Africa. La lotta contro il colonialismo oggi

Africa. La lotta contro il colonialismo oggi

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di Tanupriya Singh 

 

La Giornata della liberazione dell’Africa, il 25 maggio, segna la fondazione dell’Organizzazione dell’unità africana (Oua) nel 1963. Sebbene l’idea di "liberazione" sia stata da allora rimossa nella lettera, e anche nello spirito, dalle commemorazioni ufficiali della giornata, le forze radicali l’hanno mantenuta nella loro lotta contro il capitalismo.

Sessanta anni fa, il 25 maggio, il primo primo ministro e presidente del Ghana, il leader rivoluzionario anticoloniale Kwame Nkrumah si presentò davanti ad altri 31 capi di Stato africani nella capitale etiope di Addis Abeba e dichiarò: "La lotta contro il colonialismo non finisce con il raggiungimento dell’indipendenza nazionale".

"L’indipendenza è solo il preludio di una nuova e più impegnativa lotta per il diritto di gestire autonomamente i propri affari economici e sociali... senza essere ostacolati da controlli e interferenze neocoloniali schiaccianti e umilianti".

Dobbiamo essere uniti o periremo”, sottolineava Nkrumah, riconoscendo  che, mentre i paesi del continente africano si stavano "liberando dal giogo del colonialismo", a questi successi "corrispondeva un intenso sforzo da parte dell’imperialismo per continuare a sfruttare le nostre risorse creando divisioni tra di noi".

Nkrumah parlava in occasione della fondazione dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA) nel 1963, sforzandosi, insieme ad altri leader, di costruire una visione panafricanista di un continente unito sotto una moneta, una zona monetaria e una banca centrale comuni, nonché di un governo unito e di una difesa comune sotto un Alto comando africano.

Il fatto che queste condizioni non si siano concretizzate conferma l’"intenso sforzo" dell’imperialismo per annientare questa visione. I decenni successivi avrebbero visto i leader africani assassinati e rovesciati in colpi di Stato sostenuti dalle potenze coloniali per aver osato immaginare una vita dignitosa per il loro popolo. Nel frattempo, le istituzioni finanziarie internazionali, dominate da queste stesse forze, attuarono brutali regimi di aggiustamento strutturale, facendo sprofondare ulteriormente i paesi africani nel debito e nello sfruttamento.

Sebbene l’Oua sia poi diventata l’Unione Africana (Ua) e la Giornata della liberazione africana sia diventata la Giornata dell’Africa, il 25 maggio è ancora un giorno cruciale per le forze progressiste per collegare le lotte di liberazione nazionale e il panafricanismo del XX secolo alle lotte attuali contro l’imperialismo.

Su questo tema, la Pan African Television ha ospitato un dibattito dal titolo African Liberation Day: Lo stato della lotta per la libertà il 25 maggio. Il segretario generale del Movimento socialista del Ghana (Smg), Kwesi Pratt Jnr. ha aggiunto: "La lotta di liberazione nazionale non è finita... anche se fosse finita... che ne è della proprietà e dello sfruttamento delle nostre risorse al solo scopo di arricchire i conti bancari delle multinazionali della metropoli coloniale?".

"La radicalità di questa celebrazione [della Giornata della Liberazione Africana] sta nel dire che noi, come popolo africano, ci siamo riuniti per porre fine allo sfruttamento... per porre fine al colonialismo... per continuare a lottare per impedire al neocolonialismo di mettere radici nel continente africano. Questa lotta è ancora in corso", ha dichiarato Kambale Musavuli, importante attivista e analista del Centro di ricerca sul Congo-Kinshasa.

In alcune parti del continente africano, le persone non hanno ancora l’indipendenza... Il popolo del Sahara occidentale è ancora sotto il colonialismo del Marocco. Dobbiamo fare in modo che si liberino".

La Giornata della liberazione africana riconosce anche che le persone in tutta l’Africa si sono liberate dal giogo dell’imperialismo attraverso lotte collettive. Il dottor Vashna Jagarnath, attivista sindacale e direttore di Pan Africa Today, ha commentato. "Conosciamo tutti le lotte che siamo costretti ad affrontare 60 anni dopo; siamo stati ricolonizzati in modi diversi, attraverso la crisi del debito, la politica estera, le basi militari che hanno dato il permesso di costruire nel nostro continente e che determinano con chi possiamo avere rapporti, che condizionano la nostra politica…”.

"Il nostro continente è in crisi. Dobbiamo quindi ricordare la nostra storia di liberazione"

L’incontro di Addis Abeba del 1963 era stato preparato da decenni, preceduto dal Congresso panafricano tenutosi a Manchester, nel Regno unito, nel 1945 e dalla Conferenza dei popoli dell’Africa intera in Ghana nel 1958. Tuttavia, queste iniziative si basavano anche su centinaia di anni di lotta del popolo africano per la libertà. "Una parte della lunga marcia" dai giorni della tratta transatlantica degli schiavi, ha sottolineato Pratt. “Questa lunga storia di lotte di liberazione e il loro orientamento collettivista non sono molto conosciuti dai giovani africani di oggi, ha detto Musavuli, definendo questo fatto una cancellazione della storia”.

In realtà, il collettivismo ha influenzato da vicino il periodo della lotta per l’indipendenza della Rdc, assumendo varie forme, tra cui il sostegno fornito alla Rdc da altri paesi africani come la Repubblica Centrafricana. Dobbiamo ricordare che l’attivista panafricano T. Ras Makonnen aveva contribuito a far arrivare Patrice Lumumba in Ghana nel 1958.

L’indipendenza del Congo non era un affare nazionale, ma continentale... Non si può parlare del 30 giugno come data dell’indipendenza congolese, è stata un’indipendenza panafricana", ha detto, ribadendo la necessità di unità e di un "panafricanismo di popolo".

Oppressione internazionalista, resistenza internazionalista

Parlando della storica cancellazione di questi legami nel contesto dell’eccezionalismo sudafricano, Jagarnath ha affermato: "Vi insegnano l’economia sudafricana come se fosse avulsa dal resto dell’Africa, come se il Sudafrica, che è un paese ricco di risorse, fosse ricco da solo, come se non fossero i lavoratori migranti di Mozambico, Zimbabwe e Malawi a lavorare nelle nostre miniere, senza ricevere alcun vero beneficio, ad arricchire le élite del nostro paese".

Ancora oggi, "per i capitalisti sudafricani che sfruttano e beneficiano del Ghana... Perché devono preoccuparsi della liberazione dei ghanesi? Non hanno certo bisogno di raccontare agli africani il ruolo del Ghana nella storia della nostra liberazione... È una storia pericolosa che influirà sui loro profitti".

In un momento in cui la Giornata della liberazione africana viene celebrata a malapena nel continente, anche nel paese di Nkrumah, il Ghana, Jagarnath ha osservato che il motivo è che "il progetto politico è cambiato".

"Noi, come popolo, cediamo il nostro potere a coloro che sono al potere e lasciamo che siano loro a dettarci le regole, e loro cambiano, e i cambiamenti che avvengono sono economici e politici... Non vogliono che siamo liberatori perché se abbiamo politiche liberatorie... se ricordiamo gli aspetti liberatori della nostra storia cercheremo di liberarci da loro, e questo non è conveniente perché ora stanno facendo accordi tra loro per continuare a sfruttare questo continente" (...) "Quindi abbiamo due tipi di sfruttamento: lo sfruttamento imperiale classico che proviene ancora dalle nazioni imperiali, ma abbiamo anche i nostri sistemi interni".

 

È questa stessa natura dello sfruttamento a determinare che la forma di lotta debba essere internazionalista: "La lotta per la liberazione nazionale in Africa è sempre stata uno sforzo internazionalista", ha detto Pratt. Ha spiegato che ciò è dovuto al fatto che la stessa divisione dell’Africa fu uno sforzo internazionale, ovvero la Conferenza di Berlino del 1884-1885, quando le potenze coloniali si spartirono il continente africano a fini di estrazione e sfruttamento.

 

"I nostri nemici sono uniti e non abbiamo alcuna possibilità di successo contro questa forza unita se noi stessi rifiutiamo di unirci", ha affermato aggiungendo: “Esiste una ricca storia di questa unità internazionalista, non solo all’interno del continente. Il rivoluzionario cubano Che Guevara allestì un campo di addestramento in Ghana per formare i combattenti impegnati in alcune zone dell’Africa orientale e in Sudafrica. L’unità internazionalista si è riflessa anche nel sostegno armato di Cuba nella lotta contro l’apartheid e il consolidamento dell’indipendenza di Angola e Namibia”.

 

Lo vediamo anche nelle lotte collegate per la liberazione dei neri negli Stati Uniti e la liberazione contro gli oppressori imperialisti nel continente africano", ha dichiarato Makayla Marie, membro del Partito per il socialismo e la liberazione negli Stati uniti. L’internazionalismo rimane una necessità anche oggi, ha sottolineato la tavola rotonda: "Non si può sostenere l’indipendenza della Repubblica democratica araba saharawi senza sostenere la lotta del popolo palestinese per l’indipendenza nazionale contro l’occupazione coloniale dell’apartheid", ha aggiunto Pratt.

 

Quello che stiamo combattendo è il flagello del capitalismo nelle sue forme peggiori, in questa fase imperialista, e dobbiamo unirci come popolo africano... come socialisti... come rivoluzionari per raggiungere la vittoria, che è inevitabile."

 

Questo è stato sottolineato da Musavuli anche nel caso della Rdc, dove "non sono solo gli imperialisti, ma anche altri paesi africani, a sfruttare il paese... Sono in grado di farlo solo perché vedono la Rdc come separata. Non ci vedono uniti nella lotta". Queste questioni portano inevitabilmente a un tema chiave affrontato dai relatori: la crisi generale di legittimità politica degli attuali governi e l’uso di politiche divisive che hanno lavorato per oscurare la realtà comune "che siamo tutti oppressi dallo stesso oppressore", come ha detto Marie.

 

Siamo arrivati a una situazione storica in cui l’unica opzione praticabile a nostra disposizione è la via dell’autosviluppo, la proprietà delle nostre risorse per il nostro sviluppo... e questa opzione ci porta inevitabilmente sulla via del socialismo. Il socialismo è l’unica via di liberazione dallo sfruttamento, dall’oppressione e dalla povertà".

 

"La gente, sia negli Stati uniti che nel continente africano, ha difficoltà a scegliere i propri leader e deve unirsi e sfidare le forze in campo", ha dichiarato Musavuli.” Ciò richiede la necessità di lotte collettive di massa e guidate dalle masse per una vera indipendenza", hanno ribadito i relatori. "Questi paesi occidentali, dopo averci colonizzato, reso schiavi e rubato le nostre risorse, ora tornano da noi e ci dicono che se vogliamo svilupparci, dobbiamo essere come loro e seguire la via capitalista allo sviluppo. Questo percorso è partito dalla schiavitù, è passato attraverso il colonialismo classico e oggi è arrivato al neocolonialismo", ha detto Pratt.

Il 25 maggio è la Giornata della liberazione africana, che segna la fondazione dell'Organizzazione dell’unità africana nel 1963. 60 anni dopo, la lotta contro il colonialismo e il neocolonialismo non è ancora terminata. L’Africa continua a essere un luogo di sfruttamento, sia del suo popolo che delle sue risorse.

Gli ultimi 60 anni hanno visto lotte gloriose per la liberazione e ancora oggi le persone in tutto il continente continuano a lottare per la giustizia, l’equità e la dignità. I movimenti di sinistra affermano che la strada da percorrere è quella di una lotta risoluta contro il capitalismo e l'imperialismo.

 

FONTE

(TRADUZIONE DI MARINELLA CORREGGIA)

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