“Noi migranti di ritorno abbiamo il coraggio di dire quel che i migranti in Europa non dicono”

“Noi migranti di ritorno abbiamo il coraggio di dire quel che i migranti in Europa non dicono”

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Mentre da un lato ci sono migranti che hanno raggiunto l’Europa e si fanno portavoce delle narrazioni fiabesche delle Ong a scapito dei loro fratelli e sorelle africane (guarda il video "Tu ci uccidi": così eseguono la censura dell’Urlo"), ci sono poi migranti, o ex-migranti, che a sud di Tripoli, se interrogati, raccontano quel che ormai da quelle parti hanno capito tutti.

Abbiamo intervistato Kouakou Hervé N’dri, migrante ivoriano di ritorno, autore del libro autobiografico “Migrante divenuto schiavo - come Drogba mi ha salvato” che, similmente a quanto raccontano i migranti-schiavi nel film e nel libro “L’Urlo”, spiega un concetto del tutto evidente ormai, che solo la mistificazione e la censura delle Ong può oscurare a nord di Tripoli.






L'INTERVISTA


Com’è nata l'idea di scrivere il libro e hai pensato ad una distribuzione del libro in Europa?

Bisogna dire che è dal Kuwait che ho avuto l'idea di scrivere il libro, dal momento che ero in pieno deserto. Sì, ero trattato come schiavo nel deserto. È da là che ho avuto l'ispirazione di scrivere questo libro, per condividere il mio vissuto, la mia esperienza, la storia della gioventù africana in generale. Mentre ero laggiù ho cominciato a scrivere e, quando sono arrivato al mio paese, mio zio mi ha consigliato di scrivere il mio vissuto al fine di poter veramente salvare delle vite.

Ecco dunque com'è venuta l'idea di scrivere il libro. 

Ma allo stesso tempo l'obiettivo qui è soprattutto condividere la mia testimonianza e sensibilizzare la popolazione africana in generale e in particolare la gioventù africana per quanto riguarda il pericolo. 

Ecco come siamo riusciti a scrivere questo libro. 

Adesso mi chiedi se abbiamo l'intenzione di distribuire questo libro in Europa. Sì, perché no?

Oggi noi siamo, io in particolare, direi che sono un ambasciatore che lotta contro il traffico e la tratta di persone. Questo è il messaggio che abbiamo riassunto nel libro. Noi vorremmo che questo libro fosse distribuito per sapere veramente ciò che accade ai migranti che partono. Come questi migranti sono trattati oggi nel XXI secolo.



Il tuo libro autobiografico si sofferma su un concetto che anche le centinaia di migranti-schiavi in Libia con cui ho parlato in questi anni mi hanno insegnato: oggi in Africa la parola migrante equivale alla parola schiavo.

Noi sappiamo come la schiavitù era conosciuta nel secolo passato. La storia ci ha detto che gli occidentali venivano in Africa per prendere braccia valide, per andare a venderle in Europa, Asia e altrove. 

Ma oggi nel XXI secolo la migrazione è prima di tutto un diritto. Ciò vuol dire che colui o colei che volesse spostarsi, andare in un paese qualunque, in un posto qualunque, sia alla ricerca di una vita migliore, sia per ragioni economiche, per ragioni politiche o per ragioni climatiche... direi pure che questo diritto oggi è considerato come un crimine.

E i migranti oggi nel XXI secolo sono trattati come degli schiavi. Dunque la gente li usa per lavorare e senza essere retribuiti. Alcuni a volte finiscono anche in prigione. 

Dunque oggi possiamo dire che... è vero la migrazione, così come la migrazione è definita, spostarsi da un punto A a un punto B per delle ragioni fondamentali... oggi direi che è catastrofica per tutte queste persone, tutti questi migranti oggi il cui diritto è stato oltraggiato, la loro dignità è stata calpestata. E direi anche che il vero valore della migrazione è stato desacralizzato da alcuni esseri umani.



Com’è stato possibile per te questo esito?

Beh io direi che oggi la questione della migrazione è diventata un business per i paesi europei e i loro partner dei paesi dell'Africa del nord che sono sulle coste africane e che si affacciano direttamente sulle coste europee. Prendo ad esempio la Libia, il Marocco. Dunque oggi bisogna riconoscere che tutti questi paesi fanno affari con la migrazione.

In più questo business fa guadagnare i paesi dell'Africa del nord o i paesi che sono considerati come paesi di transito dei paesi dell'Africa. Bisogna anche riconoscere che la migrazione conviene ai paesi europei per ragioni di manodopera. Sappiamo molto bene che oggi in Italia ci sono molti africani che sono nel territorio italiano e molti non hanno documenti che permettono di lavorare nel rispetto delle regole, cioè nella legalità. Dunque un buon numero di questi migranti sono considerati come delle macchinette.

Quindi è una manodopera che è mal pagata, in Europa. Senza contare quelli che sono bloccati nei paesi di transito come la Libia, che sono diventati oggetto di sfruttamento nei campi, nelle case libiche... ecco, anche questi nel XXI secolo sono considerati come degli schiavi. Questi fanno arricchire quei diversi stati. E bisogna riconoscere che c'è un business nascosto, ma che è classificato di alto livello, tra gli stati, tra stato e stato. Perché sappiamo molto bene che, grazie alla migrazione irregolare ci sono tanti paesi che hanno approfittato di quest'onda migratoria per poter ricevere dei finanziamenti da parte dell'Europa. Sappiamo bene che la migrazione oggi è considerata un vero affare per molti paesi. 

Oggi i centri d'accoglienza in Europa ricevono i pochi migranti che riescono ad attraversare le acque internazionali e si ritrovano in Europa E’ vero che sono nutriti, che sono vestiti, che sono curati... ma quanti soldi sono stati spesi davvero per ciascun migrante, per ciascun centro d'accoglienza?

C'è veramente una somma colossale che viene sborsata ogni giorno per i migranti, moltiplicata per il numero esatto dei migranti che si trovano nei diversi centri. 

Voi sapete che il mio paese, la Costa D'Avorio è il primo produttore di caffè e di cacao. Voi sapete... oggi siamo nel XXI secolo ma l'Africa resta sempre l'Africa del XV secolo, del XIV secolo... perché le condizioni di vita e di lavoro non sono ancora cambiate. 

La modernizzazione. Quando lavoriamo nelle piantagioni noi lavoriamo ancora con dei metodi arcaici... la falce... 

Oggi l'Europa non ha questo tempo, fa delle produzioni con dei robot, con delle macchine. Ma perché non aiutare l'Africa a svilupparsi? Sarebbe una soluzione per contrastare questa migrazione. Ma come ho detto prima, è business ciò che la migrazione produce per i paesi sviluppati e i paesi dell'Africa del nord che anch'essi approfittano di questa storia della migrazione. 

Dunque direi che oggi è un vero business. 

 


Ora tu sei attivo nell’Ong Lisad, un’organizzazione in Costa d’Avorio che ha un obiettivo chiaro: scoraggiare i giovani ivoriani a diventare migranti, quindi schiavi. Puoi spiegare agli Europei storditi da questa falsa narrazione il significato del vostro lavoro?

Sì, l'ong Lisad è la nostra organizzazione. È l'organizzazione dei migranti di ritorno ai loro paesi. I migranti che hanno vissuto dei fatti reali e sono tornati ai paesi d'origine. E voi vorreste sapere "Perché è importante sostenere esperienze come la vostra?". 

Sì, è molto importante, oserei dire innegabile sostenere la nostra organizzazione perché bisogna riconoscere che essi sono dei sopravvissuti della migrazione, che sono di ritorno nei loro paesi e che hanno deciso di condividere la loro esperienza, per prevenire... per sensibilizzare la popolazione africana in generale, in particolare la gioventù africana. Dunque l'idea di creare quest'organizzazione, l'obiettivo, è di portare questa gioventù ad una presa di coscienza. 

È vero, noi vogliamo viaggiare, vogliamo migrare verso l'Europa, ma sarebbe importante seguire il cammino legale, piuttosto che il cammino della morte, delle torture, della prigione, della schiavitù e dell'umiliazione. Perché molti dei membri dell'ong Lisad hanno subito le sofferenze della migrazione, quindi oggi noi siamo dei portavoce, dei portabandiera. Siamo una gioventù consapevole e abbiamo deciso di portare avanti questa battaglia, per dire che si può riuscire, che sia in Africa o in Europa. Si può riuscire dappertutto. 

Possiamo fare ciò che dobbiamo fare per essere indipendenti, per essere liberi, per essere sicuri economicamente, piuttosto che andare a farsi umiliare negli altri paesi come quelli dell'Africa del nord oppure in Europa, perché quando noi pensiamo che l'Europa è meglio dell'Africa io direi che questa è una storia ingannevole, basata sulle menzogne. 

Per i nostri fratelli che sono riusciti ad attraversare e che sono arrivati in Europa e vivono in condizioni difficili laggiù: se non hanno il coraggio di dire la verità ai loro fratelli che sono nei loro paesi, noi che siamo ritornati abbiamo preso la decisione di dire, di condividere le informazioni le informazioni reali che siano informazioni riguardanti l'Europa o riguardanti l'Africa. 

Ecco dunque dov'è importante oggi sostenere questa lotta. Sono ormai 6 anni che abbiamo intrapreso questa battaglia e non abbiamo appoggio, non abbiamo aiuto, non abbiamo sostegno per portarla avanti bene. 

Tuttavia noi sappiamo che siamo veramente un'organizzazione vivente, reale, vera, che arriva comunque a portare il suo contributo, il suo sostegno, la sua assistenza ai migranti vittime di tratta migratoria da parte dei paesi... dai paesi dell'Africa del nord, del Golfo, passando per il Kuwait, l'Oman, l'Arabia Saudita, fino all'Europa. 

E io penso che quest'organizzazione ha bisogno veramente di appoggio, sì, di sostegno finanziario e materiale e di finanziamento dei progetti dei migranti che sono ritornati. 

Ogni anno noi organizziamo delle collette di dono per sostenere le famiglie dei migranti scomparsi, per sostenere gli orfani dei migranti, per sostenere le vedove dei migranti. Perché sono persone di cui spesso non si parla nelle nostre interviste, nei nostri interventi. 

E la nostra organizzazione oggi è più in grado di portare avanti questa lotta, di sostenere queste famiglie dei migranti scomparsi che hanno davvero bisogno di appoggio e di aiuto. Ecco dunque l'obiettivo della nostra lotta e ciò che ci aspettiamo dall'esterno. 

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