Giovanni Rezza - Risposta alla lettera aperta del Dr. Mariani

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Giovanni Rezza - Risposta alla lettera aperta del Dr. Mariani


di Giovanni Rezza

Ringrazio il Dr. Alessandro Mariani per l’interesse mostrato nei confronti della mia intervista con Luca Busca. Devo però premettere che le analisi socio-politiche relative all’uso di misure sanitarie come modello di controllo sociale mi lasciano perplesso. In particolare, non mi convince la ricostruzione degli interventi effettuati nel corso della pandemia per come viene riportata nella lettera a me indirizzata. Naturalmente, poiché l’Italia è stata colpita per prima in Occidente, si sono evidenziate delle falle nel sistema che hanno minato la capacità di risposta. E’ pur vero, però, che analoghe difficoltà si sono poi manifestate anche in altri grandi paesi europei, mostrando una limitata preparazione nell’affrontare eventi pandemici. Per questo non mi sentirei di contrapporre un approccio ritenuto “virtuoso”, in altre parole la prevenzione, alla preparazione (“preparedness”). Non rientrando molte delle osservazioni nella mia sfera di competenze, mi limiterò, però, a puntualizzare alcune imprecisioni o criticità che, comunque, non inficiano il senso delle riflessioni del Dr. Mariani.

Anch’io, come Mariani, non sono rimasto entusiasta di “Spillover”, il citatissimo libro di David Quammen. Di fatto, a differenza di quanto ritenuto da molti, non si tratta di un lavoro unico nel suo genere, e certamente non si può attribuire a Quammen il dono della preveggenza. Il suo libro non fa altro che riprendere un tema “caro” a chi si occupa di epidemie, ovvero la potenzialità pandemica di molti virus che circolano nel mondo animale e che, prima o poi, potranno fare il cosiddetto “spillover” (il salto di specie). Essendo l’autore australiano, ci racconta une serie di interessanti storie relative al virus Hendra, un parente stretto del più noto virus Nipah (e non di Ebola). Nulla di nuovo sotto il sole, quindi, almeno per chi si occupa di minacce infettive emergenti. 

Non conosco invece il meno osannato “Tempetes microbienne”, ma suppongo affronti la problematica da un punto di vista socio-politico. L’ipotesi che il controllo sanitario sia un esercizio finalizzato a sperimentare nuove forme di controllo è certamente interessante, ma difficilmente condivisibile da parte di un epidemiologo (per quanto ritenga eccessive alcune misure prese durante il triennio pandemico, non saprei se giudicarle “strumentali”). Ho letto invece il libro di Richard Preston, “The Cobra event”, e non mi è dispiaciuto, anche se credo sia datato, essendo stato scritto, come il Dr. Mariani stesso giustamente ricorda, in anni in cui si erano succeduti alcuni episodi di bioterrorismo.

Risponde a verità il fatto che l’Italia, circa dieci anni fa, si sia fatta capofila delle politiche vaccinali. Ciò può esser letto, secondo le proprie convinzioni, in positivo o in negativo. Nel 2017, a seguito di un’ondata epidemica di morbillo, l’obbligo vaccinale fu esteso da quattro a dieci vaccini, rafforzando le penalità per coloro che rinunciavano a vaccinare i propri figli. Seguì a ruota la Francia, che ne rese obbligatori addirittura undici. Naturalmente, si può essere favorevoli o meno agli obblighi vaccinali, che rappresentano comunque una decisione politica (chi scrive ritiene gli obblighi un estremo rimedio la cui adozione può essere giustificata solo nei casi in cui le coperture vaccinali sono talmente basse da costituire una situazione di rischio a livello comunitario). Deve essere altresì chiaro che anche gli obblighi devono prevedere deroghe, mentre la sospensione dell’obbligo richiede invece la capacità di monitorare l’andamento delle coperture in tempi utili. Di nuovo, ritengo che la complessità del contesto in cui vengono prese delle decisioni che condizionano la vita o quantomeno la sensibilità dei cittadini dovrebbero tendere a tener basso, e non ad esasperare, la conflittualità sociale.

Infine, il documento SIAARTI, che prevedeva una forma di triage, di fatto non è stato mai ufficializzato e va comunque letto in chiave pragmatica. Altri paesi, soprattutto nordeuropei, adottano simili strategie, avendo meno cura di tutelare la vita umana, a prescindere dall’età e dalla speranza di vita. 

Perciò, caro Dr. Mariani, pur non sottovalutando le capacità manipolatorie dei vari “poteri” (e soprattutto quelli non “costituzionali”, quali l’informazione e la finanza), da uomo di scienza non sono portato a credere che tutto abbia una spiegazione “politica” o un secondo fine. Discuterne apertamente e senza pregiudizi può comunque essere utile. 

 

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