Padre Elias Zahlawi della Siria – un faro rivoluzionario di grande dignità e coraggio

Padre Elias Zahlawi della Siria – un faro rivoluzionario di grande dignità e coraggio

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Exclusive Interview with Father Elias Zahlawi -- MES EP. 163

[Redatta e tradotta dall'inglese da Nora Hoppe e Tariq Marzbaan]

Marwa Osman:

Amore e bellezza in tempo di guerra... La preghiera, l'amicizia, il sacerdozio e la Chiesa in tempi di avversità. La Siria, il suo ruolo e futuro e l'orizzonte della fede in un mondo contemporaneo, governato dall'impero e dai suoi strumenti. Padre Elias Zahlawi, sacerdote cattolico della Chiesa di Nostra Signora di Damasco, ci parla dell'avvio del sionismo nella nostra regione e dei piani sionisti per demolire l'Oriente, come risulta dai suoi numerosi libri pubblicati, tra cui "Guerra e pace in Siria", pubblicato nel 2020.

Ci soffermeremo sulla posizione positiva di padre Zahlawi, ad esempio su Hezbollah, che ha fatto sollevare molte sopracciglia all'Occidente, lo stesso Occidente che ha permesso e facilitato il brutale attacco alla Siria e che sta ancora occupando attivamente la terra siriana e saccheggiando le risorse naturali della Siria.

 Nei momenti difficili, ha portato la luce nei cuori delle persone intorno a lui con il suo "Coro della Gioia". Il dolore del suo amato Paese lo ha spinto a insistere nel denunciare il colonialismo, il sionismo e il terrorismo, restando al fianco di cristiani e musulmani che hanno difeso la Siria e che avrebbero sacrificato i propri per difendere la Palestina.

 Grazie, padre Zahlawi, per averci permesso di mostrare al mondo il cristianesimo della Siria.

Ora, prima di iniziare l'intervista, vorrei dare una breve introduzione che presenta al nostro pubblico padre Elias Zahlawi, il dignitoso sacerdote che i demoni di questa terra non sono riusciti a sedurre…:

Elias Zahlawi è nato a Damasco nel 1932. Ha frequentato il seminario greco-cattolico melchita di Sant'Anna ad al-Quds, in Palestina, dove ha studiato filosofia e teologia quando la città vecchia era ancora libera e non sotto l'occupazione sionista.

Zahlawi è stato ordinato sacerdote nel luglio 1959. Nel 1962 Zahlawi si trasferì nuovamente a Damasco, dove dal 1968 fu responsabile del lavoro giovanile della Chiesa presso l'università.

Quando la chiesa melchita di Nostra Signora di Damasco fu completata nel 1975, Zahlawi divenne uno dei tre sacerdoti che prestavano servizio nella chiesa. Era responsabile del lavoro con i giovani e della musica della chiesa.

 

Nel 1977, padre Zahlawi, insieme a 50 bambini, fondò il "Coro della Gioia", che fece la sua prima apparizione in una funzione religiosa il 24 dicembre 1977. Il coro è diventato uno dei più famosi e popolari in Siria ed è cresciuto fino a comprendere membri di età compresa tra i 7 e i 70 anni provenienti da diverse chiese cristiane di diverse denominazioni a Damasco entro il 2010.

Dal 1975 al 1980, Elias Zahlawi ha insegnato latino e traduzione all'Università di Damasco e dal 1978 al 1979 storia del teatro all'Accademia delle Arti Teatrali. Nel 1973 è diventato membro dell'Associazione degli scrittori arabi.

Padre Zahlawi, che ha studiato per diversi anni nella città palestinese di al-Quds, rappresenta posizioni di nazionalismo arabo laico e si esprime più volte in articoli e discorsi a sostegno della causa dei palestinesi contro l'occupazione e l'aggressione sionista.

Quando nel maggio 2011 è stato fondato il Comitato popolare di sostegno all'Intifada, è stato scelto come membro. Quando nel 2011 è scoppiata la guerra globale contro la Siria, padre Zahlawi ha preso posizione a sostegno del governo siriano, guidato dal presidente Bashar al-Assad. 

Con i suoi discorsi contro l'ingerenza occidentale e il suo sostegno al governo siriano, padre Zahlawi tocca un nervo scoperto per i cristiani in Siria, che - dopo l'invasione dell'Iraq da parte dell'esercito statunitense nel 2003, che ha portato alla sofferenza e all'immigrazione dei cristiani in quel Paese - temono sempre più l'ingerenza delle potenze occidentali e quindi il ripetersi dei crimini contro i cristiani in Siria, proprio come è accaduto in Iraq. 

Padre Elias Zahlawi non smette di sottolineare la necessità di unità tra i cittadini della Repubblica Araba Siriana, affermando che il messaggio di pace di Cristo si applica a tutti i popoli, sia cristiani che musulmani. 

Anche dopo il 2011, padre Elias Zahlawi ha organizzato esibizioni del suo "Coro della Gioia" in Siria e in vari Paesi d'Europa, dove si è più volte battuto apertamente per una Siria laica, lontana dal terrorismo e dall'intervento occidentale.

Nel giugno 2017, padre Zahlawi ha ricevuto un premio per le recensioni, gli studi e le traduzioni, consegnatogli dal governo siriano, sotto il patrocinio del presidente siriano Bashar al-Assad.

Padre Elias, grazie ancora per essere con noi e per averci concesso questa opportunità. Cominciamo dal suo percorso di vita. Come è iniziato il suo sacerdozio e perché è iniziato in Palestina?

Padre Elias Zahlawi:

È una storia molto lunga. Quando un bambino sceglie di diventare sacerdote non capisce davvero cosa ha scelto. Sono stato influenzato da uno dei miei parenti quando era giovane. Anche lui era un bambino iperattivo come me. Andò a studiare ad al-Quds-Gerusalemme e vi trascorse sei anni. Quando è tornato era un essere umano completamente diverso. Ero stupito dal suo nuovo carattere, dai suoi nuovi pensieri e dal modo in cui interagiva con le persone. Mi sono infatuato del suo carattere e desideravo tanto essere come lui, soprattutto perché era un parente stretto. Così decisi di andare ad al-Quds, insieme ad altri nove ragazzi della mia età. Allora avevamo 12 anni.

Tuttavia, ad al-Quds e poi in Libano ho scoperto la personalità di Gesù Cristo e ho provato un amore profondo per lui. Col passare del tempo, ho scoperto che valeva la pena, per amore di Gesù Cristo, dedicargli la mia vita. Questo naturalmente avvenne dopo una grande riflessione, un lungo periodo di studio e il superamento di molte prove nella vita.

Iniziai anche a viaggiare a Parigi, dove rimasi per un anno, ed ebbi anche incontri esigenti con i miei superiori. Alla fine, nel 1959, sono diventato sacerdote solo perché amavo Gesù e perché volevo, attraverso Cristo, amare semplicemente il Suo popolo e servire Lui.

Padre, lei ha vissuto gli alti e i bassi della Siria, bassi che sono stati imposti alla Siria dall'interventismo occidentale e dagli attacchi terroristici al Paese. Come ha influito sulla sua parrocchia nella Chiesa di Nostra Signora di Damasco e come ha influito anche sul teatro che lei dirige, in particolare sul "Coro della Gioia" che ha co-fondato in Siria nel 1968? Come è stato influenzato tutto questo?

La parrocchia fa parte dei cittadini siriani, la Chiesa di Nostra Signora di Damasco fa parte di Damasco e Damasco è la capitale della Siria. La nostra reazione agli eventi in Siria è stata tipicamente identica a quella di qualsiasi altro essere umano che fa parte della sua patria. La propria patria, dopo Dio, è la cosa più preziosa che esista. Perciò abbiamo reagito di conseguenza e abbiamo pregato e riflettuto molto su noi stessi.

Ho usato il mio tempo nelle interviste di TV per predicare ciò in cui credo. Ho invitato la gente a stare sinceramente dalla parte della patria di fronte al mondo intero. Questa chiamata era ovvia e logica.

Ho perseguito la mia vocazione e ho scoperto che era mio dovere scrivere, scrivere lettere a funzionari e leader di tutto il mondo. Scrivere a coloro che "stanno in alto", come Sua Santità il Papa di Roma. Scrivevo le mie lettere pur sapendo che non avrei mai ricevuto alcuna risposta. Tuttavia, volevo che il mio appello si diffondesse. Volevo che la voce del mio popolo in Siria fosse ascoltata attraverso un cittadino siriano di nome Elias, firmata da un sacerdote della Siria, firmata da un cristiano della Siria, un cristiano arabo siriano. Questo è ciò che ho cercato di fare e sono sempre pronto a continuare questo sforzo, perché fa parte del mio credo e del mio dovere verso il mio Dio e la mia patria, la Siria.

In che modo ha portato il suo lavoro con il "Coro della Gioia" la pace nella sua parrocchia in Siria?

Abbiamo perso cinque martiri del nostro "Coro della Gioia".  Uno di loro era un ragazzo di nome Shadi Shalhoub. Frequentava l'ultimo anno di studi per diventare farmacista. Le bombe cadevano come una pioggia battente su Damasco. Nel giro di tre mesi, tremila bombe d'artiglieria caddero sulla capitale Damasco. La chiesa di Nostra Signora di Damasco era molto vicina alla zona più scottante di Damasco, Jobar. Questo rendeva molto pericoloso per tutti coloro che volevano frequentare la chiesa. A quel tempo le prove del coro si svolgevano all'interno della chiesa. Quando la situazione era fuori controllo, il padre di Shadi gli chiese di non andare alla chiesa per non essere ucciso. Per sottolineare ciò, disse che avrebbe avvisato padre Zahlawi per far cessare le prove del coro nella chiesa. La risposta di Shadi fu la seguente: "Papà, se chiedi questo a padre Zahlawi, non tornerò a casa". Dopo aver detto questo, è venuto in chiesa per assistere alle prove e purtroppo è stato martirizzato all'ingresso della chiesa. In seguito, abbiamo perso altri quattro membri del nostro coro, di età diverse: bambini, giovani uomini e donne. Nonostante ciò, le cose sono rimaste come erano, abbiamo continuato a servire le preghiere, a presentare festival corali, al teatro dell'opera di Damasco e altrove in Siria e fuori dalla Siria - al fine di diffondere lo spirito di fede, la perseveranza e l'amore tra la gente, perché ciò che è stato imposto alla Siria era una minaccia per la struttura della società siriana. Ancora oggi il "Coro della Gioia" continua a esibirsi.

Straordinario! Ho letto un po' della sua biografia… Lei ha pubblicato molti libri, uno dei quali era la sua biografia intitolata "Potrei avere qualcosa da dire", un titolo così sorprendente. Parte uno, che ha pubblicato nel 2014 durante l'apice dell'aggressione contro la Siria, e nel capitolo intitolato "Un anno eccezionale", ha scritto di padre Hilarion Capucci, il vescovo cattolico siriano che è stato uno strenuo sostenitore della Palestina e che, fino alla sua morte, è stato perseguitato dai sionisti ovunque andasse. Fu arrestato dall'occupazione nel 1974 mentre cercava di contrabbandare armi per la resistenza in Siria. Lei ha detto, e cito quello che ha detto: "Non è colpa di Israele. È colpa nostra come arabi. Ci facciamo di parole. Ci intorpidiamo mentre Israele inietta nel cervello arabo, che è legato dal nodo del senso di colpa verso gli ebrei, un'intensa e ben congegnata attività mediatica. Il caso di padre Capucci era l'occasione del secolo, ma è stata persa." Questo è stato scritto da lei nel 1975.

 Se all'epoca l'influenza delle entità sioniste sui media era così capillare, cosa può dire al riguardo oggi e cosa avrebbe voluto che accadesse con il caso di padre Capucci negli anni '70?

Israele influenza la mentalità occidentale più di quella araba, che ha un nodo di colpa nella coscienza. Quando padre Capucci è stato arrestato, speravo che tutti i leader arabi, insieme ai leader palestinesi e a tutti i leader delle Chiese arabe, unissero le forze in una riunione urgente e formassero dei comitati per studiare come presentare la causa palestinese all'opinione pubblica regionale e internazionale e che permettessero a questi comitati di essere presentati al mondo e di incontrare tutti i leader ecclesiastici del mondo, a partire dal Papa stesso, e poi di incontrare i leader politici e i movimenti politici del mondo per spiegare a tutti loro perché padre Capucci è stato arrestato. Quello che abbiamo fatto come arabi... abbiamo lodato padre Capucci come un eroe, chiamandolo eroe ad ogni angolo. Ma a parte questo non abbiamo fatto nulla. Perché? Se fosse stato un rabbino ebreo minore a essere detenuto, Israele avrebbe mosso la terra per lui e avrebbe spinto l'opinione pubblica dalla sua parte. Perché noi arabi ci facciamo sedare dalle parole? Purtroppo, siamo rimasti fino ad oggi sedati dalle parole.

Cosa pensa dell'influenza dei sionisti sui media?

La verità è che i media sionisti sono molto ben organizzati, da quando esiste l'occupazione. Israele pianifica per i prossimi cento anni, mentre noi arabi improvvisiamo. Anche oggi i nostri sforzi mediatici, persino in Siria, sono soggetti a un'imperdonabile improvvisazione. È ora che in Siria, nel mondo arabo e in tutto l'Oriente si riconsideri il modo in cui affrontiamo i pericoli che ci circondano, quelli attuali e quelli probabili futuri. Non abbiamo strategie di pianificazione. Questo è ciò che chiedo ogni giorno.

Ebbene, nella sua biografia ha pubblicato anche una lettera che ha scritto a Sua Santità Papa Francesco I. Nella lettera lei ringrazia il Papa per aver chiesto al mondo di pregare per la pace, per la Siria. Ma, se posso dirlo, è stata una lettera un po' dura, perché lei gli ha chiesto quanto segue, e cito quello che gli ha chiesto: "Non pensa Lei che anche questo mondo abbia bisogno della verità? Pensa che se Gesù fosse stato al suo posto in questo momento, si sarebbe fermato solo a invitare la gente a pregare? Le catastrofi e le atrocità commesse in Siria e nell'Oriente arabo non Le spingono ad altre azioni, oltre all'invito alla preghiera, per far emergere maggiormente la verità sulla regione?" Innanzitutto, mi chiedo se abbia effettivamente ricevuto una risposta a questa lettera. E cosa l'ha spinta a scrivere una lettera così forte al Papa in persona?

Prima di tutto, non ho mai ricevuto risposta a nessuna delle mie lettere. Ho inviato centinaia di lettere. In secondo luogo, nelle mie lettere incolpo il Papa, perché per me rappresenta Gesù Cristo. Gesù Cristo non ha mai avuto riguardo per i sentimenti di nessuno quando si trattava della verità. Gesù Cristo ha detto che non c'è amore più grande di quello che si prova quando una persona dà la vita per i propri cari. Gesù Cristo è stato il primo a dare la vita per amore di ogni essere umano. Gesù Cristo ha unito la propria anima a quella di ogni essere umano, in particolare agli oppressi, agli esseri umani privati e maltrattati e ai senzatetto. Gesù Cristo ha detto: "Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero straniero e mi avete ospitato".

Oggi l'Occidente sta affamando le nazioni che un tempo erano feconde e autosufficienti. Sta destabilizzando le nazioni che un tempo erano sicure. L'Occidente sta distruggendo e uccidendo a destra e a manca, e non si è levata una sola voce dalla Chiesa che si sia opposta con fermezza all'Occidente e gli abbia chiesto: "Ma che cosa state facendo?".

Il ruolo del Papa è solo quello di invitare il popolo a pregare o piuttosto di essere la voce di Gesù? Quando l'ambasciatore papale a Damasco mi ha rimproverato per quella lettera e mi ha chiesto perché stessi scrivendo queste lettere, gli ho risposto che sto solo chiedendo al Papa di parlare proprio come ha parlato Gesù. Non cerco altro che questo. Il mondo di oggi ha bisogno di ricordare che gli esseri umani sono santificati. La santità degli esseri umani è identica alla santità di Dio. Oggi l'Occidente calunnia tutto. Dov'è la Chiesa in tutto questo?

Quali altre lettere ha inviato, con le quali sperava di creare un cambiamento e che le hanno toccato il cuore, ma per le quali non ha mai ricevuto una parola o una risposta?

Ho scritto una lettera all'arcivescovo Hélder Câmara nel 1974, subito dopo la detenzione di padre Hilarion Capucci da parte dei sionisti. A quel tempo l'arcivescovo Hélder Câmara era il sacerdote più famoso dell'America Latina. Chiedeva il rispetto di ogni essere umano e il rispetto dei diritti umani. Lentamente divenne molto famoso e molto influente in America Latina. Gli scrissi una lettera chiedendogli: "Perché tace sulla detenzione del sacerdote di al-Quds Hilarion Capucci?" Naturalmente non ho mai ricevuto risposta. Il problema dell'Occidente è che qualsiasi cosa tocchi Israele viene bloccata. Non è ammessa alcuna discussione, semplicemente perché il senso di colpa incatena i sentimenti e i pensieri in tutto l'Occidente - sia nella Chiesa che nella società nel suo complesso. Anche questo sacerdote, che predica un ampio grado di liberazione, tace su tutto ciò che riguarda la Palestina e padre Capucci. Così gli ho scritto, dicendogli "Padre Capucci è il suo collega vescovo e l'episcopato. Lei non si è mai chiesto perché lui è stato detenuto? E che cosa lo ha spinto a rimanere risoluto con il suo popolo?" Non ho mai ricevuto alcuna risposta da lui.

Peccato. Vorrei ora passare al suo libro intitolato "Guerra e pace in Siria". Come mai ha scritto questo libro, soprattutto nel momento in cui il mondo intero era contro la Siria e con pochi amici al suo fianco? Questo libro non ha forse spezzato il suo legame con i cristiani d'Occidente... magari proprio quelli che accusavano il presidente Assad e il suo governo del flagello che affliggeva i cristiani in Siria?

Non mi interessa come le persone reagiscono alle mie posizioni. Quello che mi interessa è stare dalla parte della rettitudine, dire la verità ad alta voce e diffondere questa verità nel modo in cui la vedo giusta. Naturalmente molte persone mi hanno rimproverato per le mie posizioni, uno delle quali mi era molto vicino.  Era un amico francese. Ho preso le distanze da lui per sei mesi. Di conseguenza, ha iniziato a mandarmi messaggi attraverso sua moglie, mentre entrambi piangevano, chiedendo perdono. Gli chiesi: "Come puoi pensare che io rimanga in silenzio su questa tua posizione mentre tutto il tuo Occidente sta distruggendo la mia patria e io guardo il mio popolo che viene sfollato e diventa rifugiato?" Alla fine della giornata lui e sua moglie si sono resi conto della correttezza della mia posizione. Lei può immaginare quante situazioni come questa ho dovuto vivere a causa delle mie posizioni.

Nel capitolo 3 del suo libro, lei parla del progetto sionista e del motivo per cui ha scelto la Palestina per invaderla e ha insistito per rimanere in Palestina. Molte chiese e sacerdoti cattolici hanno accettato questo cambiamento in Palestina, e molti cristiani proprio qui in Libano lo hanno accettato, e non vedono nemmeno l'entità sionista come un nemico nella regione. Lei ha ora la possibilità di parlare con loro del progetto sionista. Come li convincerebbe che la loro posizione di rottura o peggio la loro indifferenza nei confronti della Palestina è catastrofica e ha un prezzo elevato?

Vorrei che chi esita a prendere posizione contro Israele leggesse molto di ciò che hanno scritto gli stessi israeliani, alcuni dei quali hanno effettivamente lasciato Israele e non ci credono più. Ad esempio, Israel Shahak, Gilad Atzmon e molti altri. Ma voglio anche che leggano ciò che è stato pubblicato nella rivista ebraica "Kivunim" nel febbraio 1982, dal titolo "Una strategia per Israele negli anni '80", scritto da Oded Yinon. Che leggano ciò che ha scritto! Era un piano terrificante*. Yinon annuncia in questo piano la determinazione di Israele a distruggere l'intero mondo arabo. Yinon cita in particolare Arabia Saudita, Siria, Iraq, Yemen, Marocco e molti altri Stati arabi. Secondo il piano di Yinon, nulla deve rimanere intatto nel mondo arabo. Tutto deve essere distrutto. Che lo leggano! Se avevano qualche speranza dall'esistenza di Israele, allora che leggano i piani di Israele per loro! Poi li inviterei a vedere cosa è successo in Palestina dalla decisione di dividere il Paese fino ad oggi. Che leggano ciò che molti israeliani hanno scritto sul modo in cui hanno attuato questo piano e sul genocidio progressivo che hanno commesso contro il popolo palestinese. Dovrebbero anche seguire ciò che sta accadendo ora in Palestina. Se dopo tutto ciò nutrono ancora grandi speranze che Israele abbia qualcosa di buono per loro, allora credo che siano diventati ciechi.

In Libano c'è un grande scontro tra diversi blocchi per decidere se ci debba essere ancora una resistenza o meno. Lei pensa che la resistenza in Libano debba abbandonare le armi e smettere di combattere?

Mi permetta di ricordare al vostro pubblico due eventi specifici. Nel giugno 1982 cosa fece l'esercito di occupazione sionista in Libano? Invase Beirut e distrusse il Libano. Da allora si è accesa la resistenza. Il secondo evento è del luglio 2006. Cosa sarebbe successo in Libano se non ci fosse stata la resistenza? Il Libano sarebbe sopravvissuto fino ad oggi?  Lascio che sia il pubblico a rispondere, qualunque sia la sua appartenenza.

Un'altra sua posizione decisa, e molto apprezzata dalle donne musulmane sciite del sud del Libano come me, è il suo fermo sostegno alla resistenza islamica di Hezbollah in Libano. Perché li sostiene? Qual è stato il ruolo che hanno svolto, di cui è stata testimone dall'interno della Siria?

In tutta onestà, non ho potuto incontrare i combattenti della resistenza libanese di resistenza libanese Hezbollah. Tuttavia, ho incontrato persone in Siria i cui villaggi e città sono stati liberati da Hezbollah. Ad esempio, a Yabrud, molti residenti della zona mi hanno detto che i combattenti di Hezbollah erano molto disciplinati, in misura sorprendente. Erano molto rispettabili e rispettosi. Vorrei avere la possibilità di conoscere da vicino l'effetto dell'intervento di Hezbollah in Siria, ma in tutta onestà non ho mai avuto la possibilità di sperimentarlo direttamente. Tuttavia, so che le persone che hanno avuto contatti diretti con loro mi hanno detto che si inchinano sempre a loro per rispetto.

Un'altra posizione che lei ha preso, e che molti hanno accusato di essere di parte nei confronti della Siria, è la sua posizione nei confronti del governo siriano e del presidente siriano Bashar al-Assad. Cosa risponde a chi le chiede perché ha preso posizione a fianco di Bashar al-Assad?

Il presidente Bashar al-Assad è il presidente legittimo della Siria. È responsabile di tutta la Siria. Il Presidente Assad non ci è caduto addosso dal cielo, né gli Stati Uniti ce lo hanno portato come presidente fantoccio. È stato eletto dal popolo e poi rieletto dal popolo siriano. Tutto il mondo sa che i risultati delle elezioni sono stati approvati dal popolo siriano. Quando ha ottenuto il 74% dei voti, è stato più che sufficiente per dire "quest'uomo è il nostro presidente e lo difenderemo come difendiamo la nostra patria", semplicemente perché ogni nazione che perde il suo presidente teme di perdere la sua totalità.

Come ho detto prima, lo dico apertamente adesso. Nonostante tutte le sofferenze che la Siria vive, il presidente Assad è diventato un'icona non solo per la Siria, ma credo che sia diventato un'icona della resistenza in tutto il mondo arabo e quando personalmente penso a lui mi viene subito in mente il grande leader Gamal Abdul Nasser.

Prego per il presidente Assad, prego per la Siria, prego per il mondo arabo e prego per chiunque sostenga la Siria, affinché possa risorgere e con lei risorgerà l'intero mondo arabo.

È stato un piacere e un onore essere alla sua presenza proprio qui, nella Chiesa della Basilica di San Paolo a Harissa, in Libano. È sempre un piacere ascoltare il suo patriottismo, soprattutto nei confronti della Siria, e il suo convinto sostegno alla Palestina. E da parte nostra, qualcosa di molto umile da parte di Press TV, volevamo ringraziarla per tutto quello che ha fatto durante il suo intero percorso di vita. Questo è un piccolo ringraziamento da parte di Press TV a Padre Elias - per il suo convinto sostegno al popolo, alla regione e in particolare alla Palestina. Grazie mille. È un onore, signore.

Ringrazio lei e ringrazio Press TV. Saluto la nazione iraniana. Saluto le loro vittorie dalla rivoluzione del 1979 - il momento storico che ha spostato l'equilibrio di potere verso i popoli della nostra regione dopo che era stato a favore dell'Occidente. La ringrazio e spero di rivederla presto.

Grazie mille… e grazie a voi, il nostro pubblico, per esservi uniti a noi in questa intervista molto speciale con Padre Elias Zahlawi. Dal Libano parla Marwa Osman per il "Mid East Stream" di Press TV. Assalamu alaikum.

* * * * *

* Per la versione inglese del "Piano Yinon", si veda: https://www.voltairenet.org/IMG/pdf/A_strategy_for_Israel_in_the_Nineteen_Eighties.pdf ]

Exclusive Interview with Father Elias Zahlawi -- MES EP. 163

Marwa Osman

Ha conseguito il dottorato di ricerca in Management presso la Scuola di dottorato dell'Università libanese e due master presso l'Università libanese e presso l'Università libanese. È anche membro del Blue Peace Media Network per la gestione delle acque transfrontaliere in Medio Oriente. Osman è docente universitario presso la Università Internazionale Libanese e Università Maaref. Conduce e produce il programma politico "The MidEaStream". È anche scrittrice. I suoi commenti sulle questioni dell'Asia occidentale sono pubblicati da diversi media internazionali e regionali.

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