"Vale sempre la pena". Perché quella delle sardine non è solo ignoranza

"Vale sempre la pena". Perché quella delle sardine non è solo ignoranza


di Paolo Desogus*
 

Che alla testa del movimento delle Sardine vi sia un manipolo di scappati di casa era noto. Le Sardine sono l'antipolitica che, dietro l'apparenza del giovanilismo e della voglia di fare, nasconde l'ultima manifestazione dell'uomo nuovo neoliberale: disintermediato, post ideologico, ultra narcisista, incapace di uscire dalla propria dimensione individualistica e volontaristica.
 

Non ci si può aspettare che gente così conosca la storia. Proprio per questo della gaffe di oggi non mi sorprende tanto l'errore storico (Aldo Moro ucciso dalla Mafia), ma un piccolo aspetto stilistico e linguistico estremamente rivelatore. Il testo delle Sardine recita:

"In un'epoca in cui l'assenza di memoria è uno dei nemici peggiori di questo paese //vale sempre la pena// di ricordare Aldo Moro e Peppino impastato ammazzati dalla mafia".


Tremendo: "vale sempre la pena". La memoria e la storia sarebbero "pena": non luogo di riconoscimento dell'individuo nella vicenda collettiva, non termine di un sapere per elaborare la coscienza del passato e del presente, ma pena, fastidio da sopportare. La lingua e lo stile delle Sardine sono rivelatori della concezione dell'uomo nuovo neoliberale che vive il passato come un peso, una fatica, un vincolo: come un legame con la realtà che non dipende dalla volontà e dalla scelta individuale.
 

E però c'è gente che pensa di cavare da questi qua qualcosa di buono.


*Professore alla Sorbona di Parigi

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