“Ucraina. Il mondo al bivio” . Di Giacomo Gabellini

“Ucraina. Il mondo al bivio” . Di Giacomo Gabellini

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Il ricercatore Giacomo Gabellini ha scritto un saggio molto utile che prende in esame la grande storia dell’attualità (1991-2022): “Ucraina. Il mondo al bivio” (Arianna Editrice, 2022, 297 pagine).

Già George F. Kennan nel mese di febbraio del 1997 anticipò queste tremende parole sulla strana “spinta verso est” della Nato, che avrebbe “infiammate le tendenze nazionalistiche, anti-occidentali e militariste in seno all’opinione pubblica russa; prodotto un effetto negativo sullo sviluppo della democrazia russa; rigettato le relazioni tra est e ovest nel clima della Guerra Fredda e indirizzato la politica estera di Mosca verso direzioni a noi sfavorevoli” (p. 75).

Quindi in questo libro si racconta la lunga storia recente dell’Ucraina in piena libertà, e si discute anche della famigerata famiglia Tymosenko, e dell’accozzaglia di identità europee di una nazione molto complessa e strana, in cui la questione ebraica è centrale, a livello affaristico e governativo. Troppe persone hanno dimenticato che “Dal 2006 al 2014 la Russia, tra gas rubato, forniture non pagate e penali non saldate, ha subito ben 35 miliardi di dollari di danni dall’Ucraina” (p. 104).

Ricordo inoltre che nel 2008, furono devoluti, “a beneficio dell’organismo facente capo ai Clinton qualcosa come 29 milioni di dollari nell’arco di un quinquennio, destinati a sostenere il programma elaborato dalla fondazione per crescere, formare e modernizzare i leader ed i professionisti ucraini” (p. 94). Risulta quindi estremamente chiaro che la leadership ucraina e da molto tempo intimamente legata a una determinata leadership americana.

Tra le altre cose poco misteriose bisogna ricordare che “Il governo di Washington, dal canto suo, aveva anche intavolato una trattativa con Tel Aviv per la fornitura all’Ucraina di alcune batterie del sistema di difesa israeliano Iron Dome, su cui gli alti comandi di Kiev avevano messo gli occhi già da tempo. Il governo israeliano avrebbe declinato la proposta per evitare di compromettere i buoni rapporti con la Federazione Russa, cosa che ha portato l’amministrazione Biden a ventilare la possibilità di risolvere il problema mediante lo schieramento di missili Patriot in territorio ucraino al fine di rafforzare le capacità difensive di Kiev ” (p. 219 e p. 220).

Inoltre vengono narrate le vicende di una “democrazia oligarchica” che ha consolidato in molti anni il pesantissimo accerchiamento socio-economico e militare della Russia, che si è sentita ristretta in uno spazio molto piccolo e troppo pericoloso. In altre parole l’Ucraina sarebbe dovuta restare un paese completamente neutrale, senza le pericolose pressioni poco nascoste di alcuni apparati della NATO. Del resto ricordo che Victoria Nuland, “all’epoca del putsch contro il presidente Viktor Janukovyc ricopriva il ruolo di funzionario del Dipartimento di Stato con delega gli affari europei ed euroasiatici” (p. 194).

Infatti, “nel 2016, a Varsavia, la Nato, accordò a Kiev un Substantial Package finalizzato a porre l’Ucraina nelle condizioni di ottemperare ai requisiti politici, economici, militari, giuridici e sociali necessari all’entrata nell’Alleanza Atlantica. L’anno successivo, la Verkhovna Rada approvò l’inserimento nel testo costituzionale di una clausola che inquadrava esplicitamente l’adesione alla Nato come obiettivo strategico di politica estera e di sicurezza ” (p. 144).

Insomma, come scrive il professor Vincenzo Costa, “Gli Usa sono un impero in disfacimento, non sono più il primo partner commerciale dei paesi del mondo, non hanno più l’economia più performante, sono oramai incapaci di governare l’ordine mondiale. Ma è quando un impero inizia a crollare – e il crollo durerà decenni, non anni – che diventa pericoloso. Pericoloso per un fatto semplice: non potendo costruire un ordine, mira solo a introdurre disordine, conflitto, per impedire al concorrente di avvantaggiarsi di questo ordine, per impedire al concorrente di prosperare” (prefazione).

In definitiva “L’escalation bellica che ne è seguita ha prodotto il prevedibile effetto di convogliare liquidità verso le azioni delle aziende di cui si compone il “complesso militar-industriale” Usa, perché ha posto le premesse per una corsa al riarmo trainata dai Paesi della Nato. Basti pensare all’aumento della spesa militare di 100 miliardi di euro annunciato dal cavaliere Olaf Scholz” (p. 249).

Comunque “Nel momento in cui gli Stati Uniti si sono spinti tanto oltre da suggerire che anche la Georgia potesse essere accolta nella Nato, insinuando così la presenza dell’Alleanza Atlantica nel Caucaso, Mosca è giunta alla conclusione – dichiarata anche in pubblico – che gli Stati Uniti intendono accerchiare e colpire la Russia” (George Friedman, p. 100, 12 agosto 2008). E in effetti “per gli USA la paura primordiale è rappresentata dall’unione tra il capitale e la tecnologia tedesca con le risorse e la manodopera russa; si tratta della sola combinazione in grado di suscitare per secoli il timore degli Stati Uniti” (George Friedman, p. 276). Più di qualcuno si è quindi dimenticato che la Russia è il terzo estrattore e il quinto detentore di oro su questo incredibile pianeta.

Giacomo Gabellini è nato nel 1985, è un ricercatore prolifico, è un saggista che ama le questioni economiche e geopolitiche. Ha scritto numerosi saggi e scrive per il centro studi Osservatorio Globalizzazione e per il “Global Times” (quotidiano cinese).

Nota sul Kosovo – Bisogna ricordare che “l’Alleanza Atlantica è stata salvata dalla difficile situazione in cui si era cacciata in Kosovo dal suo nemico storico e dalla sua reale raison d’etre: la Russia” (Paul Rogers, p. 68). Chiaramente le cose sono molto più complesse, ma la ragione di fondo rimane.

Nota asiatica – L’intellettuale Kishore Mahbubaniha ha detto che “su coloro che hanno incautamente paventato l’adesione accelerata dell’Ucraina alla Nato come una possibilità concreta e rifornito Kiev di armi per anni ed anni grava la precisa responsabilità morale di aver condotto l’agnello sacrificale ucraino al macello e alimentato una fortissima instabilità globale” (un modesto parere da Singapore; p. 273). In effetti “se il mio clima di investimento non è buono e la cosa non può essere cambiata entro breve, allora mi servirò della guerra per rendere gli altri posti peggiori” (Qiao Liang, ufficiale cinese, p. 248, 2021).

Nota integrativa – Segnalo il professor Gaetano Colonna e il sito www.clarissa.it. E segnalo anche alcune righe molto utili in questo determinato momento storico: “La salute senza libertà è quella che si garantisce agli animali da allevamento” (Anonimo internettiano). Infine vi lascio i riferimenti del documentario di Massimo Mazzucco e un ottimo video con Moni Ovadia (un attore milanese di origine ebraica nato in Bulgaria): https://www.byoblu.com/2022/04/29/ucraina-laltra-verita-lo-speciale-con-capuozzo-fracassi-e-mazzucco-sottotraccia (con Toni Capuozzo e Franco Fracassi); https://www.youtube.com/watch?v=zFUBOP4ynTE (Moni Ovadia difende il professor Ugo Mattei). 

Damiano Mazzotti

Damiano Mazzotti

"Prima delle leggi, prima della stampa, la democrazia è la parola che puoi scambiare con uno sconosciuto" (Arturo Ixtebarria').

 

Damiano Mazzotti è nato nel 1970 in Romagna e vive in Romagna. Si è laureato in Psicologia Clinica e di Comunità a Padova nel 1995. Nel corso della vita si è occupato di consulenza, di formazione e di comunicazione, lavorando nella Regione Emilia-Romagna, per società di Milano e per l’Istituto Europeo di Management Socio-Sanitario di Firenze. Nel 2008 diventa uno studioso indipendente e un Citizen Journalist che ha pubblicato centinaia di articoli sulla piattaforma informativa Agoravox Italia (www.agoravox.it/Damiano-Mazzotti). Nel 2009 ha pubblicato Libero pensiero e liberi pensatori, il primo saggio di un giornalista partecipativo italiano. 

 

 

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