Evergrande e il Wishful Thinking ricorrente del crollo cinese nel nuovo contesto geopolitico

Evergrande e il Wishful Thinking ricorrente del crollo cinese nel nuovo contesto geopolitico

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Nello spirito di collaborazione che abbiamo con la rivista on line "Cumpanis" pubblichiamo questo articolo dello studioso di questioni internazionali, e specificatamente cinesi, Giambattista Cadoppi. Inviatoci dal direttore di "Cumpanis", Fosco Giannini

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di Giambattista Cadoppi

 

La fine dello stato cinese moderno è vicina. La Repubblica Popolare ha cinque anni, forse dieci, prima che cada. Questo libro racconta perché. 
Gordon G. Chang 2001. The Coming Collapse of China

Le fastose olimpiadi di agosto saranno il canto del cigno del boom cinese. ?Maurizio Blondet 2008  

 

Provate a digitare le parole China, Crisis in Google e troverete più risultati di quanto non siano le vittime del comunismo secondo il Libro Nero. Puntualmente la Cina risponde con strafottenza mettendo a segno nuovi record di crescita! 
Un guru di Wall Street recensisce «il milli-miliardesimo libro» che prevede la caduta inevitabile dell'economia cinese direttamente dalla nostra scrivania. Gli argomenti contro l'economia cinese sono stati uno sport assai popolare per anni, ma erano costantemente sbagliati. Quando si pratica uno sport violento senza esclusione di colpi e non si vede mai il sangue allora la cosa non diventa noiosa? (Weimberg 2014) si chiede l'autore. 

Le previsioni occidentali sull'economia cinese negli ultimi 30 anni sono state in gran parte sbagliate, in particolare quelle basate sulle teorie del "China collapse" ovvero il "crollo della Cina". Certamente la Cina ha rallentato almeno tre volte negli ultimi 33 anni. Gli studi di Simon Kuznets su decine di casi storici, dimostrano che una volta attuate tutte le condizioni dello sviluppo sopraggiunge uno stallo ma la Cina ha avuto negli ultimi tre decenni una crescita media del 9.7% l'anno. «Quale altro paese può dire lo stesso?» aggiunge Weimberg. ?La Cina ha superato nell'ottobre del 2014 gli USA nel PIL a parità di capacità d'acquisto. Invece di accettare l'inevitabilità di questo sorpasso alcuni analisti cercano il modo migliore di vendere storie che predicono il collasso economico-politico della Cina. I classici del repertorio sono: la crescita è sbilanciata, le banche sono instabili, la valuta è sottovalutata, l'ambiente è troppo inquinato, non c'è abbastanza energia a disposizione, le forniture di materie prime non possono sostenere la crescita della Cina ecc. Prendiamo un esempio: la demografia non è favorevole. La politica del figlio unico porta alla scarsità di manodopera. Così nel novembre del 2006 la Cina doveva crollare per mancanza di manodopera e nel luglio del 2009, sopraggiunta la crisi, avrebbe dovuto crollare per eccesso di disoccupazione, dopodiché di nuovo per difetto di manodopera. 

Un altro personaggio che ha previsto all'inizio del nuovo secolo il crollo per il 2008 per gli inesigibili debiti con le banche. «Nicholas R. Lardy, un profondo conoscitore della Cina presso la Brookings Institution, prevede che l’aumento del peso dei prestiti in sofferenza potrebbe rendere insolvente tutto il sistema bancario del paese nel 2008. Una crisi bancaria del genere porterebbe milioni di cinesi a ritirare dalle banche i soldi per sopravvivere facendosi poi prendere dal panico quando si renderanno conto che le banche saranno insolventi e sarà impossibile attingere ai loro depositi, cosa che porterà sicuramente a disordini di massa» (Kurlantzick 2001). Bum! Requiem, fine del mondo!!! Stupisce in questo caso la precisione della data. Infatti, nel 2008 ci fu un crollo delle banche....americane però. 

«Il Governo dichiara che negli ultimi vent’anni la crescita economica annuale è stata tra il 7 e il 10%, ma, escludendo il settore delle esportazioni (pubblicizzato in modo spettacolare dalla Cina, ma che interessa solo il 20% del PIL), le cifre fornite non convincono. Thomas Rawski, un economista molto esperto dell’Università di Pittsburgh, sottolinea che negli ultimi cinque anni, il periodo in cui viene comunemente contrabbandata una improvvisa crescita, la Cina è stata afflitta dalla deflazione, da un aumento della disoccupazione ed è diminuito l’utilizzo di energia, elementi questi che normalmente vengono associati ad una crescita limitata, se non ad una vera recessione. Osservando i dati relativi al consumo energetico e ricavando i grafici del PIL per proprio conto, Rawski arriva alla conclusione che tra il 1998 ed il 2001 la Cina ha subito una crescita vicina al 4% invece del 7 - 10% dichiarato dal Governo, un buon risultato ma non di certo superiore a quello di altri paesi in via di sviluppo» (Kurlantzick 2001). Oddio, ciò che non convince è che si era sempre supposto, non dico per le leggi dell'economia ma almeno per quelle della fisica, che per cadere o addirittura collassare la Cina avrebbe dovuto salire molto in alto. Ma se si ridimensiona tutto come se fosse il Bangladesh, viene a mancare una delle concause dell'ipotetico crollo: il fatto che fosse salito troppo rapidamente arrivando ai limiti dello sviluppo. 
Lo scenario "fine di mondo" che ci si diverte a tracciare non è che danneggerebbe solo la Cina, ovviamente. Infatti, i migliori venditori di questo genere di “expertise”indicano che il fallimento della Cina coinvolgerà l'intera economia mondiale, attraverso i legami tra il commercio e il sistema finanziario. Questa è la tesi di Stephen Roach in The Codependency of America and China. Il quale però scrive in un recente articolo: «La punditocracy, ovvero la classe degli opinionisti, ha ancora una volta ceduto alla sindrome da "crollo cinese", una malattia che sembra colpire ciclicamente i commentatori economici e politici. Poco contano i ripetuti falsi allarmi degli ultimi vent'anni, il coro degli scettici sostiene che stavolta è diverso» (Roach 2014). 

Il comandante della Brigata Fine del Mondo sembra essere Gordon G. Chang che scrisse nel 2001 The Coming Collapse of China in cui aveva previsto nel 2006 il crollo della  Cina poi ancora nel 2011, 2012 ecc. in cui sosteneva che i prestiti in sofferenza delle principali banche statali cinesi avrebbero fatto cadere il sistema finanziario cinese e il governo comunista. Nel 2008 puntualmente sono collassate... le banche americane. Chang porta sfiga, …agli altri, non alla Cina. 
Una delle cause che avrebbero dovuto far crollare la Cina sarebbe stata nientemeno che l'abbassamento delle barriere doganali seguite all'adesione al WTO, provocando uno shock per le imprese e gli agricoltori cinesi. Ormai questa è una delle cause del collasso cinese che nessuno ricorda. La cautela non è il lato forte di Chang, intendiamoci. Peccato che tutte le lamentele da allora in poi siano state a proposito del dumping che la Cina avrebbe messo in atto grazie all'ingresso nel WTO rischiando di far crollare le economie altrui. Ciò che Chang non considerava nel suo libro sono i molteplici meccanismi da usare come ammortizzatori ovvero la capacità da parte della Cina di negoziare in modo da proteggerla da un'apertura troppo rapida del mercato interno (capacità di aumentare i suoi sussidi agricoli, quote massime di importazione di grano fissate al 10% del consumo interno) o una strategia di protezione basata su misure di diversificazione delle tariffe. Tutti strumenti ampiamente utilizzati dalle grandi potenze commerciali (barriere sanitarie, processi lenti di risoluzione dei conflitti, protezionismo provinciale ecc.). 

Nonostante l'importanza dei problemi del settore bancario su cui insisteva Chang, la Cina ha tuttavia i mezzi per evitare un collasso del tipo argentino. In definitiva, il rischio bancario in Cina è un rischio sovrano dato che ai tempi in cui venivano fatte queste fosche previsioni ad eccezione di una banca (Mingsheng Bank), il settore bancario era completamente nelle mani dello Stato, con una quota significativa del debito estero e un controllo molto limitato dei capitali da parte di investitori stranieri. In un momento di panico, il governo potrebbe decidere di bloccare i prelievi da parte degli investitori. Complessivamente anche guardando alla realtà nel suo insieme ovvero alle conseguenze sociali, economiche e delle implicazioni per il sistema politico si poteva arrivare, già al tempo del primo scritto, ad una conclusione opposta, e cioè che non sono soddisfatte le condizioni perché in Cina la crisi economica (che non c'è) porti poi ad una grave crisi politica (Huchet 2003). 
 
In un articolo del 2011, Gordon C. Chang ha ammesso che la sua previsione era errata, sostenendo che aveva sbagliato solo di un anno: «Invece del 2011, il possente partito comunista della Cina cadrà nel 2012. Puoi scommettere su questo» (Chang 2011). Amen. 
In un'intervista, Chang ha affermato che la Cina ha raggiunto il suo attuale surplus commerciale con gli Stati Uniti attraverso «la menzogna, l'imbroglio e il furto», e che se la Cina decidesse di realizzare la minaccia espressa nell'agosto del 2007 di vendere la sua quota del debito USA, danneggerebbe la sua economia, che fa affidamento sulle esportazioni verso gli Stati Uniti, visto che questi importerebbero meno, data la natura del mercato globale. 
Chang tende a guardare solo un lato della storia riflettendo una certa polarizzazione nella sua analisi. La spiegazione per la sua parzialità è che egli è cristiano e, in tal modo, egli ritiene che la Cina sia destinata a fallire, in ultima analisi, perché è una società non cristiana. Queste persone semplicemente non possono concepire che una società non cristiana sia in grado di evolvere in una società prospera moderna. Essi sembrano essere incapaci di credere che questo sia possibile. È il credo comune in definitiva di tutti i missionari, siano essi cristiani o appartenenti alle ONG. 
Si possono vedere almeno tre fasi della teoria del "collasso della Cina". Nella prima fase, iniziata con i moti di Tiananmen e continuata con i drammatici cambiamenti in Europa orientale e la disintegrazione dell'Unione Sovietica, si considera soprattutto il collasso politico. I paesi socialisti cadono in rapida successione e l'Occidentale è convinto che la Cina sia la prossima vittima. Non si teneva conto che la Cina aveva da tempo trovato la propria strada con il risultato di una autentica rinascita nazionale. Il PIL nominale della Cina, nel frattempo, è aumentato di qualche centinaio di volte tra il 1978 e il 2021, e il paese è diventato la più grande economia del mondo a parità di capacità d’acquisto. Il modello cinese non solo è stato attuato da tutti i paesi socialisti ma imitato dalla maggior parte dei paesi in via di sviluppo.


 ?Fallito il piano A, quello politico, si passa alla seconda fase della teoria del crollo della Cina quella del "collasso dell'economia cinese", iniziata con la crisi finanziaria asiatica del 1997. La Cina subisce un forte contrazione delle esportazioni, la domanda interna pur in espansione è insufficiente a compensare questo calo. Le speculazioni finanziarie dei colossi finanziari globali a Hong Kong raggiungono l'apice e mettono a rischio lo slancio dell'economia cinese. Ma non solo la Cina supera la crisi finanziaria, ma aiuta Hong Kong a superare la crisi stabilizzando l'intera economia asiatica. L'economia cinese ha mantenuto un tasso annuo medio di crescita del 10,5 per cento e un tasso di inflazione del 3 per cento dal 2003-2012, e costantemente, pur attraverso la crisi, ha migliorato le relazioni commerciali del paese con i suoi vicini del sud est asiatico. 
La terza fase del collasso della Cina, è stata quella "collasso dell'intera società cinese", dopo la crisi finanziaria del 2008. Durante questo periodo, il mercato azionario ha iniziato a scendere e il tasso di crescita economica è a sua volta sceso decisamente causando una notevole sovrapproduzione in alcuni settori. La società cinese ha sperimentato inquietudine e insicurezza. Si è puntato sul "regime change" della Cina attraverso i social media e media stranieri con la cosiddetta "rivoluzione dei gelsomini", la versione cinese delle rivoluzioni colorate. Tuttavia, la Cina è riuscita comunque a superare la triplice minaccia delle pressioni internazionali, del rallentamento economico e del panico sociale. Con l'attuazione di una politica fiscale proattiva, una politica monetaria moderatamente espansiva e politiche di sostegno sociale, la Cina ha potuto avere non solo una crescita economica stabile, ma ha pure contribuito alla stabilizzazione e alla ripresa dell'economia globale. 
Ogni fase della teorizzazione del collasso della Cina ha coinciso con un rallentamento dell'economia cinese. Anche se queste teorie hanno come base d'appoggio battute d'arresto temporanee e di accumulo di rischio per l'economia cinese, sono principalmente il frutto degli sforzi da parte di forze esterne (in particolare degli USA che sentono minacciato l'unipolarismo seguito al crollo dell'URSS) per negare le prospettive di sviluppo della Cina e generare panico ogni volta che la Cina sperimenta una recessione a breve termine. La Cina è riuscita a combattere queste teorie del collasso con più di 40 (quaranta!!!) anni di forte crescita e di sviluppo. Si può dire che ciò che sta collassando sono le teorie del collasso della Cina. 
Come l'economia cinese ha rallentato nel 2012 e 2013, è emerso nuovo ciclo di previsioni pessimistiche circa l'economia cinese, in particolare focalizzata sulla stagnazione mercato immobiliare, il debito delle Amministrazioni locali e i problemi finanziari sistemici. 
L'economia cinese ha rallentato perché il motore economico cinese è in una fase di adeguamento del proprio tasso di crescita, mentre riorganizza la propria struttura economica rielaborando lo stimolo macroeconomico. Il costo del lavoro è aumentato rapidamente, così come il vantaggio demografico si è progressivamente ridotto, il costo delle risorse è aumentato, la crescita dell'economia cinese è passato da una velocità elevata ad una velocità media. 
Allo stesso tempo, la Cina sta passando da una modalità di intenso sviluppo economico ad un'altra differente modalità non più dipendente dall'alto consumo di risorse e energia. Alcune industrie sono in declino, e la disoccupazione è destinata ad aumentare, come si adegua la sua struttura economica. Il pacchetto di stimolo introdotto all'inizio della crisi finanziaria, inoltre, si dispiegano nella struttura economica, e molti dei suoi effetti negativi, come l'aumento del debito pubblico locale, l'aumento dei crediti in sofferenza presso le banche, e la produzione in eccesso, stanno solo ora emergendo. L'economia cinese ha dovuto passare dalla crescita a lungo termine a due cifre ad un tasso di crescita del 7,5 per cento o inferiore; quindi, potrebbe richiedere del tempo per autoregolarsi (Wang Wen 2014). 
Alcuni indici per l'andamento dei settori finanziari ed economici della Cina sono in calo, accelerando la diffusione delle aspettative pessimistiche per il mercato immobiliare, il rischio del debito locale e lo shadow banking. Data la contrazione nella crescita degli investimenti e un mercato immobiliare stagnante, il settore dell'industria pesante e i settori manifatturieri di consumo stanno rallentando allo stesso tempo. Il raffreddamento del mercato immobiliare è la causa principale dietro le previsioni pessimistiche per l'economia cinese che si stavano facevano per il 2014. ma già a cominciare dal 2015 c'è stata una ripresa del settore. 

Per quanto riguarda i rischi di debito, il default del debito comporta un rischio significativo per l'economia. Nel giugno 2013, il debito locale era salito a 17,9 miliardi di yuan (US 2.900 miliardi dollari), pari al 33 per cento del Prodotto Interno Lordo (PIL). Oltre 10 miliardi di yuan di questo debito sono legati agli investimenti dei governi locali. 
A ciò si deve aggiungere la teorizzazione della Cina come Social Volcano dovuto allo scontento dei contadini, gli espropri della terra, agli scioperi operai per le condizioni di vita "inumane" che porterebbero addirittura al suicidio e virtualmente alla ribellione di ogni ceto sociale, la corruzione dilagante, l'inquinamento dell'ambiente diventato insostenibile ecc. Queste ultime teorizzazioni sono molto in auge nella sinistra più o meno radicale (ma non radicata nelle proprie realtà e vorrà pur dire qualcosa). L'immarcescibile Rampini le ha elencate nel suo ultimo libro. 
Le storie catastrofiche possono vendere libri, ma le storie che piacciono in Occidente non sono necessariamente buone analisi. La lunga storia della Cina è improbabile che abbia come finale un tracollo inimmaginabile, quindi occorre accettare l'inevitabile risultato. «Preparatevi per un nuovo mondo con la Cina come suo leader, come è stato in 18 degli ultimi 20 secoli. I vostri bambini impareranno il mandarino, non il francese o l'italiano. Visitate Shanghai e Canton. Smettete di leggere thriller circa la disintegrazione economica della Cina. Non avverrà» (Weimberg 2014). 

Yu Yongding, economista presso l'Accademia Cinese delle Scienze Sociali, ha contestato il pessimismo sulla base di precedenti storici e degli indicatori macro-economici poco brillanti in un articolo pubblicato sul China Securities Journal. Yu è stato membro del comitato di politica monetaria della Banca popolare cinese e presidente della Società Cinese di Economia Mondiale. La sua opinione è comparsa su Project Syndicate, uno dei principali siti di informazione del mondo. Egli ha affermato che per la complessità e il carattere distintivo dell'economia cinese le fosche previsioni sono inutili. Queste previsioni sono ripetutamente emerse negli ultimi 30 anni, ma non si sono avverate (Yang Yi 2014). 

Cosa è Evergrande

Evergrande è una delle maggiori società di costruzoni edili (ma non solo) della terra e la seconda in Cina dopo Country Garden. La società ha accumulato 300 miliardi di dollari e non è stata in grado di pagare gli interessi. Il fondatore  Xu Jiayin si era dimesso nei mesi scorsi. Non è stato un buon segno. Le azioni erano crollate già prima della fine di agosto. La società aveva bisogno disperato di contati e ha venduto la propria sede di Hong Kong ha un concorrente ma non ha risolto molto; ha abbassato i prezzi per spingere le vendite e ha cercato di pagare i fornitori con le proprietà immobiliari.
Giravano voci che la società avesse corrotto i funzionari locali nella provincia del Guangdong per ottenere favori sulla compravendita dei terreni. Per altro il segretario del Partito di questa provincia è stato condannato all’ergastolo. La corruzione del governo locale è stata combattuta duramente da Xi Jinping. Anche i predecessori l'avevano combattuta ma erano spesso impegnati in altri campi e comunque hanno posto le basi per l’azione del loro successore. La lotta alla corruzione ha compiuto passi immensi nei nove anni di Xi Jinping. Evergrande ha in passato giocato sul rialzo dei prezzi delle abitazioni per convincere la gente a fare mutui per fare acquisti che sarebbero diventati convenienti nel tempo.
il colosso immobiliare cinese, impiega tre milioni di cinesi dando del lavoro a 8 mila imprese e ha venduto in anticipo quasi un milione e mezzo di appartamenti per 200 milioni di dollari. I problemi non derivano tanto dal lato finanziario ma da quello sociale dato che potrebbe creare turbolenze che minano la stabilità sociale che è il valore a cui i dirigenti di Pechino tengono maggiormente.
Questa impresa ha grandi interessi anche in società non immobiliari. Una controllata ha fallito IPO alla borsa di Shenzhen. Evergrande prevede di portare avanti la produzione di massa delle sue auto elettriche nel 2022, che dovrebbe diventare un settore importante dei suoi affari.

Bolla immobiliare 2008

Le economie occidentali e mondiali rischiano la crisi e hanno bisogno di qualcuno da incolpare per un possibile imminente crollo. Per questo i media pompano la vicenda. La Cina invece sta usando il caso Evergrande  come esempio per schiacciare l'inflazione degli investimenti immobiliari. 
Prima di affrontare il problema Evergrande bisogna tornare indietro alla situazione del settembre 2008 con l’esplosione della bolla dei mutui subprime.  Il governo americano intervenne prima con George W Bush e poi con Barack Obama per salvare gli speculatori ossia coloro che avevano creato la bolla finanziaria che aveva rischiato di portare al collasso dell'intero sistema finanziario, non solo nazionale, ma addirittura internazionale. Da un'altra parte il governo americano ha messo sul lastrico i proprietari di case. Qualcosa come sette e otto milioni di famiglie hanno perso la casa a causa di questa bolla. Il “socialismo” dei banchieri ha salvato gli speculatori Wall Street e della Borsa di Londra e oltretutto è stata pure approvata Legge Dodd-Frank che garantiva il sostegno alla bolla dei derivati. Il quantitative easing ha poi continuato ad alimentare la bolla senza incidere più di tanto sulla produzione reale, fisica.
I media mainstream hanno avanzato il "Wishful Thinking" di un "momento Lehman” per la Cina. Ma il paragone con la vicenda Evergrande è improprio. Il sistema finanziario cinese è strutturato in modo diverso da quello occidentale. Lehman Brothers era una finanziaria mentre il settore immobiliare non è altrettanto esposto alle speculazioni finanziarie.  I fondi di investimento, banche ecc., prima dello scoppio della bolla del 2008, si sono letteralmente inventati sistemi per aumentare i rendimenti e i profitti. L'intero edificio è stato finanziato dalla leva finanziaria. I prestiti subprime che erano molto redditizi facevano prosperare il sistema bancario ombra. Debiti inesigibili era impacchettati assieme ad altri strumenti finanziari rendendo il tutto estremamente tossico. I debiti di Evergrande non dovrebbero essere in grado di infettare altri strumenti finanziari. La perdita di valore patrimoniale delle case private negli Stati Uniti nel 2008 è stata di circa duemila miliardi di dollari. Il  debito di Evergrande è piuttosto piccolo a confronto. 
Lehman era in prima fila nelle speculazioni con Fannie Mae e Freddie Mae che gli reggevano la corda. Al momento della sua scomparsa, Lehman era indebitata 31 a 1. Persino la Fed aveva solo un'idea poco chiara di quanto stesse avvenendo. Gli effetti a catena sono sfociati in una crisi finanziaria. I mercati mondiale sono sprofondati. Di seguito la reazione nelle strade fu quella di "Occupy Wall Street”. L’America si è salvata grazie a interventi multimiliardari mentre l’Europa, come sempre a traino, ha subito la crisi più a lungo. Attori come la Goldman Sachs, che è la scuola di formazione dei futuri funzionari della Federal Reserve e del Dipartimento del Tesoro, si sono ritirati in tempo sotto la protezione di questi ultimi e si sono mangiati anche le quote delle banche di affari come Lehman nel frattempo fallite. 
Una differenza rispetto al 2008 è che il debito Evergrande non è così ampiamente distribuito a livello internazionale. Inoltre, il PIL mondiale è aumentato di un terzo.
La Cina ha dovuto, per reggere la crisi del 2008, con il temporaneo calo della capacità d'acquisto dei paesi importatori di sue merci, basarsi sulla costruzione di infrastrutture finanziata con prestiti. Ma la creazione necessaria allora di un importante settore finanziario dell’economia rischia di creare un parassita improduttivo.
La ricerca della rendita rende l’economia improduttiva e sottrae energie all’economia reale. Inoltre, negli USA solo il 49% dei profitti finanziari viene tassato sottraendo quindi risorse allo stato. La ricerca della rendita rende l’economia improduttiva. Economia che non produce nulla, ma estrae dall'economia produttiva reale.
Il mondo di Lehman Brothers era un mondo di carta che una volta crollato non aveva nulla di recuperabile. Evergrande, ha un portafoglio di proprietà con beni reali che rimane. Il colosso cinese potrebbe anche essere lasciato fallire come ha fatto il governo cinese con una SOE l’anno scorso. Un affare molto più grande che però non ha creato alcuna crisi finanziaria. Ma probabilmente verrà messa in una sorta di amministrazione controllata. 
Evergrande ha problemi con i pagamenti obbligazionari correnti. Il governo cinese potrebbe costringere Evergrande a ristrutturarsi. All’impresa cinese sarà richiesto di ridurre la sua esposizione al debito (cioè meno proprietà) fino a un punto in cui avrà un flusso di cassa positivo. Ad agosto i debiti erano in calo del 20% ma il flusso di cassa scarso e alcuni fornitori hanno smesso le consegne di fronte ad insolvenze. Il debito di Evergrande raggiunge 300 miliardi di dollari a fronte però di 355 miliardi di attività, con oltre 1.300 poli di sviluppi in tutta la Cina, molti nelle città minori, dove il governo favorisce lo sviluppo immobiliare rispetto alle grandi città già sufficientemente congestionate. La crisi di Evergrande è una crisi di liquidità, non una crisi di solvibilità come quella di Lehman.
La Banca Centrale Cinese ha affermato che la crisi del debito di Evergrande è un caso isolato e che altri importanti promotori immobiliari del paese sono tutti in buona salute. Un'indagine ha scoperto che nessuna organizzazione finanziaria cinese è seriamente esposta ai problemi del debito di Evergrande.  
In Cina per comprare casa si deve depositare almeno il 40% subito del valore dell’immobile. Misura per altro conseguente al crollo dei mutui subprime, giacché i cinesi hanno imparato subito la lezione. In USA prima della crisi dei subprime gli immobili venivano comprati con prestiti che andavo fino al 90 e persino superiori al valore dell’immobile stesso comprendendo anche l’acquisto dei mobili. I prestiti venivano dati a gente del tutto insolvibile senza alcun controllo.
Il governo cinese cerca di ridurre le speculazioni e di frenare un facile accesso al credito dato che gli interessi bancari sono, in Cina relativamente bassi, almeno paragonati ai tassi di sviluppo dell’economia che ha viaggiato per anni a tassi superiori al 10%. Il problema è reindirizzare l’allocazione delle risorse dalla finanza alla produzione reale.
Per il Fondo Monetario Internazionale non c'`e pericolo che la vicenda possa creare un ampio stress finanziario. Poi ha anche avvertito che il settore immobiliare globale esploderà comunque.

Confronto con la situazione Cina

Non bisogna dimenticare che le case sono fatte per abitarci, non per speculare (Xi Jinping, discorso 2017 al XIX Congresso del Partito Comunista Cinese)


Cosa sta facendo la Cina di fronte a una crisi analoga a quella del 2008, anche se vedremo diversa sotto molti aspetti. Lo stato sta costringendo l’impresa immobiliare, come abbiamo visto, ad una riorganizzazione chiudendo con il debito. Ciò costringerà gli speculatori a rinunciare agli interessi ma nello stesso tempo lo stato ha ordinato alla società di continuare a finanziare i progetti di edilizia abitativa che erano in corso. I compratori delle case che hanno dato soldi all'azienda devono essere in grado di ottenerle. 
Il mercato immobiliare in Cina sarà mantenuto a prezzi convenienti. Anche il trasporto pubblico e le infrastrutture rimarranno a prezzi accessibili. L'economia reale ci guadagnerà e potrebbe diventare molto più efficiente dell'economia occidentale in cerca di rendita.
Il governo cinese ha messo le persone al primo posto proteggendo chi ha investito nelle case e penalizzano gli speculatori e ha notificato agli obbligazionisti che sarebbero stati i primi ad essere colpiti. Coloro che ci rimetteranno in questa vicenda sono coloro che sapevano che correvano un rischio investendo in prodotti finanziari. Sono i creditori privati che devono temere per la bancarotta teleguidata di Evergrande. La direttiva è mettere le persone al primo posto proteggendo gli investimenti nella produzione fisica, reale della ricchezza e penalizzano eventualmente gli speculatori. Nei paesi del neoliberismo imperante, come abbiamo visto, gli speculatori sono stati ricompensati mentre sono state punite le persone che hanno investito i loro risparmi di una vita cercando di comprare una casa per la famiglia.
La Federal Reserve americana e le banche centrali di tutto il mondo salvano prima gli speculatori perché le società finanziarie sono considerate troppo grandi per fallire: too big to fail. Il procuratore generale sotto Barack Obama ha affermato che le banche importanti e le istituzioni finanziarie devono essere protette.

Il governo salverà i piccoli e penalizzerà i grandi

Uccidi un pollo per spaventare le scimmie (Proverbio cinese)

Gli acquirenti che hanno versato pagamenti ad Evergrande ovviamente vengono per primi nel salvataggio. I dipendenti Evergrande che sono stati invitati a investire in azioni della società, e che rischiano di perdere tutto dovranno essere salvati anche loro, tranne quelli che sapevano esattamente cosa stava succedendo, ovvero i dirigenti. Infatti, sei dirigenti che hanno effettuato riscatti anticipati di 12 prodotti di investimento sono stati costretti a restituirli e sono stati puniti.
È possibile che, come afferma l’ex sottosegretario Geraci, ci sia uno spezzatino della parte sana della società in questione tra altri operatori del settore «incoraggiati» dal governo, così come fu durante la ristrutturazione bancaria degli anni Novanta mentre la forte crescita del PIL diminuirà gli effetti del debito. Sempre secondo Geraci oltre alla volontà, la Cina possiede anche i mezzi macroeconomici per evitare crisi sistemiche: Batte moneta; Decide a tavolino la curva dei tassi; Non ha limiti di deficit; Decide a tavolino il cambio; Controlla il conto corrente attraverso politiche commerciali indipendenti; Controlla il conto capitale in ingresso e uscita; Non ha una valuta internazionale, quindi non è in balia di Wall Street. Infine, last but not least non ha grosso debito esterno. Ovvero ha tutte le leve economiche che mancano a paesi come l’Italia.
Ricapitolando,  i creditori di Evergrande di cui il governo si interesserà dovrebbero nell’ordine: Privati che hanno pagato in anticipo per appartamenti non consegnati; Dipendenti che hanno investito in azioni della Società come investimenti a salvaguardia del welfare; Fornitori, per non interrompere la catena del valore; Privati che hanno investito in prodotti strutturati con ritorni a doppie cifre; Obbligazionisti; Azionisti non dipendenti e infine Investitori stranieri.
Direttive per lo sviluppo urbano
Il Ministero per lo Sviluppo Rurale e Urbano ha rilasciato un documento importante il 30 agosto 2021: "Sulla prevenzione delle demolizioni su larga scala e conseguente edificazione nei progetti di riqualificazione urbana”. 
Il documento lamenta che al fine di ottenere guadagni rapidi si fa affidamento su progetti immobiliari eccessivi con la tendenza a spostare gente, abbattere vecchi edifici assieme all’abbattimento arbitrario di vecchi alberi e vegetazione. Questa tendenza mostrerebbe mancanza di pensiero a lungo termine per realizzare reddito a breve termine ma senza alcun vantaggio per il territorio. 
Un governo locale potrebbe prendere un'area residenziale di 40mila metri quadrati, vendere il terreno a una società come Evergrande, che paga semplicemente i costi di demolizione, trasferimento dei residenti e tutti i lavori di costruzione aumentando il prezzo di vendita. Una casa nello stesso posto di prima costerà di più. Ci saranno vantaggi perché si è creato lavoro, il governo locale avrà realizzato un guadagno come la gente trasferita in nuove case, come coloro che hanno prestato ai nuovi acquirenti ma alla fine gli immobili costruiti nella stessa posizione costeranno di più. Questa procedura gonfia solo i prezzi, rendendo più cari gli appartamenti che, come vedremo, impediscono alle giovani coppie di comprare casa e fare figli aumentando le dimensioni della bolla. Quindi, il governo centrale è intervenuto prendendo in mano la situazione.
Vediamo alcuni punti del documento.
In linea di principio, all'interno di una determinata area o progetto di rinnovamento urbano, l'area demolita non deve superare il 20% dell'area edificabile totale. Fondamentalmente occorrerà smettere di costruire cose nuove come se non ci fosse un domani e usando l’esistente facendo manutenzione, riparazione, rafforzamento degli edifici esistenti, migliorando le strutture, la sicurezza e il risparmio energetico. Inoltre, ci sarà controllo stretto sulla demolizione degli edifici esistenti sollecitando pareri pubblici. L'aumento annuo del canone di locazione degli alloggi urbani non dovrà superare il 5%, un toccasana per chi sta pagando l’affitto.
Si dovrebbero mantenere le caratteristiche della città senza distruggerne la topografia. Non si taglieranno alberi vecchi o alberi esistenti con caratteristiche locali. Non si ricostruiranno arbitrariamente parchi con valore storico cambiando arbitrariamente i nomi ai vecchi luoghi. L'era del costruire solo per costruire sta volgendo al termine.  
Niente progetti di vetrina di inutile grandiosità che gonfiano solo il prezzo sprecando soldi. La sostanza deve prevalere sulla forma: niente decorazioni artificiali di paesaggi con illuminazione eccessiva delle città cercando di diminuire i rischi per la sicurezza urbana.  
Alla Cina non mancano i progetti dove poter indirizzare gli investimenti che sarebbero andati nel settore immobiliare. La produzione industriale è molto forte e il settore dei servizi è in crescita. Soprattutto, il paese ha un enorme mercato interno. Lo sviluppo economico necessariamente rallenterà perché la Cina sarà sempre meno un paese in via di sviluppo
Fallimento del socialismo o del capitalismo? La ricerca della "prosperità comune".  
I liberisti occidentali e i media mainstream stanno inquadrando la questione Evergrande come un fallimento delle politiche socialiste del governo cinese e prevedono per l’ennesima volta il crollo della Cina. Con Evergrande in realtà si sta provando, per quanto si può vedere, una strada per risolvere la crisi finanziaria internazionale che nel 2008 l'Occidente non ha percorso. La Cina non è un posto dove si ottengono profitti prendendo decisioni sbagliate. Quello che è successo nei paesi occidentali diverso: se vinci puoi mantenere un profitto, e ciò è giusto, e se perdi anche. Siccome non vengono punite dal mercato le decisioni sbagliate degli azionisti si incoraggiano comportamenti spericolati con strumenti di economia finanziaria potenzialmente molto rischiosi come i derivati, punendo l’economia reale. La capacità di uscire da questa bolla dimostrerà la differenza tra una leadership capace e le nostre che risulteranno al confronto inconsistenti.
Il "socialismo" di Bush e Obama per i banchieri ha salvato gli speculatori di Wall Street mentre oltre 7 milioni di famiglie americane hanno perso la casa. La Cina nel caso Evergrande, sta invece rasando i capelli agli speculatori.
La Cina ha iniziato un giro di vite generale sugli speculatori dirigendo il credito nei settori più avanzati dell'economia fisica, reale. Vengono favorite l’industria ad alta produttività invece di proteggere la speculazione. L’America sta affrontando una bolla continua del debito del governo che è fuori controllo, ma anche il debito delle aziende, quello personale e gran parte dei prestiti in corso in questo momento con il quantitative easing alimentano l’inflazione. Il flusso di denaro viene reso disponibile per proteggere le società in bancarotta. Circa 45 % del debito societario dal 2009 è andato alle cosidette società zombi, società cerebralmente morte che non realizzano abbastanza profitti per pagare gli interessi sul debito; quindi, invece di sottoporle a una riorganizzazione fallimentare vengono ricompensate dato che i nuovi finanziamenti mantengono i debiti bancari. La Cina al contrario protegge l'economia fisica, reale e penalizza gli speculatori.
La Cina rimarrà comunque il primo paese nella produzione manifatturiera cosa che non potrebbe mai avvenire se si basasse principalmente sulla finanza. Secondo i dati del Ministero dell'Industria e delle Tecnologie dell'Informazione, la Cina ha mantenuto la sua posizione di polo produttivo più grande del mondo per 11 anni consecutivi, rappresentando quasi il 30% della produzione manifatturiera globale. (Qiushi Journal del 18 settembre). Il FMI prevede una crescita del PIL cinese dell’8% nel 2021 e del 5,6% per il 2022. Ciò che davvero conta è che la domanda di beni (reali) cinesi è a livelli altissimi.
Gli investitori del mercato azionario cinese hanno perso oltre mille miliardi di dollari, a causa degli interventi antimonopolistici sulle aziende tecnologiche da parte del governo. Ora si sta cercando di mitigare la bolla immobiliare cinese.  I "disallineamenti dei prezzi delle azioni" sono diffusi a livello mondiale poiché la rincorsa degli ultimi 18 mesi ha lasciato il valore delle azioni molto elevato rispetto ai fondamentali economici. Probabilmente gli unici prezzi giusti delle azioni, non in bolla, sono quelli cinesi dopo gli interventi statali.
In definitiva la vicenda Evergrande avrà come conseguenza, assieme alla regolazione delle aziende di tutoraggio, di costruzioni e di Hi Tech, che lo stato socialista cinese metterà sempre più il socialismo davanti agli azionisti. I governanti del Partito Comunista cercano di rimodellare i settori della tecnologia, dell'istruzione e delle costruzioni per frenare le pressioni sui costi e servire meglio la gente comune. Il nuovo modello porrà la “prosperità comune prima della crescita incontrollata”, come ha affermato il presidente Xi Jinping. La "prosperità comune", ridurrà i grandi divari di ricchezza mantenendo al contempo ragionevoli incentivi monetari e l'economia di mercato per consentire un ulteriore sviluppo.
Secondo un commentatore politico cinese: «Questo rappresenta la trasformazione del paradigma da centrato sul capitale a centrato sulle persone», aggiungendo che è un ritorno del Partito Comunista alle origini. «Questo è un cambiamento politico, e le persone stanno diventando di nuovo lo scopo principale di questo cambiamento, e tutti coloro che bloccano questo cambiamento incentrato sulle persone saranno scansati».
Si tratta per l’appunto di un cambio di paradigma. «Gli imprenditori e gli investitori cinesi devono capire che l'era della sconsiderata espansione del capitale è finita», ha affermato Alan Song, fondatore della società di private equity Harvest Capital. «È iniziata una nuova era che privilegia l'equità sull'efficienza».
La Cina ha intrapreso una svolta verso un modello economico diverso: standard di regolamentazione più elevati, contenimento della tecnologia non strategica, ridistribuzione della ricchezza, migliore allocazione del capitale verso i settori produttivi della tecnologia avanzata, riduzione della leva finanziaria, controllo dell'evasione e delle irregolarità e disincentivazione della speculazione.
Il presidente cinese Xi Jinping ha messo in discussione le disparità sociali, e promesso entro il 2050 la "prosperità comune", grazie alla politica di redistribuzione del reddito che sarà alla base della piattaforma programmatica in vista del congresso del PCC di fine 2022. La Cina, scrive Xi in un articolo sull'ultimo numero di Qiushi, rivista teorica del Partito, è entrata nella fase in cui devono essere compiuti «passi concreti per promuovere la prosperità comune»: piuttosto che essere egualitari o avere solo poche persone ricche, «la prosperità comune si riferisce alla ricchezza condivisa da tutti, fisicamente e intellettualmente». La ricchezza, conclude XI, dovrebbe essere condivisa da tutti, materialmente  e intellettualmente.

Nessuna pianificazione della crescita sul PIL

I regolatori cinesi sono preoccupati per l'elevata leva finanziaria delle società immobiliari. Hanno emesso linee guida sul livello del debito e sulla leva finanziaria, dopo aver consultato i principali attori del settore.
Inoltre, il governo non ha pianificato la crescita del PIL nell'ultimo piano quinquennale. Qualcosa mai fatto prima. 
Non avendo un obiettivo da raggiungere in termini di PIL, il governo centrale assieme a governi locali può anche dedicarsi alla stabilizzazione di un mercato in modo che è pari a un quarto del PIL cinese e che influirà positivamente anche sull'economia mondiale. Ricordiamo che la Cina è la più grande economia del mondo, a parità di capacità d’acquisto addirittura superiore agli USA. La Cina ha imparato molto dalla vicenda della bolla americana e come si è diffusa per il mondo. Come del resto ha tratto insegnamenti dalla crisi delle tigri asiatiche del 1997. Anche in quel caso liquidità apparve in eccesso rispetto alle capacità e alle esigenze del sistema economico, andando ad alimentare uno sviluppo essenzialmente speculativo (in particolare nel settore immobiliare), come rivelò il caso thailandese che innestò la crisi del 1997.

Stato socialista o capitalista

Nell'ultimo decennio o giù di lì, con la rapida crescita dell'economia cinese, il potere del capitale in Cina si è espanso in modo disordinato in alcuni campi, come il caos della finanza su Internet, l'infiltrazione del capitale nel campo dell'istruzione obbligatoria, l'espansione cieca dell’immobiliare e la manipolazione dell'industria dell'intrattenimento.
Perché Soros e altri finanzieri considerano la Cina il nemico assoluto? Perché non possono dire a Xi Jinping cosa fare. I multimiliardari, che pure ci sono in Cina, non possono influenzare la decisione del governo cinese, un piccolo gruppo di persone ricche negli Stati Uniti possono influenzare le decisioni della Casa Bianca.  La Cina non è uno stato capitalista dominato dal comitato d’affari della borghesia monopolistica subalterna alla potenza dominante. Bisogna distinguere tra stato capitalista e capitalismo. Uno stato socialista può usare il mercato, che è sempre esistito e non è un portato del capitalismo, che, come sosteneva Stalin, non è altro che uno strumento al pari della pianificazione e altri strumenti propri del capitalismo che non fanno diventare però lo stato capitalista. Marx, Engels e Lenin (vedi NEP) e persino Trotzky sostenevano questo. Come modernamente hanno sostenuto Fernand Braudel e Giovanni Arrighi senza la borghesia al potere non si dà stato capitalista. La stessa opinione avevano Mao Zedong e Deng Xiaoping.

Il governo cinese fa qualcosa di sinistra

Evergrande e altri potranno fallire non solo per dare esempio di prudenza fiscale, ma come esempio di capitalismo impazzito. Un potente tassello narrativo per inaugurare l'era del nuovo socialismo cinese. 
I giovani sono le prime vittime delle speculazioni immobiliari dato che i loro stipendi, pure in netto aumento non crescano abbastanza velocemente; spesso cercano di trasferirsi in zone meno care. In Cina matrimonio e acquisto della casa sono tecnicamente concomitanti, e spesso ai genitori viene chiesto aiuto per racimolare il più possibile.
Il problema a questo punto è non essere in grado di affrontare le responsabilità di avere figli, motivo per cui anche con l'allentamento delle limitazioni sul secondo e terzo figlio non è cambiato molto. Da tempo il governo studia come evitare che l'invecchiamento della popolazione che porti a una crisi demografica come quella italiana e giapponese. La vita dei bambini dovrà ssere meno stressante, in modo che i genitori non debbano fare un secondo lavoro, cioè occuparsi degli studi dei figli. Si colpisce chi offre costose lezioni di doposcuola. Il governo specifica che gli studenti dovrebbero imparare a scuola ciò che serve per superare gli esami, non altrove. Tra l’altro le scuole cinesi sono certificate come le migliori del mondo. Questo anche per evitare che le famiglie debbano spendere soldi a beneficio dei propri figli nell'istruzione, quando dovrebbe essere gratuita e fornita equamente a tutti. 
I genitori non fnon dovrebbero fare straordinari ogni giorno, motivo per cui attacca il sistema 996 (lavorare dalle 9 del mattino alle 9 di sera, 6 giorni alla settimana) e si chiede alle aziende di seguire la legge, che non ha mai permesso che esistesse una cosa del genere. 
Le persone devono evitare di accedere ai microprestiti per acquistare cose di cui non hanno bisogno, per cui si è impedito a Ant Group di diventare una banca, e quasi uno stato nello stato, senza avere responsabilità legali e fiscali. I controllori di stato hanno dunque silurato la quotazione della fintech Ant Group di Jack Ma, tagliando pubblicamente le ali a Ma. Nei nove mesi trascorsi da allora, immobiliaristi, speculatori di materie prime, minatori di criptovalute, numerosi giganti della tecnologia e, ultimamente, aziende di tutoraggio, hanno dovuto affrontare cambiamenti radicali delle regole o hanno avuto i regolatori alle calcagna.
Insomma, permettere che la proprietà della casa non sia un lusso è solo uno dei fattori che aiuterà ad evitare una catastrofe demografica tra 20-30 anni. Il governo cinese vede lontano e pianifica.
Zhaopeng Xing, stratega senior della Cina presso l'ANZ, ha affermato che la serie di politiche, svelate intorno al centenario del Partito Comunista Cinese, sottolineano la volontà politica di rafforzare le radici del Partito. «Queste politiche sono state annunciate per riflettere la progressività del Partito» e fare appello alle masse, ha detto Xing. «Mandano un messaggio che la Cina non è un paese capitalista, ma abbraccia il socialismo» (Reuters).
«La vecchia era è finita ed è iniziata una nuova epoca», ha detto Jack Liu, un veterano insegnante di matematica presso una delle aziende sconvolte dalla riforma dell'istruzione. «In futuro, gli operatori del settore dovranno comprendere appieno le politiche del governo e unificare gli interessi di individui, aziende e paese». Un sondaggio del 2019 ha mostrato che quasi il 40% dei genitori ha speso il 20-30% del proprio reddito per l'istruzione dei figli, cifra considerata insostenibile.
Il Partito sembra determinato a enfatizzare le sue radici socialiste per sottolineare il vantaggio che risulterebbe rispetto alla percezione dei problemi sociali nei centri capitalistici come Hong Kong.
«Negli ultimi 20 anni, le autorità cinesi hanno potuto chiudere un occhio su alcune pratiche commerciali illegali, evasione fiscale o illeciti, perché l'economia ha goduto di una crescita robusta», ha affermato Ming Liao, socio fondatore di una società di private equity con sede a Pechino. Ora che l'economia rallenta «la domanda diventa come dividere la torta. Da qui la necessità di sostenere l'equità a vantaggio dell'efficienza».
I costi dell'alloggio, delle cure mediche e dell'istruzione erano le "tre grandi montagne" che soffocavano le famiglie cinesi e deprimevano i consumi, ha affermato Yuan Yuwei, un altro gestore di fondi.
«Questa è la riforma più vigorosa che abbia visto in molti anni e la più populista», ha detto Yuan. «Va a beneficio delle masse a scapito dei più ricchi e dei gruppi d'élite ». “Populista” non è sempre una parolaccia e come si vede da questa carrellata sembra che  gli addetti ai lavori della finanza siano quelli che abbiano capito meglio le intenzioni del Partito.
“La prosperità comune” quindi è l'obiettivo prioritario a lungo termine,  e come ha affermato Xi, lo sviluppo della Cina dovrebbe essere incentrato sulle aspettative delle persone di una vita migliore, sulla riduzione dei divario urbano-rurale e di reddito.

Il contesto geopolitico

Il contesto geopolitico in cui accadono questi avvenimenti interni alla Cina è la continuazione della politica di Trump senza Trump. Quindi guerra commerciale, guerra tecnologica in un contesto più generale di guerra fredda.
Fino ad ora era principalmente una guerra propagandistica. Alcuni cavalli di battaglia però faticano ad affermarsi. Di Hong Kong ormai non se ne parla più, “l’autoritarismo digitale” con tanto di Credito sociale e di spionaggio di massa (con buona pace dei liberal libertari compreso “il Manifesto’) è diventato una cosa banale e persino noiosa se non addirittura sganherata rispetto a sistemi analoghi in Occidente , i famosi campi di concentramento nello Xinjiang sono chiusi ormai dal 2019 dicono i cinesi  e sembra che sia così ammette un giornalista del Associated press fresco di ritorno da quella regione. Non rimane che Taiwan da potere sfruttare per dimostrare quanto cattivi siano i “musi gialli” (per altro anche i musi degli abitanti di Taiwan non sono molto diversi).

Ricapitoliamo: 
La politica di una SOLA Cina è un principio che deve essere riconosciuto da tutti gli stati del mondo che mantengono rapporti diplomatici con la Repubblica Popolare Cinese. Un tempo sia la repubblica popolare che la Repubblica di Cina con sede a Taiwan rivendicavano la giurisdizione sull’intero territorio cinese sebbene esistano di fatto due stati separati.  Pochi stati, per lo più piccoli, riconoscono la Repubblica di Cina basata su Taiwan e automaticamente non hanno relazioni diplomatiche con la RPC. Nel 1992 le due parti hanno ribadito che non esistono due Cine ma una sola che comprende anche Taiwan, l’isola dove si erano rifugiati i seguaci di Chang Chaisehk e del Kuomintang ormai sconfitti sul continente. Ognuna delle due parti ha una sua particolare interpretazione di questa formulazione della Cina unioca. I sostenitori del movimento indipendentista di Taiwan, insistono sulla proclamazione della "Repubblica di Taiwan" e sullo sviluppo di un'identità separata dalla Cina continentale attraverso la cosidetta "taiwanizzazione". il presidente Jimmy Carter nel 1979 interruppe le relazioni con la Repubblica di Cina per stabilire relazioni con la Repubblica Popolare, a seguito della politica realista proseguita dal presidente Nixon e da Henry Kissinger. Gli americani, tuttavia, hanno sempre avuto comportamenti piuttosto ambigui, vendendo armi a Taiwan. I partiti politici taiwanesi sono o favorevoli alla politica di una sola Cina (Kuomintang) oppure, come il Partito Democratico Progressista, alla taiwanizzazione.
Come sappiamo e dai tempi della Guerre indiane i “visi pallidi” stracciano trattai su cui in precedenza avevano giurato solennemente ma che non valgono la carta in cui sono scritti. L’attivismo degli Stati Uniti ha avuto un’escalation con il duo Trump-Pompeo quando il Generale Mark Milley ha dovuto intervenire personalmente con i generali cinesi che temevano addirittura un attacco a sorpresa, per dire di quanto si sia andati vicino alla guerra, e di quanto di conseguenza sia necessario un vasto movimento per la pace. Tra l’1 e il 4 ottobre l’Esercito Popolare di Liberazione ha fatto volare intorno all’isola 150 aerei, tra caccia e bombardieri. Dopodiché il Pentagono ha ammesso la veridicità sulle indiscrezioni che già circolavano, ossia che l’US Army’s 1st Special Forces Group è già a Taiwan in violazione di qualsiasi accordo sottoscritto in precedenza. Le giacche blù parlano sempre con lingua biforcuta.
L’attuale premier Tsai si è salvata prendendo la palla al balzo della shitstorm mediatica per le proteste di HK, altrimenti era il governo con il più basso indice di gradimento della storia di Taiwan, ed è possibile un altro tonfo alle prossime elezioni. Il suo governo ha vivacchiato sulle polemiche su Hong Konge nelle elezioni nel gennaio 2020 si stava diffondendo la paranoia del virus cinese. Ultimamente parecchi taiwanesi hanno manifestato a Taipei per chiedere che Taiwan si ricongiunga con la Patria nella Repubblica Popolare Cinese.
Probabilmente all’interno dell’esercito i favorevoli alla unificazione non sono una forza trascurabile così come nelle zone rurali e nelle città piccole e medie. La Repubblica Popolare, del resto, è il luogo dove tantissimi di loro lavorano, studiano o fanno affari.
Fanculo Europa, Fanculo Francia, Fanculo Italia
L'ospite della CNN il guerrafondaio Jake Tapper ha insistito recentemente con un ufficiale dell'esercito americano che si debba formare l'alleanza imperialista AUKUS per dichiarare guerra alla Cina al fine di "proteggere" le rotte commerciali che, ammette, Pechino non sta effettivamente minacciando". Siamo arrivati a questo.
Ben Norton del sito giornalistico d’inchiesta Grayzone, ricorda lo sbalorditivo tradimento della Francia da parte dell'America con la fornitura a sorpresa di tecnologia sottomarina nucleare per l'Australia e segnala un enorme cambiamento geopolitico nella strategia degli Stati Uniti. Nel suo crescente confronto con la Cina, una Washington spietata ha dimostrato che ciò che conta ora non è l'Europa, ma la regione indo-pacifica. È qui che si combatte la nuova Guerra Fredda.
Ricordate cosa disse l'assistente del segretario di Stato neocon Nuland all'ambasciatore statunitense Pyatt nel discutere il colpo di stato per il cambio di regime in Ucraina? "eh, beh, fanculo l'UE”. Nel corso delle discussioni AUKUS (dalle iniziali dei tre paesi anglosassoni) Blinken-Johnson-Morrison hanno probabilmente detto "eh, beh, fanculo la Francia”. L’arroganza senza limite di Washington e dei suoi stretti complici è enorme.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha rispolverato la frase usata nel 1940 per denunciare la dichiarazione di guerra italiana: «Un coup dans le dos», una pugnalata alle spalle. La Francia ha cancellato un gala nella sua ambasciata di Washington per celebrare le relazioni con gli Stati uniti. Parigi chiede anche solidarietà all’Unione Europea. Il capo della diplomazia francese ha recriminato: «Questa decisione unilaterale, brutale e imprevedibile, assomiglia molto a quel che faceva Trump». In questo, Le Drian è d’accordo con la lettura cinese: «Siamo al trumpismo senza Trump». A conferma che gli yankees si comportano come durante le guerre indiane basta dire che Biden aveva telefonato a Xi Jinping ponendogli il ramoscello d’ulivo solo qualche giorno prima. Parigi viene colpita forse perché ponendo l’obbiettivo della Difesa Europea è vista come la capofila dell’autonomia da Washington.
Con la disdetta dei sottomarini diesel francesi a cui concorreva come subfornitore Fincantieri, non solo è stata mandata a quel paese la Francia e l’Europa ma, ahimè anche l’Italia che pure si è presa una grossa “fregata”. Stiamo parlando di più freghate addirittura, quelle che la Marina australiana avrebbe voluto prendere dall’Italia (le Fremm) già pronte e affidabili. Invece, sarà costretta a prendere le britanniche Type26 di BAE Systems che esistono solo sulla carta, con un programma che accumulato diversi ritardi. 
Scrive Alberto Negri sul Manifesto: «Gli Stati uniti vogliono lasciare le briciole anche agli alleati e insieme qualche trappola che tenga impegnati amici e nemici, dall’Afghanistan all’Iraq da cui si ritirano alla fine dell’anno per fare posto alla Nato. Ci lasciano vent’anni di disastri, di guerre, milioni di morti civili e di profughi, un’eterna destabilizzazione, il caos: e neppure una percentuale sugli utili del complesso militar-industriale. I francesi protestano, non noi, come al solito allineati e coperti».
Con l’AUKUS come prima con l’Afganistan migliaia di miliardi saranno sprecati in questa nuova Guerra Fredda nei prossimi decenni. Forse gli avrebbero dovuti spendere per la competitività economica, non per i sistemi d'arma e per gli eserciti permanenti. Ci sono anche poche possibilità che una qualsiasi delle nuove imbarcazioni sarà pronta prima del 2040. A quel punto Taiwan sarà probabilmente sotto il controllo di Pechino e il primato navale della Cina nel Mar Cinese Meridionale sarà solo cresciuto. Il lasso di tempo e lo scopo finora dichiarato di quei sottomarini è quindi discutibile.

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