Taiwan, l’indipendenza impossibile

2221
Taiwan, l’indipendenza impossibile

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

di Giulio Chinappi

Le autorità della Repubblica Popolare Cinese hanno nuovamente espresso il proprio rifiuto della soluzione indipendentista per Taiwan, ribadendo l’intenzione di riportare la provincia ribelle sotto la propria sovranità.

Pochi giorni fa la Cina ha celebrato i 50 anni dall’ingresso della Repubblica Popolare Cinese nel consesso delle Nazioni Unite, con il riconoscimento del governo di Pechino come unico rappresentante legittimo del popolo cinese. Tuttavia, ancora oggi gli strascichi della guerra civile cinese sono ben visibili quando si tratta della questione dello status di Taiwan, l’autoproclamata Repubblica di Cina, la cui indipendenza è riconosciuta solamente da quattordici Paesi membri dell’ONU. Tuttavia, molti Stati intrattengono relazioni informali con Taiwan, spesso con l’unico obiettivo di usare il governo di Taipei come arma contro Pechino: tra questi figurano gli Stati Uniti, il Giappone e la maggioranza dei Paesi europei, compresa l’Italia.

Washington, in particolare, offre grande sostegno a Taiwan soprattutto dal punto di vista militare. Ad inizio ottobre, un contingente statunitense si è stabilito sull’isola con l’intenzione di presidiare Taiwan per almeno un anno, con il consenso del governo locale guidato dalla presidente Tsai Ing-Wen. “La Cina si oppone fermamente ai legami ufficiali e militari in qualsiasi forma tra gli Stati Uniti e la regione cinese di Taiwan”, ha detto giovedì un portavoce del ministero degli Esteri cinese, osservando che cercare “l’indipendenza di Taiwan” porta a un vicolo cieco, così come sostenere “l’indipendenza di Taiwan”. Il portavoce Wang Wenbin ha fatto le osservazioni in una conferenza stampa quando gli è stato chiesto di commentare la presenza di truppe statunitensi a Taiwan.

Wang ha affermato che il principio di una sola Cina è il fondamento politico delle relazioni bilaterali tra Cina e Stati Uniti: “Sulla questione di Taiwan, gli Stati Uniti dovrebbero attenersi al principio di una sola Cina e alle disposizioni dei tre comunicati congiunti Cina-Stati Uniti, piuttosto che inventare storie unilateralmente“. “Ci opponiamo fermamente ai legami ufficiali e militari in qualsiasi forma tra gli Stati Uniti e la regione di Taiwan e ci opponiamo all’interferenza degli Stati Uniti negli affari interni della Cina“, ha aggiunto il portavoce.

Wang ha aggiunto che le navi statunitensi hanno ripetutamente effettuato provocazioni al fine di creare problemi nello stretto di Taiwan negli ultimi tempi, minacciando la pace e la stabilità in questa regione di mare che separa la Cina continentale dall’isola di Taiwan. “La riunificazione dello stretto è una tendenza storica prevalente e la strada giusta, mentre l”indipendenza di Taiwan’ è una regressione che porta a un vicolo cieco“, ha sottolineato. “Nessun Paese e nessuno dovrebbe sottovalutare la determinazione, la volontà e la capacità del popolo cinese di difendere la propria sovranità nazionale e integrità territoriale. Altrimenti, subiranno un’altra sconfitta“.

Nella giornata del 25 ottobre, il portavoce dell’ambasciata cinese a Washington ha anche ribadito che la Cina si oppone fermamente alle discussioni sulla partecipazione di Taiwan alle attività delle Nazioni Unite, sostenute dagli USA. “La parte cinese è gravemente preoccupata e fermamente contraria all’azione della parte statunitense e ha presentato una solenne rimostranza presso di essa“, ha affermato il portavoce in una nota. “L’ONU è un’organizzazione internazionale intergovernativa composta da stati sovrani e la risoluzione 2758 adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1971 ha risolto una volta per tutte la questione della rappresentanza della Repubblica popolare cinese all’ONU in ambito politico, giuridico e procedurale”, si legge ancora nella dichiarazione, con riferimento alla votazione che cinquant’anni fa ha permesso alla Repubblica Popolare Cinese di ottenere il seggio che le spetta presso le Nazioni Unite.

“Un vasto numero di Stati membri delle Nazioni Unite, compresi gli Stati Uniti, riconosce che esiste una sola Cina al mondo e che Taiwan è una parte inalienabile del territorio cinese“, ha affermato ancora il portavoce. “La partecipazione della regione di Taiwan alle attività delle organizzazioni internazionali deve essere gestita secondo il principio di una sola Cina“.

“Esortiamo gli Stati Uniti a rispettare il principio di una sola Cina e le disposizioni dei tre comunicati congiunti sino-americani, osservare la risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, interrompere i contatti ufficiali con Taiwan, smettere di fare commenti irresponsabili, astenersi dall’inviare segnali errati sulla ‘indipendenza di Taiwan’ in qualsiasi forma, evitare di incoraggiare o sostenere le autorità di Taiwan nell’espandere lo spazio per la ‘indipendenza di Taiwan’ e smettere di fare cose che minano le relazioni tra Cina e Stati Uniti e danneggiano la pace e la stabilità nello stretto di Taiwan“.

Rispondendo all’affermazione di un funzionario statunitense secondo cui la Cina “ha abusato” della risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Ma Xiaoguang, portavoce dell’Ufficio per gli affari di Taiwan del Consiglio di Stato, ha denunciato che negli Stati Uniti alcuni ignorano i fatti storici e legali, andando contro la maggioranza della comunità internazionale. “La risoluzione 2758, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1971 a stragrande maggioranza, ha risolto una volta per tutte la questione della rappresentanza della Cina all’ONU in termini politici, legali e procedurali”, ha ribadito il portavoce.

 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Parola d’ordine: guerra ibrida Parola d’ordine: guerra ibrida

Parola d’ordine: guerra ibrida

Il semestre d’oro di Netanyahu di Michelangelo Severgnini Il semestre d’oro di Netanyahu

Il semestre d’oro di Netanyahu

Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà   Una finestra aperta Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà

Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà

Il "capo dei maranza" e le elemosine di Meloni di Francesco Santoianni Il "capo dei maranza" e le elemosine di Meloni

Il "capo dei maranza" e le elemosine di Meloni

Jeffrey Sachs: Le 4 proposte per una pace giusta in Ucraina di Alessandro Bartoloni Jeffrey Sachs: Le 4 proposte per una pace giusta in Ucraina

Jeffrey Sachs: Le 4 proposte per una pace giusta in Ucraina

La mano rossa parla solo di guerra? di Raffaella Milandri La mano rossa parla solo di guerra?

La mano rossa parla solo di guerra?

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni" di Francesco Erspamer  Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Ma chi sono gli stranieri a Milano? di Paolo Desogus Ma chi sono gli stranieri a Milano?

Ma chi sono gli stranieri a Milano?

Il rischio del processo mediatico di Paolo Arigotti Il rischio del processo mediatico

Il rischio del processo mediatico

Cuba, il voto all'ONU e la nascita di "elbloqueo.it" di Geraldina Colotti Cuba, il voto all'ONU e la nascita di "elbloqueo.it"

Cuba, il voto all'ONU e la nascita di "elbloqueo.it"

 I veri estremisti di Alessandro Mariani  I veri estremisti

I veri estremisti

La vitalità delle piazze contro le politiche di morte di Giuseppe Giannini La vitalità delle piazze contro le politiche di morte

La vitalità delle piazze contro le politiche di morte

Storia dell'integrazione europea di Gilberto Trombetta Storia dell'integrazione europea

Storia dell'integrazione europea

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA! di Giorgio Cremaschi ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti