Svizzera e il Green Pass: la maggioranza non ha sempre ragione

Svizzera e il Green Pass: la maggioranza non ha sempre ragione

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 Se il referendum tenutosi in Svizzera sul green pass, che ha visto prevalere i favorevoli alla tessera verde con il 62% di sì, si fosse fatto in Italia, il consenso al lasciapassare avrebbe raggiunto quote bulgare. Ed è ipotizzabile che in quel caso i media mainstream, presi dall’ebrezza della vittoria, si sarebbero spinti un po' più in là fino a magari chiedere il confino dei non vaccinati in zone ben isolate dal resto della società, in modo da non nuocere ai bravi e solerti cittadini vaccinati. Si dirà: la maggioranza lo vuole, in democrazia si decide a maggioranza quindi tiè, fottuto non vaccinato, stai muto e punito.

Ai sostenitori del paradigma “la maggioranza ha sempre ragione”, occorre rinfrescare la memoria su alcuni momenti nella storia, in cui la maggioranza fece le porcate peggiori, si macchiò delle colpe più infami, dei crimini più osceni, permettendo al singolo di nascondere la propria responsabilità e la propria vigliaccheria dietro al paravento del “io non sapevo, facevano tutti così”. Se si fosse fatto un referendum nell’Italia degli anni Trenta del secolo scorso, domandando ai cittadini se le leggi razziali fossero giuste, il sì avrebbe assunto dimensioni gigantesche. Allo stesso modo un referendum sulla popolazione russa durante il periodo del terrore rosso, che avesse chiesto se fosse giusto sterminare gli appartenenti alle “classi inutili” (Martin Latsis, alto ufficiale Cheka), avrebbe ricevuto una valanga di consensi. Così nel 1793, durante il regime del terrore, la maggioranza dei parigini esultava nel veder rotolare nelle ceste le teste insanguinate dei nobili ghigliottinati. Per non parlare degli uggiolati di gioia della brava maggioranza cattolica davanti ai roghi degli eretici e delle donne accusate di stregoneria durante il medioevo.

Questo non per paragonare momenti storici tra loro diversissimi, quanto per ricordare delle situazioni nelle quali la maggioranza non solo ha avuto torto marcio, ma, aizzata dal potere, si è anche lasciata andare a crimini orribili. In altre parole, il principio di maggioranza non garantisce il livello di civiltà di una società, anzi, talvolta può azzerarlo. Ne sapevano qualcosa i costituenti che avevano visto coi loro occhi i danni che poteva fare una maggioranza schierata a falange dietro al suo duce. Per questo hanno inserito nella Costituzione una serie di articoli a tutela dei diritti fondamentali. “La tutela dei diritti delle minoranze è uno degli aspetti più significativi all’interno del tema generale della tutela dei diritti fondamentali ed è un problema che presuppone la consapevolezza dell’importanza che assume la difesa delle identità e delle diversità per la costruzione di società democratiche e pluraliste” scrive Sergio Lariccia in «Minoranze in Europa». La tutela delle minoranze in genere si iscrive nel quadro dei principi fondamentali dell’ordinamento e, in particolare, del principio di uguaglianza, che vieta discriminazioni in ragione, tra l’altro, della razza, della lingua, della religione (art. 3 Cost.), e del principio pluralista, secondo cui la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità (art. 2 Cost.)

Un sondaggio riferito all’Italia attuale dice che il 45% dei vaccinati prova sentimenti di rabbia nei confronti dei non vaccinati. Se ad esso aggiungiamo il comportamento osceno dei media e dell’establishment politico che indicano nei non vaccinati i colpevoli della pandemia, ci accorgiamo di aver imboccato una strada molto pericolosa. Ci stiamo avvicinando a quelle forme di percezione distorta della realtà, in base alle quali una maggioranza si autoconvince erroneamente di detenere una superiorità morale (noi salviamo la società vaccinandoci, voi la mettete a rischio rifiutandovi) e che la minoranza che rifiuta il dogma rappresenti una minaccia all’integrità e alla sicurezza della comunità. Da qui il passo alla discriminazione, alla ghettizzazione e alle fantasie di soluzioni ancora più radicali è solo una questione di tempo.

Eppure, secondo uno studio ormai arcinoto pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet, i vaccinati infettati dal covid hanno la stessa carica virale dei non vaccinati infetti. La dimostrazione logica che i vaccinati contagino quanto i non vaccinati è nei dati che arrivano dalla Germania, dove a novembre 2021 la media giornaliera di infezione da covid è stata di 50.000 nuovi casi, mentre quella del novembre 2020, in piena seconda ondata, era di 20.000. Da notare che in Germania a novembre 2020 il tasso di vaccinazione era lo 0%, mentre oggi è del 70%. Quindi il doppio delle infezioni nonostante l’introduzione dei vaccini. Da notare che i casi di ricovero ospedaliero dei due periodi sono pressoché uguali. La conclusione logica è che i vaccini proteggono il singolo, impendendo un decorso grave della malattia ai soggetti più fragili, ma non la società nel suo insieme. Vanno quindi considerati come un farmaco salvavita individuale e il loro rifiuto non può giustificare nessun tipo di discriminazione. In quest’ottica la base morale dei vaccini perde consistenza. A chi volesse obbiettare che in Italia il rapporto contagi quarta ondata 2021 / seconda ondata2020 è migliore di quello tedesco proprio a causa dei vaccini, dal momento che gli italiani si sono vaccinati più dei tedeschi, va ricordato che in Germania i vaccinati che presentano sintomi covid fanno subito un tampone, mentre da noi no. Per timore di perdere il privilegio del lasciapassare verde o per menefreghismo, o un po' per tutte e due le cose; salvo poi dare la colpa dei contagi alla minoranza dei non vaccinati.

Ci vorrà tempo prima che questi dati, e altri che certamente seguiranno, approdino nelle aule giudiziarie e aprano gli occhi a qualche magistrato. Sarà una lotta lunga, difficile, ma necessaria. Infatti, occorre prendere atto abbastanza in fretta che è indispensabile tornare a lottare per i diritti fondamentali, anche se ci siamo disabituati a farlo dandoli per scontati, perchè sono proprio i diritti fondamentali ad essere minacciati dal potere oggi. E se dovessimo perderli, inchiodati dalla nostra apatia o pigrizia mentale, insieme ad essi perderemmo quel che resta della nostra democrazia. E questa perdita riguarderebbe tutti, vaccinati e non.

Edoardo   Laudisi

Edoardo Laudisi

Edoardo Laudisi (Genova, 1967) è scrittore e traduttore. Ha pubblicato il romanzo “Zenone” (2001, Prospektiva Letteraria) l’ebook “Superenalotto” (2013), il romanzo “Sniper Alley” (2015, Elison Publishing), il romanzo “Le Rovine di Babele” (2018, Bibliotheka Edizioni), il saggio “Germania anno nero” (2020 Edizioni Epokè). Laureato in economia, suoi articoli sono apparsi su numerose riviste e siti internet. 

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