Cuba e i suoi vaccini pubblici, per “The Wall Street Journal” non esistono

Cuba e i suoi vaccini pubblici, per “The Wall Street Journal” non esistono

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In questi giorni, sui media internazionali, sono usciti articoli su come l’America Latina stia contrastando bene la diffusione del Covid-19 in questi ultimi mesi.

Tra i vari porto come esempio un articolo del «The Wall Street Journal» che titolava “L'America Latina è ora leader mondiale nelle vaccinazioni”[1]. Quel titolo mi ha indotto a pensare che nell’articolo si sarebbe parlato anche del contributo di Cuba.

Ero convinto di leggere qualcosa che desse merito anche a Cuba, dato che è il primo e unico Paese del Continente latinoamericano a sviluppare ben tre vaccini anticovid e ne ha altri due candidati ad esserlo, con un numero di persone vaccinate che copre quasi l’intera popolazione e con i decessi che sono quasi scomparsi.

Nell’Isola sono state somministrate più di 30 milioni di dosi su una popolazione di poco più di 11 milioni di abitanti, e nel mese di dicembre il numero dei morti è stato solo di 17 persone.

Tutte le dosi somministrate provengono dai vaccini Abdala, Soberana 02 e Soberana Plus, sviluppati da Istituti pubblici cubani, senza nessun contributo privato o collaborazioni con aziende multinazionali estere.

Il sito del Ministero della Salute Pubblica[2], al 26 dicembre, scrive che 10.397.970 persone hanno ricevuto almeno una dose (92% della popolazione), mentre hanno raggiunto i 9.604.132 quelle che hanno fatto il ciclo completo di vaccinazioni, e rappresentano 85,9% della popolazione dell’Isola.

Cuba è stato anche il primo Paese al mondo a somministrare il vaccino alla popolazione pediatrica a partire dall’età di due anni. Tutti gli alunni che frequentano la scuola sono stati sottoposti a vaccinazione prima dell’inizio dei corsi.

Nonostante tutto questo, nulla. Sul “The Wall Street Journal” silenzio assoluto su Cuba, così come è accaduto in altri media. Nessun accenno nell’articolo ai sorprendenti traguardi che è riuscita a raggiungere questa piccola Isola, sia nella ricerca che nella produzione dei vaccini, con l’aggravante di un durissimo ‘bloqueo’ che da sessanta anni le impedisce di acquistare liberamente ciò che le servirebbe per sviluppare la ricerca.

Nel “The Wall Street Journal” si legge: “Oggi l'America Latina supera gli Stati Uniti e gran parte del mondo nei tassi di vaccinazione. […] Con una combinazione di vaccini di origine cinese, europea e nordamericana”.

E i vaccini cubani? Mi domando io.

Aggiunge poi: “Nell'ultimo mese i decessi nella regione sono scesi all'8% del totale mondiale, grazie all'espansione della campagna vaccinale in molti paesi dell'America Latina, da quelli con più risorse, come il Cile o il Brasile, ad alcuni dei più poveri, come El Salvador. […]

Quasi due terzi dei 6,5 milioni di salvadoregni hanno il programma di vaccinazione completo, secondo in America Centrale, solo dietro il Costa Rica, un paese molto più prospero. […] Il Brasile, che ha registrato 618.000 morti per Covid-19, il numero più alto dopo gli Stati Uniti, è praticamente tornato alla normalità.”

E Cuba, è sparita dalla classifica, oltre che dalla carta geografica?

Un Paese che il sito ‘Our World in Data’[3] dichiara essere il secondo Paese al mondo per somministrazioni solo dopo gli Emirati Arabi Uniti.

L’articolo continua: “In Colombia, Paese di 50 milioni di abitanti dove più della metà ha ricevuto due dosi di vaccino […]. La Colombia è uno dei pochi paesi al mondo che si vaccina dopo tre anni di vita.”

E Cuba? Si sono “dimenticati” che è l’unico paese dove si vaccinano dall’età di due anni.

Finisco con quest’ultimo passaggio: “In generale, le grandi città dell'America Latina hanno alti tassi di vaccinazione e due terzi [66%] dei loro abitanti hanno ricevuto almeno una dose. […] Tuttavia, mentre la vaccinazione è a buon punto nelle grandi città, i tassi di vaccinazione nelle aree rurali sono molto indietro, […] nello svantaggiato stato amazzonico di Roraima il programma di vaccinazione completo arriva a malapena al 40%”. Queste marcate differenze tra i tassi di vaccinazione nelle campagne e nelle città si ripetono in molti altri paesi

Ancora silenzio su Cuba, un Paese che non fa nessuna differenza tra città e zone marginali, perché il suo servizio sanitario raggiunge anche i più reconditi e inospitali luoghi, con il 92% di dosi singole somministrate e con un ciclo completo di vaccinazioni che ha raggiunto l’86% della popolazione.

Quando finisco di leggere l’articolo mi rendo conto che si conclude senza fare un minimo accenno sia a Cuba che ai suoi vaccini pubblici, per “The Wall Street Journal” non esistono.

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[1] Articolo del “The Wall Street Journal” https://www.wsj.com/articles/latin-america-is-now-a-world-leader-in-vaccinations-11640428207

[2] Dati del Ministero della Salute Pubblica di Cuba https://salud.msp.gob.cu/actualizacion-de-la-vacunacion-en-el-marco-de-los-estudios-de-los-candidatos-vacunales-cubanos-y-la-intervencion-sanitaria/

 

[3] Dati e report di ‘Our World in Data’ https://ourworldindata.org/covid-vaccinations

 

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965, passando la mia infanzia in un grande cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica, ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitré apro in società uno studio di grafica; a ventiquattro decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Belize, Laos... fino a Cuba.

Il rapporto consolidato negli anni con l'isola caraibica mi induce maggiormente a interessarmi della complessa realtà cubana.

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