Milano 12 dicembre 1969. Strage Fascista di Padroni di Stato

Milano 12 dicembre 1969. Strage Fascista di Padroni di Stato

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La bomba che fece tredici morti il 12 dicembre del 1969 alla Banca dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano era diretta in primo luogo contro i lavoratori ed in particolare i metalmeccanici, che con l’autunno caldo stavano ribaltando i rapporti di forza con il padronato a favore del salario, dei diritti e della dignità.


La manovalanza fascista, che aveva già nell’estate di quell’anno messo le bombe sui treni, lo stesso 12 dicembre fallì di poco un altro attentato attentato stragista all’Altare della Patria a Roma.

Quell’attentato, guarda caso subito scoperto dalla polizia, servì ad accusare gli anarchici delle bombe e con essi in realtà tutto il movimento operaio e popolare che stava cambiando il paese.


Valpreda fu subito arrestato, e ci mise anni per dimostrare la sua totale innocenza, mentre come si sa Pinelli fu suicidato nella Questura di Milano. La manovalanza fascista era agli ordini di settori dello stato e della NATO, che puntavano ad un golpe in Italia per fermare l’ascesa dei lavoratori, delle sinistre e dei comunisti, come solo due anni prima erano riusciti a fare i colonnelli in Grecia. Ma non erano solo i fascisti a spingere per una svolta autoritaria. Solo un mese prima della strage, nel novembre, si era svolto un gigantesco sciopero generale, che aveva bloccato tutto, ma proprio tutto, il paese in ogni sua attività. Una manifestazione sindacale a Milano era stata brutalmente caricata dalla polizia con furgoni e camionette.

Una di queste ebbe un incidente nel quale morì un agente. Subito il presidente della Repubblica Saragat proclamò la condanna di quello che definì “barbaro assassinio”. Le lotte dei lavoratori crescevano in un clima torbido e reazionario, tra la rabbia profonda di settori del padronato che vedevano rovesciati anni di super sfruttamento da cui avevano ricavato enormi fortune. Quei padroni avevano intere correnti della DC al loro servizio e finanziavano l’MSI di Almirante, mentre assumevano nelle loro fabbriche picchiatori fascisti.

Insomma la manovalanza fascista mise le bombe con la copertura di parte dello stato e per gli interessi della parte più reazionaria del padronato. Furono bombe di classe, altro che la revisionista e bugiarda narrazione attuale che parla genericamente di terrorismo e violenza.

Piazza Fontana fu strage fascista, di stato, dei padroni, come le altre che poi hanno insanguinato il paese per tutto il decennio successivo. Ricordare è lottare.

Giorgio Cremaschi

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