È il tempo del coraggio. Opponetevi al genocidio dei palestinesi

È il tempo del coraggio. Opponetevi al genocidio dei palestinesi

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– Articolo di Michele Metta –

 

Grazie a quello strumento utile che sa essere internet quando è usato intelligentemente, ho avuto modo di contattare Rosa Halaby. Questa donna molto gentile e acuta è a capo della Asociación Mujeres por la Paz y Acción Solidaria por Palestina, un gruppo spagnolo di attiviste che si batte a favore di pace, verità e giustizia per il popolo palestinese. Qui di seguito, potete leggere i miei quesiti, e le sue eccellenti risposte, le quali gettano anche luce su quanto stia davvero accadendo in quei luoghi in questi giorni. Buona lettura.

MICHELE METTA:

Norman Finkelstein è uno storico ebreo che ha sempre difeso i diritti dei palestinesi. Nel suo libro più noto, L’industria dell’Olocausto, scrive che una parte dell'élite ebraica statunitense sfrutta la memoria dell’Olocausto per guadagni finanziari e per promuovere gli interessi più biechi di Israele. Finkelstein accusa questa industria di tradire la cultura ebraica e di insultare la memoria dell’Olocausto.

Nel 2008, durante una sua conferenza alla Case Western University di Cleveland, Ohio, Finkelstein definì “lacrime di coccodrillo” il pianto di una studentessa che lo accusava di antisemitismo e di mancanza di rispetto per le vittime ebree di Hitler. Finkelstein le controbatté che il proprio padre era un sopravvissuto ad Auschwitz e che sua madre era sopravvissuta all’internamento nel campo di concentramento di Majdanek. Aggiunse di aver perso molti membri della propria famiglia nell’Olocausto nazista e che proprio questa sofferenza gli aveva insegnato che era suo dovere assoluto difendere i palestinesi, perché è semplicemente impossibile condannare veramente la violenza di Hitler senza condannare la violenza contro i palestinesi.

Cosa ne pensi?

ROSA HALABY:

Occorre volgere il nostro sguardo a entrambi i lati del confronto avvenuto alla conferenza di Cleveland, cercando di comprendere i possibili percorsi sfociati in considerazioni così divergenti sulla politica israeliana.

Da una parte, abbiamo una ragazza che si afferra alla sofferenza dei propri avi, vittime dell’Olocausto, senza prendere assolutamente in considerazione che tipo di decisioni siano poi state messe in atto dai governi israeliani nel successivo periodo storico.

Che sia per ignoranza spontanea o premeditata, riesce a identificarsi unicamente con un solo tipo di vittima, facendo scomparire la sofferenza altrui. Forse, una sorta di pregiudizio informativo è ciò che ha condotto a scegliere di conoscere solo ciò che conferma le proprie convinzioni pregresse, evitando così di dover fare i conti con quello che un processo di scoperta e di rimodulazione delle informazioni implicherebbe, e cioè prendere atto che le proprie certezze sono in conflitto con la realtà.

Questo è fondamentalmente il modo più scontato in cui funzionano i processi di apprendimento. Ma, in realtà, quando riceviamo informazioni che non concordano con ciò che pensiamo di sapere, non abbiamo solo l’opzione di scartarle senza pensarci, negandole. Viceversa, possiamo metterle intelligentemente a confronto con le nostre percezioni e convinzioni, arrivando così a capire se tali convinzioni vadano confermate o, se è questo il caso, riaggiustate.

Evidentemente Filkenstein ha vissuto un percorso di vita diverso. È plausibile che sia cresciuto ascoltando le stesse storie, che sono assolutamente vere, e che lui abbia visto diffondersi, come conseguenza, un intransigente vittimismo all’interno del proprio gruppo culturale. Tuttavia, sicuramente, dopo aver appreso informazioni che difficilmente si conciliano con tale intransigente vittimismo, la curiosità di saperne di più ha in lui prevalso, inducendolo ad interessarsi all’argomento e a sviluppare le ricerche a cui si dedica.

Molte persone non ampliano il proprio sapere, o si rifiutano di ampliarlo, accantonano la possibilità di conoscere realtà che metterebbero in crisi la difesa cieca delle proprie convinzioni. Quando mancano gli argomenti, si ricorre all'accusa di antisemitismo. Una volta lanciata l’accusa di mancanza di rispetto nei confronti delle vittime dell’Olocausto, nulla di ciò che accadrà dopo avrà più importanza.

L’Olocausto è stato senza dubbio una grande tragedia umana, ma non solo per le persone di religione ebraica, bensì anche per l’etnia gitana, per gli omosessuali, per gli attivisti dei partiti di sinistra, per i disabili ... Sono morti allo stesso modo e negli stessi luoghi, eppure la macchina della propaganda ha monopolizzato il dolore di tutti i gruppi e lo ha utilizzato a senso unico, sfruttando quel grande megafono che è Hollywood.

La violenza è violenza, non importa da dove provenga. Mai potremo giustificarne l'utilizzo, ma vale la pena approfondire la sua genesi.

Esiste la violenza dell’oppressore, usata da chi si ritiene superiore per potere, possesso di strumenti bellici, o altri mezzi di dominio. Questo tipo di violenza è quella spudoratamente utilizzata da tutti i governi della vecchia Europa nel corso del XIX secolo contro i popoli africani, rubando le loro risorse e creando artificialmente confini con le spartizioni territoriali. A tale violenza è stata persino data una parvenza di legalità. Nei parlamenti europei si parlava di “razze superiori” e “razze inferiori” per giustificare gli abusi coloniali, le cui conseguenze sono ancora oggi sotto l’occhio di tutti.

Esiste poi la violenza esercitata dalla parte che si sente oppressa. Scaturisce da un desiderio di vendetta. Tuttavia, la violenza degli oppressi sarà usata come giustificazione per aumentare il grado di violenza oppressiva del dominatore, e per incolpare gli stessi oppressi per la oppressione di cui sono vittime. È, in un certo qual modo, lo stesso identico meccanismo della violenza nelle coppie, di chi, dopo aver picchiato qualcuno che afferma di amare, si giustifica con un “Vedi cosa mi hai costretto a fare?”. Il sistema di colpevolizzazione della vittima funziona tanto a livello individuale che collettivo.

E così, la spirale violenta cresce senza sosta, come possiamo renderci conto in questo triste momento di cronaca con l’escalation dell’orrore in Medio Oriente.

Quello che afferma Filkenstein è che l’Olocausto non può essere utilizzato per giustificare la violenza del governo israeliano contro i palestinesi. L’Olocausto non è un assegno in bianco tramite cui opprimere un altro popolo. L’orrore contro i palestinesi non può essere ammesso, né, quando comunque purtroppo accade, taciuto.

MICHELE METTA:

Il governo israeliano vendette materiale bellico a Pinochet, il dittatore di estrema destra del Cile. Inoltre, il governo israeliano non provò vergogna alcuna ad aiutare il regime repressivo e razzista del Sudafrica prima che Nelson Mandela ristabilisse la democrazia in questo Paese.

Qual è la tua opinione su tutto questo?

ROSA HALABY:

Se c’è qualcosa che caratterizza il nostro mondo, quel qualcosa è l’ascesa del liberalismo capitalista, un fenomeno esacerbato dopo la caduta del Muro di Berlino. L’alleanza tra Israele e gli Stati Uniti è evidente, e il commercio degli armamenti è estremamente redditizio, come dimostrato dall’aumento esponenziale dei profitti economici in tale settore durante questo mese di ottobre.

I governi di Stati Uniti e Israele sono uniti dalla brama capitalistica per il guadagno e dal razzismo. La loro macchina propagandistica non cessa i suoi sforzi per convincere i popoli dell’Occidente di essere la parte del Pianeta che difende la democrazia. Però, amico mio, la verità è un’altra, ed è che gli affari sono affari, e che, purtroppo, l’etica non c’entra nulla. E innanzi al razzismo, alla “apartheid” contro la popolazione palestinese, della quale i governi israeliani vanno fieri, si offre come risposta la mediazione degli stessi Stati Uniti. Ma è una risposta perlomeno ingenua. Perché quel Paese fu fondato sulla repressione e decimazione dei popoli indigeni del Nordamerica, che furono infine internati in ghetti dove tuttora risiedono. Posti conosciuti come “riserve”, proprio come accadeva con i “bantustan” sudafricani, ghetti tenuti sotto controllo dalla dittatura sudafricana in vigore prima di Mandela grazie all'aiuto militare israeliano.

I limiti morali, in questi casi, erano del tutto assenti.

MICHELE METTA

Parliamo, per favore, dell'attacco all'ospedale Al Ahli di Gaza.

Il governo canadese ha dichiarato qualche giorno fa che, dopo aver analizzato i dati in suo possesso, è giunto alla conclusione che non sarebbe Israele l’autore dell'attacco lanciato il 17 ottobre contro l'ospedale.

Tuttavia, occorre non dimenticare che, in occasione della trasferta in Canada del presidente dell’Ucraina Zelenskyj, il Parlamento di questo Paese ha invitato Yarsolav Hunka, 98 anni, e lo ha presentato come un eroe che ha combattuto contro l’Unione Sovietica, e che i deputati e i senatori canadesi hanno applaudito con entusiasmo insieme al primo ministro canadese, Trudeau, che ha sorriso a Hunka durante l'ovazione. Sfortunatamente, Hunka è un ex combattente delle Waffen-SS. Significa che è un nazista che, tra l’altro, uccise civili ebrei e polacchi durante la seconda guerra mondiale. E occorre anche non dimenticare che, coincidenza vuole, fosse un nazista anche Michael Chomiak, il nonno di una potente politica canadese, Christina Alexandra Freeland.

E che dire del pesante ruolo del Canada nello sviluppo di MK-ULTRA, un'operazione della CIA per il controllo mentale?

Ricordato tutto questo, cosa è successo veramente nell'attacco all'ospedale Al Ahli di Gaza?

ROSA HALABY:

In questi casi, sappiamo che la verità è la prima vittima. Sono evidenti gli sforzi del governo israeliano per sostenere una versione “ufficiale” di comodo tesa a negare d’essere responsabile di qualcosa di così terribile. Le autorità israeliane sono arrivate a obbligare i propri giornalisti a tacere su cosa è realmente accaduto. Ma tali sforzi sono falliti. I tentativi di creare immagini false per attribuire la paternità dell’attacco al gruppo Hamas o alla Jihad islamica sono caduti nel ridicolo più spaventoso a causa della rozzezza evidente con cui queste immagini fasulle sono state fabbricate.

Non è niente di nuovo. E questo genere di attacchi, accadrà di nuovo, e nuovamente si cercherà di alterare la verità dei fatti.

Costa dirlo, ma stiamo vivendo un genocidio in diretta.

I governi israeliani hanno, nel corso degli anni, violato Leggi del Diritto Internazionale e la Convenzioni di Ginevra, non hanno rispetto le risoluzioni delle Nazioni Unite e le sentenze della Corte Internazionale dell'Aia, e ciò è avvenuto nella totale impunità.

Questa impunità ha creato un mostro alimentato dal silenzio, se non dalla complicità, di quella che chiamiamo Comunità Internazionale.

MICHELE METTA

Vuoi aggiungere qualcos’altro?

ROSA HALABY:

Israele ha iniziato a bombardare la Cisgiordania. Tutto fa pensare che la programmazione della sua speciale “soluzione finale” contro i palestinesi sia iniziata. L'obiettivo è l'estirpazione della popolazione palestinese, se non il suo sterminio. La violenza aumenterà e non sappiamo quale direzione estrema potrà prendere questa immensa, insensata tragedia.

La domanda da farsi è: Chi sarà abbastanza coraggioso da lavorare davvero per difendere la Pace e la Giustizia?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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