo gli illuministi oscuri (anche chiamati “neoreazionari”) l’unica soluzione sarebbe riaccelerare il capitalismo in Occidente. E questa riaccelerazione passerebbe attraverso una riconfigurazione autoritaria del potere politico in senso tecnocratico, sessuale, e razziale. Come ha sottolineato lo storico Joshua Tait nel saggio Key Thinkers of the Radical Right, il modello autoritario di Yarvin e Land, e in pieno stile Silicon Valley, è a tutti gli effetti l’azienda. Lo Stato dovrebbe infatti essere “privatizzato” per massimizzare i profitti degli “azionisti” ossia i magnati che si scelgono il loro “amministratore delegato-monarca”, e uno dei passaggi chiavi per arrivare a questa sorta di “monarchia aziendale” è lo smantellamento dell’apparato burocratico federale. Un’operazione che Yarvin, in un post del 2012, ha racchiuso nell’acronimo RAGE: Retire All Government Employees, ossia “licenziare tutti i dipendenti governativi” e rimpiazzarli con persone fedeli all‘“amministratore delegato”. Vi ricorda qualcosa? È in sostanza la missione del DOGE (Department of Government Efficiency) non a caso nelle mani di Musk fino a poco tempo fa.

I giornalisti del Guardian e del Washington Post sono riusciti a ottenere le registrazioni da alcuni partecipanti alle conferenze a pagamento di Peter Thiel. A quanto pare, il magnate filosofeggia su chi potrebbe essere l'Anticristo e sull’arrivo dell’Armageddon mescolando passaggi biblici, serie TV, videogiochi e Tolkien. Thiel sostiene in linea con le idee dell’Illuminismo oscuro che la civiltà umana starebbe vivendo una fase di stagnazione tecnologica dopo il culmine dell’era spaziale negli anni Sessanta. Allora — con le missioni Apollo e il Concorde — l’umanità avrebbe toccato il suo culmine di innovazione. Poi, tutto si sarebbe progressivamente fermato, a eccezione di un ambito: il “mondo dei bit”, i computer, i software, l’intelligenza artificiale e la finanza digitale. L’ultimo motore rimasto, secondo Thiel, per evitare la “stagnazione totale” e la paralisi. Questa lettura dell’evoluzione della società viene declinata da Thiel in una chiave escatologica, tipicamente statunitense verrebbe da dire. La stagnazione non sarebbe infatti altro che il preludio dell’arrivo dell’Anticristo, identificato come un sistema globale centralizzato e iper regolamentato che garantisce la pace e la stabilità a costo della libertà e utilizza la paura dei rischi tecnologici catastrofici (i pericoli dell'intelligenza artificiale, la guerra nucleare, il cambiamento climatico) per giustificare misure di sorveglianza e controllo senza precedenti. Le agenzie internazionali, l'ambientalismo e le barriere tecnologiche, così come il comunismo, Greta Thunberg e un’insalata di altre cose che poco hanno a che fare tra di loro sarebbero niente di meno che l’anticamera della fine del mondo. L’ultimo aggiornamento “teorico”, come è emerso dai seminari di Roma della settimana scorsa, è che Thiel identifica adesso Katechon, la “forza che ritarda” l’apocalisse e l’arrivo dell’Anticristo, con il nuovo occidente guidato da Donald Trump, capace di riaffermare la superiorità degli Stati Uniti sul mondo tramite l’abolizione di ogni limite alla volontà di potenza degli oligarchi tecnocapitalisti, finalmente liberi dai lacci federali e da procedure democratiche.

E anche l’anticristo avrebbe infine preso delle fattezze umane, troppo umane: il presidente cinese Xi Jinping. Più di Greta Thunberg, più delle tasse, più degli ospedali pubblici, la Cina e la sua capacità tecnologica di mettere a rischio i monopoli tecnologici dei tecnocrati viene vista come il nemico esistenziale per lo sfruttamento e il dominio di alcuni oligarchi USA sul mondo. E su questo potrebbe avere ragione.

In ogni caso, a voler prendere sul serio Thiel, a molti non è sfuggito che lui starebbe edificando proprio quelle strutture di sorveglianza, sicurezza e violenza di cui si servirebbe il suo “anticristo” per stabilire pace e sicurezza a scapito di libertà e innovazione. Ma tra etnonazionalismo, individualismo anarchico, furore tecnologico, e Vecchio Testamento aspettarsi una qualche organicità o anche solo coerenza nelle teorie dell’”Illuminismo oscuro” sarebbe forse troppo. Di serio, c’è che questa amministrazione statunitense sembra rappresentare la saldatura tra stato e capitalismo e oligarchie del tech e potere militare. Un blocco di interessi pericoloso per il mondo e che ragiona con categorie inedite e forse ancora troppo poco studiate.

 

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