Kazakistan: due agenti di sicurezza decapitati durante le manifestazioni ad Almaty

Kazakistan: due agenti di sicurezza decapitati durante le manifestazioni ad Almaty

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I disordini nella più grande città del Kazakistan, Almaty, hanno lasciato sul selciato i corpi senza vita di 13 membri delle forze di sicurezza kazake, due dei quali sono stati decapitati, secondo quanto ha rivelato l'ufficio del quartiermastro militare della città ai media locali.

Le autorità hanno evidenziato che la mutilazione dei corpi è "una prova diretta della natura terrorista ed estremista dei gruppi armati che hanno attaccato Almaty".

 

I media locali riferiscono che 12 poliziotti sono stati uccisi in città mentre cercavano di disperdere le proteste, mentre altri 353 sono stati feriti. A cadere sarebbero stati anche decine di manifestanti nella notte tra il 5 e il 6 gennaio.

L'esercito kazako ha preso posizione nel centro della città di Almaty tra le violente proteste. Una "operazione antiterrorismo" è attualmente in corso nella città, e l'intera repubblica ha dichiarato lo stato di emergenza.

La Russia, che invierà forze di pace in Kazakistan insieme agli altri paesi della CSTO, considera le proteste in Kazakistan di origine straniera con lo scopo di minare la sicurezza e la stabilità del paese asiatico cruciale per l’intera regione asiatica. 

Secondo la portavoce del ministero degli Esteri del paese eurasiatico, Maria Zakharova, Mosca considera gli eventi come un tentativo di cospirazione ordita dall'estero per "utilizzare gruppi di persone armate e addestrate per minare con la forza, la sicurezza e l'integrità dello Stato" del Kazakistan.

Il Kazakistan si è trovato a fronteggiare un'ondata di proteste, quando i residenti delle città di Zhanaozen e Aktau, situate nella regione del Mangistau, ricca di petrolio, sono scesi in strada per protestare contro un doppio aumento del prezzo del gas di petrolio liquefatto utilizzato per alimentare le automobili. Giorni dopo, i disordini si sono diffusi in tutto il paese e le rivendicazioni sono diventate squisitamente politiche e non più economiche.

Il presidente Kassym Khomart Tokayev ha ordinato l'introduzione di una regolamentazione statale dei prezzi del carburante per sei mesi, ha licenziato il governo e si è insediato alla testa del Consiglio di Sicurezza precedentemente guidato dal primo capo della repubblica, Nursultan Nazarbayev, ma le proteste non si sono placate e i rivoltosi hanno sempre di più alzato il tiro con l’obiettivo di rovesciare Tokayev. 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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