“Comunismo o barbarie” di Pascale: Terza guerra mondiale conseguenza dell’imperialismo

“Comunismo o barbarie” di Pascale: Terza guerra mondiale conseguenza dell’imperialismo

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di Giulia Bertotto per l'AntiDiplomatico


Alessandro Pascale, autore di “Comunismo o Barbarie” (L’AD Edizioni 2023) è insegnante di storia e filosofia, ed è fondatore dei portali Storiauniversale.it e Intellettualecollettivo.it. Pascale è stato in passato responsabile Formazione del Partito Comunista e direttore del giornale “La Riscossa”. Questo libro raccoglie molti contenuti realizzati per la scuola popolare di formazione politica Antonio Gramsci e altri materiali già editi e inediti.

Adesso è tra i membri del direttivo di “Resistenza Popolare” un’organizzazione in costruzione che cerca di dialogare con le altre realtà del panorama comunista e antimperialista.  

Lo abbiamo intervistato perché la barbarie, a quanto pare, è ancora tra noi.



L’INTERVISTA AD ALESSANDRO PASCALE

Il titolo del suo libro deriva da una celebre frase di Rosa Luxemburg: “Socialismo o barbarie”. Un motto secondo alcuni obsoleto, secondo altri mai superato.

Il titolo è pensato in polemica con l’equiparazione tra comunismo e nazismo che viene fatta ormai in molti ambienti culturali, dalla Tv e dai mezzi di comunicazione mainstream nonché dall’Unione Europea, in una votazione parlamentare di ormai cinque anni fa. Il riferimento ideale al comunismo è ad una società in cui non ci siano più differenze di classe e in cui si realizzi un’effettiva partecipazione democratica da parte di tutto il popolo, senza esclusioni. Mi pare chiaro quindi che, mettendo in discussione molti privilegi, sia demonizzato dai poteri costituiti.

C’è chi dice che destra e sinistra non esistono più, forse non esistono più in Parlamento ma esistono come visioni del mondo.

Il libro è di fatto un’analisi critica del capitalismo e delle sue contraddizioni. Si parla parecchio del socialismo (nel passato e nel presente) ma si parla poco di comunismo, e solo nel finale. La lezione marxista-leninista viene messa a confronto con i dati storici e attuali e ne conferma così la validità degli aspetti fondamentali. Si ribadisce che la lotta di classe continua ad esistere e si articola in diversi aspetti: politico, economico, culturale. Ma anche su diverse scale: conflitto internazionale, classico capitale-lavoro e conflitto all’interno della famiglia: il primo conflitto storicamente dato, ci ricordavano Marx ed Engels, è quello tra uomo e donna, cioè la questione di genere.

Se vogliamo costruire una società fondata su libertà, uguaglianza e democrazia l’ottica è quella socialista. Il socialismo costituisce la base minima di partenza. Il socialismo non è però mai riuscito ad approdare al comunismo che oggi resta un orizzonte utopico. Oggi però questo orizzonte è più importante che mai per indicare la via per uscire dal totalitarismo liberale. Se non si ha neanche un’idea di alternativa ideale non si dispone delle categorie concettuali per pensare concretamente e nella realtà un’alternativa politica.

È il pensiero che informa la materia insomma. Il suo sembra un approccio da idealista più che da materialista…

Il rapporto va visto in maniera dialettica, del resto anche Engels negli ultimi anni spiegava come il socialismo e il comunismo sono paradigmi soggetti al divenire storico-sociale. Un secolo e mezzo fa i “maestri” dovevano combattere i socialismi utopistici per affermare una visione scientifica del socialismo. Oggi la situazione è regredita: c’è un diffuso scontento per la società, che manca però di individuare nella società capitalistica l’origine dei problemi. Tanto meno c’è un’idea alternativa di società, anche solo utopistica, e quindi non esiste lo stimolo a mobilitarsi per realizzarla. In Occidente ha vinto per ora il revisionismo storico della vulgata liberal-borghese, per cui le esperienze socialiste avrebbero fallito tour court, diventando regimi dittatoriali.

Il mondo è in grave subbuglio, per usare un eufemismo. La Terza guerra mondiale è forse già iniziata, la barbarie è in atto. Come interpreta l’attacco iraniano e la risposta da parte di Israele sulla scorta del suo saggio?

L’ultima sezione del saggio è dedicata a questo, “La Terza guerra mondiale e il che fare”. La Terza guerra mondiale è già in corso da diversi anni, una guerra per impedire la fine dell’unipolarismo occidentale a guida statunitense e contrastare la nascita di un ordine mondiale e sociale multipolare egemonizzato dal Partito Comunista Cinese, un’organizzazione che conta più di 95 milioni di iscritti. Oggi la Cina è l’avanguardia della lotta antimperialista. La Cina sta smantellando l’egemonia americana violenta e neocolonialista in maniera pacifica giocando sul terreno prediletto dai capitalisti, cioè sul piano economico e finanziario.

Il conflitto in Medio Oriente si inserisce in questo scenario di transizione per il controllo di un’area strategica al confine tra tre continenti. Israele è uno Stato costruito ad arte dal dominio angloamericano che serve come presidio permanente per mantenere il controllo sulla regione. Finché Israele mantiene questa connotazione ideologica sionista, cioè imperialista, segregazionista, razzista, antidemocratica, sarà sempre un focolaio di tensioni, che potrebbe anche trascinare altre potenze nel conflitto mondiale. L’Iran è infatti alleato di Russia e Cina; i BRICS si stanno espandendo pacificamente anche in quell’aria del Medio Oriente.

La pace favorisce la transizione di potere perché il resto del mondo cresce più velocemente del blocco occidentale, che per questo ne esce ridimensionato. La guerra è il modo per strozzare la possibilità di emancipazione di Stati emergenti che comprendono la maggioranza dell’umanità. La guerra è l’effetto ultimo della sopraffazione coloniale e imperialista, del sistema capitalista.  

Nel suo saggio lei chiama in causa anche “l’estremismo genderiano” e la “vergognosa pratica dell’utero in affitto”; si tratta di temi trasversali, comuni a visioni progressiste e conservatrici.

L’utero in affitto in un’ottica marxista non è niente altro che la mercificazione del corpo della donna e la fabbricazione in provetta del bambino. È una questione di classe in cui i casi di gratuità, di dono sono eccezioni e casi-limite. Finché permane una società capitalistica, che si basa sulla permanente esistenza di un proletariato povero, la pratica dell’utero in affitto andrebbe vietata per legge. Dobbiamo respingere a livello etico e politico una società in cui tutto può essere comprato e acquistato, perfino la gravidanza e un minore. Dobbiamo tendere verso la de-mercificazione dei corpi e perfino degli affetti. Si tratta di una pratica denunciata già da Gramsci e in maniera meno esplicita anche da Marx quando parla del capitale che cancella ogni forma di sacralità.

Per quanto riguarda quello che ho definito “l’estremismo genderiano” la questione è più sottile: il movimento comunista ha sempre lottato per i diritti delle donne come classe oppressa come per i diritti civili delle minoranze. Ma ciò a cui si assiste oggi è differente: una degenerazione neoliberale e ultra-individualista. Un’estremizzazione del discorso fatto da Simone De Beauvoir negli anni ’40, una marxista eterodossa che sottolineava che “donna non si nasce ma si diventa”. Ma cosa intendeva dire? Che ci sono ruoli sociali indotti fin dall’infanzia come mestieri da femmina e mestieri o studi da uomini. In quel senso c’è un certo determinismo identitario ma anche lei sarebbe allibita se le avessero detto che ragazzi in età della pubertà possano svolgere operazioni per cambiare sesso poiché si sentono di altro genere.

Per fortuna c’è stata una importante rivolta popolare che ha messo in discussione questi rapporti di forza; tuttavia molti “progressisti” sono caduti in questa trappola.

Perché il capitale enfatizza questo discorso facendone un motivo di lotta e un obiettivo di libertà?

Innanzitutto per illudere che la liberazione di sé sia un fatto individuale e non sociale; per spostare la lotta di liberazione dal lavoro e dalle disuguaglianze derivanti dalle strutture economico-politiche, ad un “transfemminismo” di marca liberale che può tranquillamente convivere con una società capitalista, perché atomizza i cittadini: l’estremismo genderiano completa la modernità liquida di cui parlava Bauman. Tutto è poco importante, nessun legame ha valore, ogni forma di identità cade. Per combattere il sistema capitalistico occorre necessariamente avere un’identità e delle convinzioni forti. Portata al suo estremo, l’ideologia genderista indebolisce una lotta organizzata ed efficiente del sistema capitalistico.

Questione ambientale. Cercando di sintetizzare il suo pensiero, esposto nel suo testo, possiamo dire che i movimenti ecologisti avanzano la battaglia per la natura senza discutere sulle sue implicazioni capitaliste, le sue cause profonde che si trovano nel sistema economico-ideologico neoliberista. Si deve avere a cuore la causa ambientale ma non per farle uno specchietto green per le allodole.

“L’ambientalismo senza lotta di classe è giardinaggio” sintetizzando in uno slogan di Chico Mendes. Fino a qualche anno fa c’erano studi che mostravano come il 70% dell’inquinamento mondiale, che ha ovvie ricadute sulla salute umana e su quella degli ecosistemi e della biodiversità, fosse causato dalle prime cento multinazionali. Ma non dobbiamo fermarci alla falsa dicotomia tra capitalismo e capitalismo green: il capitalismo è un sistema produttivo anarchico che pone la ricerca di profitto al di sopra di ogni altra considerazione, alimentando strutturalmente un consumismo di massa di beni superflui: non potrà mai essere green. Il socialismo, con un’adeguata soddisfazione dei bisogni è la risposta razionale, politica, sociale e culturale al fabbisogno umano senza eccedere nello sfruttamento delle risorse naturali e riducendo gli sprechi.

Ha dedicato un intero capitolo al caso Covid-19, lei ha affrontato i dubbi, le criticità su questo tema, “intoccabile” senza essere bersaglio di accuse infamanti come “no-vax” o “complottista”.

I compagni Sidoli, Burgio e Leoni hanno svolto un’accurata analisi su questo tema in un libro dal titolo “Il Covid è nato negli USA?” (L’AD edizioni/La città del Sole, post Carlo Formenti, 2021) nel quale si dimostrava che il Sars-Cov2 è nato negli Usa nella base militare di Fort Detrick e non in Cina. Nel gennaio 2022 dopo aver passato molti mesi a studiare la questione e dopo aver parlato con diversi medici, scienziati, esperti di genetica, ho maturato l’idea che la pandemia sia legata alla Terza guerra mondiale. Molti compagni ricordano il nesso forte tra marxismo e scienza. So che è un tema ancora molto divisivo, ma anche le scienze naturali sono strutture ideologiche manipolabili politicamente, come peraltro ricordava anche Gramsci: la storia dell’epistemologia mostra che i dati stessi non sono mai neutrali ma sono facilmente manipolabili, implicando visioni ideologiche e interessi economici. Pregasi verificare quanto detto a suo tempo da Thomas Khun, studioso rinomato e certamente non imputabile di complottismo. L’imperialismo è caratterizzato da monopoli che detengono le accademie, i centri di ricerca, le aziende farmaceutiche; anche le pubblicazioni scientifiche possono dare maggiore risalto oppure oscurare certe scelte. Tutto questo era ben noto già ai teorici sovietici della seconda metà del ‘900, ma le derive antisovietiche del movimento comunista occidentale non ci hanno permesso di restare aggiornati per almeno 50 anni.

La barbarie è molto raffinata oggi: censura digitale e forconi mediatici su informazioni vietate. Come commenta questa deriva del controllo sui social e per la stampa indipendente?

Negli anni ’90 Internet sembrava l’applicazione concreta del comunismo del sapere e delle informazioni, della libera circolazione delle idee e dei beni immateriali, con diffusione gratuita e universale. Poi anche qui sono arrivate le lunghe braccia del monopolio. Come è avvenuto dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili, che aveva consentito la proliferazione di libri di ogni tipologia, e un secolo dopo è arrivato l’Indice dei libri proibiti... Oggi, a vent’anni da Internet libero assistiamo al trionfo dell’oligopolio di Google, Meta, Amazon, che lavorano a braccetto con i servizi segreti statunitensi. Rimaniamo così privi di sovranità digitale e montagne di dati sensibili vengono usati per controllarci meglio.

E allora non possiamo che rivolgerle quest’ultima domanda: “Che fare?”

Come scrivo esplicitamente alla fine del libro, il comunismo è la risposta e la salvezza, ma necessita del contributo di milioni di sfruttati per ricostruire una rinnovata organizzazione, più consapevoli degli errori compiuti in passato. La storia insegna, e per fortuna qualche allievo ce l’ha ancora.



Giulia Bertotto

Giulia Bertotto

Giulia Bertotto, giornalista per diverse testate online, è laureata in Filosofia a La Sapienza di Roma e ha un master in Consulenza Filosofica e Antropologia Esistenziale, ha scritto due raccolte poetiche, un saggio, e partecipato alla stesura di diversi volumi con altri autori. Svolge e stravolge interviste, recensioni di film e libri, cronache da eventi e proteste. Articoli per sopportare il mondo, versi e rime per evaderlo.

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