Don’t Look Up è una commedia grottesca, proprio quella che recitano gli Stati Uniti

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(Tranquilli, no spoiler) - Con un po’ di ritardo dalla sua uscita ho visto Don’t Look Up. Fino a pochi giorni fa non sapevo nulla sul film e, avendo visto di sfuggita solo qualche fotogramma del trailer e i grandi manifesti affissi in città, non pensavo fosse un film che mi interessasse, anche se nel cast c’erano grandi professionisti come Meryl Streep, Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence. Poi ho saputo che il regista era Adam McKay, e a quel punto ho cambiato idea.

Gli unici due film che avevo visto di McKay erano gli ultimi che aveva girato, “La grande scommessa”[1], del 2015, e “Vice - L'uomo nell'ombra”[2], del 2018. Sono stati sufficienti per convincermi.

Nei due film proponeva temi che, accadendo negli Stati Uniti, hanno poi condizionando negativamente la finanza internazionale, l’economia globale e la geopolitica, portando povertà, guerra, torture e distruzione in vari Paesi, alimentando così anche la nascita di diversi estremismi islamici, come quelli dell’Isis.

 La grande scommessa”, ispirandosi a fatti veramente accaduti, ci parla delle cause che hanno messo in moto l’enorme crisi immobiliare e finanziaria scoppiata nel 2008 negli Stati Uniti.

Attraverso tre storie parallele – di chi aveva anticipatamente capito quello che sarebbe accaduto – ci fa vedere gli interessi e le speculazioni delle grandi banche nordamericane e i giochi sporchi delle agenzie di rating. Entrambi responsabili della crisi dei mutui subprime del 2008 che ha causato un terremoto finanziario mondiale.

Vice - L'uomo nell'ombra” racconta invece la vita di Dick Cheney che, oltre ad aver ricoperto molti altri importanti incarichi politici, è stato Vicepresidente degli Stati Uniti dal 2001 al 2009, senza dimenticare che i cinque anni precedenti, dal 1995 al 2000, fu amministratore delegato della Halliburton.

Nel 2009, dopo che Dick Cheney (come racconta il film) è stato presidente ‘de facto’ degli Stati Uniti per tutti gli otto anni di amministrazione Bush, la Halliburton, è stata riconosciuta come la seconda società di servizi petroliferi al mondo, e questo è quello che si legge sulla multinazionale texana prima dei titoli di coda del film.

«Negli anni successivi all’invasione dell’Iraq, le azioni della Halliburton aumentarono del 500%.

 Il governo Bush-Cheney dichiarò di aver perso 22 milioni di e-mail, tra cui quelle riguardanti il periodo della guerra in Iraq.

Si scoprì che ci furono dei periodi di “blackout”, in cui le e-mail del Vicepresidente Cheney non risultarono più disponibili

Con “Vice - L'uomo nell'ombra”, Adam McKay ha provato a farci capire come funziona “la più grande democrazia del mondo”. Quella democrazia che mette i rappresentanti del potere politico a servizio delle potenti lobby, da quella degli armamenti a quella dell’energia, dalle piattaforme digitali a quella farmaceutica.

Se nei due precedenti film tutto è tremendamente realistico (tranne una scena con una sarcastica allegoria che mi riservo per chiudere l’articolo), la stessa cosa non si può dire per Don’t Look Up che, di sarcasmo, allegorie, cinismo e parodie ne è pieno il film, fino all’ultime due scene “extra” che il regista ha inserito nei titoli di coda.

Il film può sembrare una delle classiche pellicole commerciali Hollywoodiane (in parte lo è anche) e in esso non tutto è perfetto, ma in questo caso i contenuti fanno la differenza.

Don’t Look Up è una commedia dai toni grotteschi, che descrive la grottesca democrazia nordamericana.

Senza spoilerare nulla per quelli che non hanno visto il film, accennerò solo da cosa parte la storia e quello che il regista ci costruisce intorno per farci riflettere su cosa – per pura bramosia del profitto e sete di potere – è capace di fare la società ‘ipercapitalista’, e dove tutto questo, inesorabilmente, ci sta portando. 

La storia parla di una coppia di scienziati, un professore della Michigan State (Di Caprio), e una dottoranda (Jennifer Lawrence), assistente del professore. Quest’ultima identifica una grande cometa che, secondo le previsioni, si dovrebbe schiantare sulla terra distruggendo l’intero pianeta (l’interpretazione più pertinente sembra quella del cambiamento climatico).

Prima di diffondere la notizia i due scienziati vengono portati nell’ufficio del presidente degli Stati Uniti (Meryl Streep) per spiegare l’importante e drammatica scoperta e capire come agire al più presto per scongiurarla.

Il personaggio del presidente fa subito pensare a una parodia del repubblicano Donald Trump, anche se, sulla sua scrivania, il regista ci fa vedere un bel primo piano di una foto del democratico Bill Clinton con sua moglie Ilary, come a volerci dire che i due schieramenti politici sono intercambiabili, non c’è alcuna differenza tra loro per gli interessi di chi ha il vero potere negli Stati Uniti, e se il personaggio di Meryl Streep ci fa più pensare a Trump, è solo perché i suoi modi sono più funzionali alla riuscita del film.

Da qui il regista inizia a raccontarci, sotto forma di commedia, le varie ipocrisie del potere politico americano, che decide o meno le sue azioni esclusivamente su puri interessi elettorali o condizionato dalle pressioni di grandi lobby, dalle quali riceve lauti finanziamenti.

Da questi finanziamenti l’asservimento del presidente degli Stati Uniti alle decisioni della “BASH”, un importante multinazionale della ‘high tech’, il cui inquietante proprietario sembra rappresentare una sovrapposizione di personaggi, da Bill Gates a Lawrence Page, da Jeff Bezos a Tim Cook.

In tutto questo, McKay, inserisce anche il mediocre e asservito ruolo dei media, che svuotano di significato – o omettono del tutto – le notizie che possono infastidire il potere o, al contrario, amplificano quelle che più gli portano gradimento.

Non lascia nemmeno fuori quella che possiamo definire “la dittatura degli algoritmi”, nella quale siamo ormai tutti immersi, con le nuove generazioni che ci sono nate e ci si stanno formando; sperando che gran parte di loro non faccia troppa fatica a capirne le “disfunzionalità” che ne derivano.

Sebbene il contesto sia quello statunitense, in questa storia ci si possono riflettere molti altri paesi che hanno deciso di non sottrarsi dal disfacimento etico e morale di un sistema politico-economico corrotto dall'accumulazione del profitto e del potere.

Il regista Adam McKay, nel film ‘Vice – L’uomo invisibile’, per rappresentare questo Potere, ci presenta una scena esilarante, ed è quella che mi ero riservato per chiudere l’articolo.

Il Vicepresidente Dick Cheney, in una riunione, spiega che la guerra che stanno combattendo in Iraq richiede risorse e capacità che l’attuale interpretazione della legge del proprio paese gli vieta di avere. E questo, per lui, è un gande problema.

Alla fine trovano qualcuno che il problema glielo risolve con un parere legale favorevole ad una “forzata interpretazione” della legge. Questo permette al governo degli Stati Uniti di formulare anche il famoso “memorandum sulle pratiche di tortura”.

Per esempio, le “posizioni di stress” sui prigionieri; waterboarding (simulazioni di annegamento); spazi angusti in cui rinchiuderli; aggressioni con i cani; ecc…, da quel momento in poi non saranno più chiamate torture, ma “interrogatori potenziati”.

La voce narrante del film ci ricorda anche che “le leggi su tortura e privacy non furono le uniche che riscrissero, avendo così un menù completo di pareri legali favorevoli che sfidavano e portavano al limite la legge costituzionale e internazionale”, inventandosi nuovi neologismi.

Questa allegorica scena del film è ambientata in un ristorante, dove Dick Cheney e i suoi collaboratori sono seduti al tavolo con il menù in mano e ordinano la cena:

  • Il cameriere: Buonasera signori. Stasera abbiamo il “Combattente nemico”, una persona né prigioniero di guerra, né criminale; il che vuol dire che non ha protezione ai sensi della legge.

 

  • Abbiamo anche una “Detenzione straordinaria”, in cui, dei sospettati [una volta sequestrati], si inviano, senza lasciare traccia, nelle carceri straniere di Paesi dove è ancora in vigore la tortura.

 

  • A quel punto interviene l’allora Segretario alla Difesa Ronald Rumsfeld: Mmh, sembra un piatto squisito.

 

  • Il Cameriere: “Abbiamo anche la “Baia di Guantanamo”, che è molto, molto complicata, ma permette di evitare il principio dell’equo processo su una terra che, tecnicamente, non è territorio americano, ma su cui abbiamo sempre il controllo.

 

  • E poi abbiamo una fresca e deliziosa “interpretazione della legge sui poteri di guerra”, che dà, al ramo esecutivo, assoluto potere di attaccare nazioni o popoli ritenuti una possibile minaccia.

 

  • Abbiamo ancora la “Teoria dell’Esecutivo unitario”: qualunque cosa faccia il presidente, questa deve essere legale. Il che vuol dire, fare il cazzo che gli pare.

 

  • Allora, sentiamo, cosa ordinate?

 

  • Il Vicepresidente Dick Cheney: Beh, [siamo il governo degli Stati Uniti] prendiamo il menù completo.

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[1] Trailer: “La grande scommessahttps://www.youtube.com/watch?v=WuZPWxMWmdk

[2] Trailer: “Vice - L'uomo nell'ombrahttps://www.youtube.com/watch?v=JNwgkIX3w1g  

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Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965, passando la mia infanzia in un grande cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica, ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitré apro in società uno studio di grafica; a ventiquattro decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Belize, Laos... fino a Cuba.

Il rapporto consolidato negli anni con l'isola caraibica mi induce maggiormente a interessarmi della complessa realtà cubana.

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