Colombia, dopo l’orrore dei 'Falsos Positivos‘ anche nel 2021 omicidi e massacri

Colombia, dopo l’orrore dei 'Falsos Positivos‘ anche nel 2021 omicidi e massacri

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In Colombia non è servito a nulla l’orrore dei 6.042 morti assassinati a sangue freddo dai militari dell’Esercito colombiano. Anche nel 2021 si registrano numeri allarmanti tra omicidi e massacri. Davanti alle continue violazioni dei diritti umani e a crimini contro l’umanità, gli Stati Uniti, l’Unione europea e la Nato fanno finta di nulla e continuano a firmare accordi con il Paese sudamericano, l’ultima firma è stata quella dell’8 dicembre.

Nel 2018 la Colombia è stata accolta a braccia aperte dalla NATO come ‘Partener Globale’ – unico Paese dell’America Latina – e nel 2020 la OCSE ha accettato la sua richiesta di adesione integrandola nell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

Riguardo agli omicidi, massacri e violazioni di diritti umani che si verificano nel Paese, le principali organizzazioni della Comunità internazionale, dopo che ne comunicano le fredde cifre, voltano la testa dall’altra parte. Non di meno fanno i media nordamericani ed europei, se mai gli dedicano qualche riga.

Ora sono state pubblicate anche le cifre sui crimini commessi in Colombia nel 2021 contro leader sociali, difensori di diritti umani e gli ex guerriglieri delle ‘FARC’ che avevano già abbandonato la lotta armata firmando, nel 2016, l’Accordo di Pace de L’Avana con il governo colombiano.

Il far finta di nulla sulle orribili tragedie che subisce la parte più politicamente attiva della società civile in quel Paese, è la conseguenza di meri interessi geopolitici degli Stati Uniti nella regione, i quali hanno scelto la Colombia come il più stretto alleato nel Continente latinoamericano e, come è prassi, l’Unione Europea li segue nelle loro scelte.

È evidente che la difesa dei valori democratici e dei diritti umani si usa a proprio piacimento a seconda dei casi, e lo si fa apertamente, senza limiti alla vergogna.

Ricordo l’enorme pressione mediatica e politica nei confronti di Cuba dopo le manifestazioni di questa estate. Un solo giorno di protesta. Un solo morto, a causa di una azione violenta di un gruppo armato di bastoni e machete che stava assaltando un posto di polizia, il quale si è difeso.

Questo ha portato politici Statunitensi a chiedere l’intervento armato nell’Isola, mentre l’Unione Europea ha votato per ben tre volte sulla cessazione dell’Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione che ha con l’Isola caraibica. Ma si sa, la Colombia non è Cuba.

Tornando al paese sudamericano, i numeri del 2021 sui crimini contro leader sociali, difensori di diritti umani ed ex guerriglieri delle ‘Farc’, sono allarmanti. Se avessi incluso anche i morti causati dalla delinquenza comune, da bande criminali o da rapporti interpersonali che sfociano in omicidi, le cifre raggiungerebbero i 13mila morti. Numeri da guerra. In Italia, nel 2021, con 8milioni di abitanti in più, le vittime sono state 289.

Ci sono diverse fonti che forniscono le cifre sulle vittime delle “categorie” citate, ma i numeri discordano tra loro, e quindi approfondirò solo i dati di quella che ho ritenuto più credibile. Di altre due fonti riporterò solo il totale.

Forse alcune pubblicazioni tendono ad “anestetizzare” i dati quando riguardano alcuni paesi, e invece gli amplificano – a volte li hanno anche inventati – se si parla di altri.

Sono rimasto stupito da quelli pubblicati il 13 gennaio dall’agenzia per i diritti umani delle Nazioni Unite, perché sono palesemente sottostimati, confermando solo 78 morti tra i difensori dei diritti umani e i cosiddetti “leader sociali”.

Qualche giorno dopo, il 17 gennaio, la “Defensoría del Pueblo”, che è un organo di controllo dello Stato colombiano, e avrebbe interesse a sottostimare i crimini commessi nel proprio paese, ha invece pubblicato che gli omicidi registrati sono stati 145, ma anche in questo caso ho visto che non sono stati riportati tutti i casi.

È con la Ong colombiana “Indepaz”[1] che ho trovato dati molto dettagliati, e questo li rende credibili perché, oltre alle fredde cifre, pubblica anche nomi e cognomi di tutte le persone assassinate, con data di morte, municipio di appartenenza, il ruolo che li identificava nella società civile e le varie mappe geografiche dove questi drammatici eventi si sono verificati. Indepaz raccoglie dati da varie Organizzazioni e da diverse fonti istituzionali colombiane, e tra queste anche dal ministero della Difesa.

Nel suo report per il 2021, sotto la voce ‘Leader sociali’ e ‘Attivisti in difesa dei diritti umani’ riporta la drammatica cifra di 171 persone assassinate.

Nelle pubblicazioni della Ong colombiana troviamo anche una pagina dedicata agli ex guerriglieri firmatari dell’Accordo di pace, che avevano rinunciato all’uso delle armi come lotta politica. Di loro risultano assassinate 48 persone. Si arriva così a un totale di 219 vittime.

Oltre alle agghiaccianti cifre appena citate, ‘Indepaz’ ci ricorda anche che nel 2021 sono continuati i massacri in diverse zone del paese. Ne sono stati contati 96 e il numero delle persone assassinate in questi tragici eventi arriva 335.

Nel report si legge che per massacro si intende “l’omicidio intenzionale e simultaneo di più persone (da 3 in su), in uno stato di impotenza per difendersi e in eguali circostanze di tempo, modo e luogo”.

Certamente sul totale di queste vittime influiscono anche gli omicidi compiuti delle organizzazioni criminali strutturate – in particolar modo quelle del narcotraffico – non dimenticando che ci sono anche alcuni guerriglieri che non hanno voluto deporre le armi rifiutando di firmare l’Accordo di pace, e a volte i loro scontri a fuoco coinvolgono anche i civili.

Se non si possono attribuire all’Esercito e alla Polizia dell’Esmad tutte le responsabilità sul totale di questi morti, non si può dire la stessa cosa per altri orribili crimini che hanno commesso sulla popolazione civile.

Due esempi per tutti: il primo, le inaudite violenze perpetrate sui manifestanti nelle proteste popolari del 2021 (crimini commessi dall’Esmad); il secondo, le migliaia di morti classificate burocraticamente col nome di ‘Falsi Positivi’; una storia dell’orrore incentivata dalla politica e messa in atto dall’Esercito colombiano[2].

L’intervento della Polizia dell’Esma tra i manifestanti del cosiddetto “Paro Nacional”, ha prodotto numeri sconcertanti. Ogni dato elencato è la conseguenza delle loro azioni.

Ci sono pubblicazioni con cifre ancor più drammatiche, ma questa volta prendo a riferimento il rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani in Colombia, pubblicato appena un mese fa, anche sapendo che i numeri potrebbero essere sottostimati,

  • 48 casi di civili uccisi nel mezzo delle proteste
  • 62 atti di violenza sessuale e decine di casi di razzismo
  • 600 feriti, causati da centinaia di aggressioni violente sproporzionate
  • 72 casi di grave lesione agli occhi
  • 531 persone arrestate senza seguire le procedure legali
  • 384 attacchi ai giornalisti, con aggressioni fisiche e arresti illegali

 

Questo rapporto include anche atti di violenza contro 1.721 membri della Polizia, danni a oltre 2.492 beni pubblici, 2.049 beni privati, violenze contro un agente di polizia e l'omicidio di due membri della Forza Pubblica.

Passiamo ora al massacro dei “Falsi Positivi”, per il quale la ‘JEP’ (Giurisdizione Speciale per la Pace) ha accusato vari componenti dell’esercito colombiano di sparizioni forzate, crimini di guerra e crimini contro umanità.

Tra loro figurano un Generale di Brigata, due colonnelli, due tenenti colonnelli, un maggiore e molti altri ancora. Appena un mese fa, nel processo, 22 di questi hanno riconosciuto le loro responsabilità.

Ma la responsabilità di quei crimini contro l’umanità è anche politica, oltre che militare, e riguarda chi ha ricoperto cariche istituzionali nei governi colombiani succedutesi in questi ultimi 20 anni.

Basti pensare all’attuale Vicepresidente della Repubblica di Colombia, Marta Lucía Ramírez, che nel maggio scorso è stata anche nominata ministro degli Esteri dal Presidente Ivan Duque, ricoprendo così due tra le più importanti cariche istituzionali.

Nell’occasione della sua nomina avevo scritto un articolo, spiegando l’orribile storia dei ‘Falsi Positivi’. Ne ricordo qualche passaggio per chi non sa di cosa si sta parlando.

Marta Lucía Ramírez è stata ministra della Difesa all’inizio della presidenza di Álvaro Uribe (2002-2010) e fu proprio lei che presentò, firmandolo di suo pugno, il progetto di ‘Política de Defensa y Seguridad Democrática’, col principale obiettivo di sconfiggere i guerriglieri delle Farc e altri gruppi armati.

Per raggiungere al più presto questo fine, col successivo ministro della Difesa, Camilo Ospina, emanarono la direttiva della politica di incentivi per i militari, con promozioni di grado, premi in denaro e addirittura vacanze addizionali pagate, ma questo solo a chi avrebbe dimostrato di aver ucciso più guerriglieri.

I militari assassinarono migliaia di persone per ricevere quei premi, e l’orrore venne fuori quando si scoprì che 6.042 persone uccise dall’esercito colombiano non erano guerriglieri morti in combattimento, come veniva riportato nei loro resoconti, ma erano poveri ‘campesinos’, disoccupati e giovani studenti.

Vari militari hanno confessato che i soldati raggiungevano sperduti villaggi promettendo agli uomini lavoro o arruolamento nell’esercito. Poi, ingannandoli, li invitavano a salire sui loro mezzi portandoli nei luoghi dove poteva essere credibile un combattimento con i guerriglieri. Una volta scesi dal mezzo li facevano allontanare e gli sparavano sul petto, a sangue freddo. Questo era il modo per far sembrare che ci fosse stato un conflitto a fuoco frontale.

Tutto questo teatro dell’orrore si è verificato in Colombia, una nazione alla quale i paesi dell’Alleanza Atlantica, tutti “strenui difensori della democrazia e dei diritti umani”, gli hanno spalancato le porte facendola diventare Partners Globale della NATO.

E poco più di un mese fa, l’8 dicembre, “il ministro della Difesa della Colombia, Diego Molano, ha firmato un nuovo accordo di associazione tra il suo Paese e l’Alleanza Atlantica, e durante la sua permanenza a Bruxelles, Molano, ha anche visitato le sedi istituzionali dell'Unione Europea, dichiarando che l'obiettivo è quello di rafforzare le relazioni con i membri dell'Ue. Questa la sintesi delle sue parole che molti pensano corrispondano a verità:

La Colombia, in quanto partner globale della Nato, condivide i suoi valori per la democrazia, il rispetto dei diritti umani.

Stati Uniti, Unione Europea e Nato. Verso di loro erano rivolte le parole del ministro Molano, con la consapevolezza che, puntualmente, questi volteranno la testa dall’altra parte su ogni crimine e violazione di diritti umani che si è verificato e che si verificherà in Colombia.

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[1] Indepaz: I crimini in Colombia https://indepaz.org.co/ -

[2] Articoli e video sulla storia dei ‘Falsi Positivi’:

di Roberto Cursi https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/21/in-colombia-duque-nomina-ramirez-nuova-ministra-degli-esteri-una-vecchia-conoscenza-di-uribe/6205301/

di Julián Martínez: https://www.pares.com.co/post/el-rastro-del-horror-de-los-falsos-positivos

 

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965, passando la mia infanzia in un grande cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica, ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitré apro in società uno studio di grafica; a ventiquattro decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Belize, Laos... fino a Cuba.

Il rapporto consolidato negli anni con l'isola caraibica mi induce maggiormente a interessarmi della complessa realtà cubana.

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