27 gennaio e Ucraina: celebrare la smemoria del tempo

27 gennaio e Ucraina: celebrare la smemoria del tempo

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Celebrare la smemoria del tempo.
 
27 gennaio Giorno della Memoria e no, non scriverò delle misure di discriminazione prima sdoganate, poi legalizzate e infine condivise da buona parte di quella stessa popolazione italiana che oggi celebra la Shoah. Troppo semplice ma ciononostante ancora troppo polarizzante per riuscire a evidenziare efficacemente la gigantesca contraddizione in cui ormai operano i partiti liberali occidentali e di cui sono (colpevolmente o meno) ostaggio i loro sostenitori. Vorrei invece parlare dell’Ucraina e di quanto sta accadendo da quelle parti.
 
Ma che c’entra l’Ucraina? È presto detto, ma solo se avete un po’ di pazienza.
 
Da anni assistiamo attoniti ai proclami della sinistra liberale in sostegno dell’Ucraina e della sua “democrazia”. Una difesa a oltranza che ha come unica e reale ragione la contrapposizione alla Russia di Putin e la collocazione geopolitica di Kiev. Tutto lecito per carità, specialmente nell’ottica della nuova strisciante guerra fredda fomentata dalla NATO. Il problema però è che tale sostegno - che rischia di mettere ancora una volta i popoli europei gli uni contro gli altri trascinandoli nell’ennesima tragica guerra dagli esiti non prevedibili - fa a cazzotti non soltanto col buonsenso ma pure con l’impianto generale della propaganda occidentale. Lo strumento principe che sta ottundendo le menti più fragili conducendole gaudenti nelle fauci di un nuovo totalitarismo, quello liberale.
 
Perché mentre oggi le anime belle della sinistra, arroccate sul loro antifascismo truffaldino e di maniera, si sperticano in solenni celebrazioni condite da mielosi appelli alla “memoria” in nome del mai più, allo stesso tempo si dicono prontissime a sostenere un conflitto potenzialmente disastroso stando dalla parte dei nazisti ucraini. E che palle! - dirà più di qualcuno - fascismo, comunismo, destra, sinistra, sono categorie superate dai tempi. Vero, almeno in parte. In molte occasioni sarei d’accordo (e lo sapete) perché tali categorie vengono spesso e volentieri utilizzate per dividere le masse e governarle in nome del mercato e della finanza. Ma stavolta non è così. Abbiate un altro po’ di pazienza e lasciate che vi spieghi.
 
Quanto avviene dalla parti di Kiev - sapientemente nascosto alla popolazione occidentale dai media di regime, i moderni custodi della Verità - infatti, è di gran lunga molto più inquietante di quanto accade dalle nostre parti. Lì, l’Europa finto-democratica e diritto umanista sostiene un governo vergognosamente e apertamente filo nazista.
 
Nelle città ucraine si erigono da anni monumenti in onore di criminali di guerra e collaborazionisti del terzo Reich. Come Roman Shukhevych, ufficiale del battaglione Nachtigall, la polizia ausiliaria nazista in Ucraina. O Stepan Bandera, vassallo di Hitler e leader dell’UPA, l’organizzazione paramilitare colpevole di aver contribuito all’Olocausto ed eseguito massacri e pulizia etnica nei confronti di decine di migliaia di ebrei, soprattutto polacchi. Come a Volyn dove ne furono sterminati circa 100.000, la maggior parte donne e bambini. Da giorni la gigantografia di Bandera svetta sul palazzo del Consiglio regionale di Stato di Ternopil. A lui sono dedicate piazze e statue e addirittura una marca di caffè. Nelle scuole ucraine vengono distribuiti ai bambini libri a fumetti sull’UPA.
 
Per le strade delle città ucraine, da Kiev a Kharkiv, si organizzano (e si continuano a organizzare) marce e manifestazioni in cui, accanto alle bandiere del Pravyj Sektor, il partito neonazista ucraino, sfilano le insegne del "Freikor", il gruppo paramilitare creato in onore delle Freikorps naziste. Al punto che pure l'Ambasciata d'Israele è arrivata a condannare “manifestazioni di glorificazione di coloro che hanno sostenuto l'ideologia nazista”.
 
L’iconografia nazista è talmente sdoganata che ormai da anni le truppe paramilitari dei battaglioni nazionalisti ucraini sventolano orgogliosi le svastiche accanto alle bandiere della NATO. E non è soltanto folklore. È prassi quotidiana la profanazione della memoria delle vittime dell'Olocausto, gli incidenti e le aggressioni antisemite, la vandalizzazione dei simboli ebraici. Il tutto, ovviamente, col beneplacito del governo. Le stesse autorità pubbliche infatti, celebrano anniversari e ricorrenze di uomini ed eventi legati alla seconda guerra mondiale. Ultimo in ordine di tempo il 130esimo anniversario della nascita di Porfiriy Silenko-Kravets, capitano della divisione SS Galizia insignito della Croce di Ferro nazista II classe nel 1944, e ricordato ufficialmente dal Parlamento. E questi sono soltanto pochi fatti, raccolti in fretta e alla rinfusa, per tracciare una brevissima rappresentazione di cos’è l’Ucraina oggi per sbattere in faccia a benpensanti e sepolcri imbiancati tutta la loro stucchevole ipocrisia.
 
Che valore hanno i principi che tanto orgogliosamente sbandierate - e di cui vi siete appropriati come se ne foste paladini e unici detentori - se poi alla prova dei fatti e difronte alle responsabilità della Storia state inequivocabilmente dall’altra parte? Non valgono niente. Null’altro che un paravento ipocrita da utilizzare come arma politica di demonizzazione e marginalizzazione del dissenso interno. Chi lo fa in malafede si limita a perseguire logiche di conservazione di un potere sempre più oligarchico, tirannico e sfacciatamente antidemocratico che, esattamente come nel passato, non si farà alcuno scrupolo nel trasformare i cittadini in carne da cannone, nella speranza di preservarne un pezzetto.
 
Ma chi, in buona fede, è ancora ostaggio di questa ciclopica, colossale manipolazione di massa fa ancora in tempo a svegliarsi. A guardare alle cose per quelle che sono e, con rinnovato disincanto, unire i puntini. Avere Memoria significa esattamente questo, sforzarsi e faticare quotidianamente a esercitare la ragione per interpretare la realtà. Non idolatrare vuoti simulacri nella speranza di ritrovarsi dalla parte giusta. Diversamente ci si ritrova da quella sbagliata senza mai capire davvero come sia stato possibile.
 
 

Antonio Di Siena

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Direttore editoriale della LAD edizioni. Avvocato, blogger e autore di "Memorandum. Una moderna tragedia greca" 

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