Armata Rossa. L’annuale cancellazione della memoria storica

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Armata Rossa. L’annuale cancellazione della memoria storica

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Con il consenso dell'Autore rilanciamo quest'articolo molto importante sull'uso distorto e elusivo che si fa del termine "Armata rossa" dalla propaganda filo NATO in Italia


di Marcello Colasanti - Il Giornale del Riccio
 

Da quasi un anno i telegiornali del gruppo Mediaset, e purtroppo non solo, utilizzano sistematicamente l’appellativo “Armata Rossa” per riferirsi alle azioni dell’esercito russo, o almeno, a quello che gli imputano.

L’Armata Rossa era l’esercito dell’Unione Sovietica, un paese che non esiste più da 32 anni, diverso per composizione, dimensioni, economia e politica rispetto a quello che è l’attuale Russia. Se il parallelo tra i due paesi può aprire un sensato dibattito, non c’è dubbio alcuno che “Armata Rossa” ed “Esercito Russo” rappresentano e sono due entità diverse, nel tempo e nei fatti.

L’errore grossolano è tutt’altro che dettato dall’ignoranza (anche se il TG5 il dubbio ce lo mantiene), ma segue un percorso ben preciso di costruzione del “mostro” e del “nemico assoluto” per quanto riguarda la situazione geopolitica attuale, di demonizzazione e revisionismo per quanto riguarda gli aspetti storici ed ideologici che evocano.

Il 27 Gennaio, giorno in cui ogni articolo e “memoria” andrebbe aperta con la citazione dell’Armata Rossa, in questo caso subisce il trattamento inverso, cioè la sua elusione.

Il Giorno della Memoria è fissato il 27 Gennaio non casualmente, ma per un evento ben preciso; in quel giorno le truppe dell’Armata Rossa sovietica del 1° Fronte Ucraino del Maresciallo Ivan Stepanovi? Konev, abbattono i cancelli del campo di Auschwitz, liberando e assistendo i 7.000 prigionieri rimasti.

La cancellazione della memoria storica, a cui assistiamo da decenni e accelerata in maniera preoccupante nell’ultimo, ha portato al paradosso di quest’anno, in cui la Polonia si è permessa di non invitare una delegazione russa alla commemorazione nel campo di Auschwitz. I principali protagonisti di quell’evento, costato 27 milioni di morti sovietici, sono stati esclusi.


L’atto di cancellazione non va visto semplicemente sul piano storico, ma come diretta sostituzione di valori che l’occidente sta portando avanti in maniera palese, senza nemmeno il preoccuparsi della “forma”, come avveniva in passato: ad Ottobre tutti i paesi NATO hanno votato NO presso l’ONU alla risoluzione contro il nazismo. O ancora, la trasformazione del 9 Maggio, giorno della Vittoria contro il nazifascismo, in un insensato “Europe Day” (inoltre, anche sbagliato, dato che l’UE venne fondata il 25 Marzo). A livello di narrazione mediatica, sarà molto difficile dimenticare la “normalizzazione” dei torturatori e assassini del Battaglione Azov, divenuti per Gramellini (citandone uno) “nazisti dalla parte giusta“. E la parte giusta, ovviamente, è la nostra, anche se è caratterizzata da imperialismo e genocidio.

 

Due anni fa chiudevamo così proprio un articolo sulla mancata celebrazione del Giorno della Vittoria, trasformato dall’UE in Giorno dell’Europa:
“Come ben sappiamo, una politica basata su riarmo, provocazione, populismo, nazionalismo e distruzione della memoria storica, porta prepotentemente verso una direzione, quella dell’autoritarismo di destra, anticamera dei più grandi disastri bellici ed umani.
Con questo l’occidente sta, pericolosamente, giocando la sua partita ad Est.

Consigliato, come ogni anno, l’articolo Come possiamo parlare di Memoria se la distruggiamo? – La rimozione della statua del Maresciallo Konev.

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