Chi c’è dietro i ribelli in Kazakhstan e chi li finanzia?

Chi c’è dietro i ribelli in Kazakhstan e chi li finanzia?

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Riflessioni sulla situazione nel Kazakhstan.  Intanto i dati di fatto. La reazione collettiva è arrivata: la Russia ha mandato nel Kazakhstan divisioni e unità militari delle Forze Aviotrasportate - 3000 soldati, carri armati e altri mezzi militari; la Bielorussia 500 soldati;  il Tagikistan 200 e l’Armenia 100. Anche il Kirghistan ha mandato le unità speciali “Skorpion” e mezzi militari. 

Il compito delle Forze di Peacekeeping dell’Organizzazione Trattato Sicurezza ex repubbliche dell’URSS è quello di presidiare e difendere le strutture più importanti del Kazakhstan, statali e militari, nonché quelle civili, aiutare a ristabilire l’ordine nel paese, hanno già preso il controllo sull’aeroporto.  Importante compito è anche quello di porre fine all’impossessamento di armi, munizioni e mezzi militari da parte delle bande delle formazioni terroristiche dagli arsenali statali, come hanno fatto finora. 

Non sono certo “manifestanti pacifici – non li toccate”!  Abbiamo visto nei video come dai bagagliai di macchine civili vengono distribuite armi ai dimostranti per le città del Kazakhstan, la distruzione di banche, negozi e il dilagante saccheggio, (non abbiamo visto però l’attacco alle ambasciate americana o britannica). 

Abbiamo visto gli attacchi armati alle strutture militari, l’intimidazione della popolazione e delle forze dell’ordine col metodo del taglio della testa, metodi che usano i terroristi della jihad in Siria o in Iraq o i talebani in Afganistan. Dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Afganistan, si è liberata una quantità ingente di combattenti provenienti dall’Asia centrale, compreso dal Kazakhstan: uiguri, tagiki, uzbeki, kazaki, islamisti locali ben istruiti e con esperienza, che ora sono stati impiegati in Kazakhstan per destabilizzare il paese.

Quindi un piano altamente organizzato a livello capillare e ben finanziato usando i lanzichenecchi della jihad. Ecco perché il presidente Tokaev ha parlato subito di “aggressione straniera, attacco dei terroristi” da parte di Stati stranieri o formazioni terroristiche straniere ed è stato costretto a chiedere aiuto. Tokaev ha rivelato anche “ora dovremo raccapezzarci con i voli in relazione alle azioni delle forze dell’ordine e dell’esercito prima dei disordini, è essenziale capire perché si è dormito mentre era in corso la preparazione clandestina delle cellule dormienti dei terroristi”

Ieri alla tv il presidente kazako ha dichiarato che l’operazione antiterroristica sarà portata sino alla fine, fino alla vittoria. Ha parlato di oltre 20.000 banditi – di cellule terroristiche – che hanno letteralmente assaltato la città di Alma Ata, un piano preciso, eseguito con alta professionalità e crudeltà animale, con attentati e tramite la manipolazione degli umori della popolazione. Si ha l’impressione che l’operazione sia comandata da un preciso centro. I banditi non si sono ancora arresi, ma chi non lo farà verrà annientato.

E’ di vitale importanza recidere alle fondamenta l’idea di uno Stato islamico, che tra l’altro verrebbe usato dai nemici di Putin per creare pericolo e caos sulle frontiere russe, come ha riportato un documento delle strutture dei servizi speciali americani. 

Chi c’è dietro i disordini in Kazakhstan e chi li finanzia?  Per ora sappiamo poco o niente, solamente che il quartier generale delle proteste si troverebbe in Ucraina, a Kiev, il cui leader Mukhtar Abljazov, guida i suoi attivisti dell’“Unione Democratica del Kazakhstan”. Abljazov si ritiene che sia il principale oppositore dell’ex presidente del Kazakhstan, Nursultan Nazarbaev.

Secondo alcuni esperti, questa sarebbe una versione dei fatti cospirologica, perché “non si è trattato di una rivoluzione colorata come in Ucraina o Bielorussia, non si conoscono leader kazaki, non si conoscono i loro slogan”.

E stasera sono arrivate sulla stampa russa, RT, le dichiarazioni del consigliere dell’ex presidente Nazarbaev, Ermukhamet Ertysbaev, le cause dei disordini nel Kazakhstan. 

Ertysbaev le ha definite “un tentativo di colpo di Stato impressionante per la sua portata”, poi ha parlato di traditori interni: “un’organizzazione talmente potente che senza traditori dentro ai massimi livelli del potere, in particolare le forze dell’ordine, non si sarebbe potuta realizzare. Nelle montagne era stata messa in piedi una moltitudine di campi di addestramento, di cui però hanno taciuto. Inoltre posseggo un’informazione certa, 40 minuti prima che i terroristi prendessero possesso molto facilmente dell’aeroporto, era stato dato l’ordine di togliere il cordone di sicurezza”. Secondo il consigliere dell’ex presidente Nazarbarv, lo scopo dei partecipanti alla congiura era la destituzione dal potere dell’attuale presidente Tokaev.

La versione, secondo cui le proteste sarebbero state organizzate per porre fine al doppio potere, cioè alla lotta fra i due presidenti del paese, Tokaev e l’ex Nazarbaev che ricopriva la carica di presidente del Consiglio di Sicurezza, è circolata infatti da subito. E la dicotomia del potere adesso è davvero finita.  Alcuni esperti ritengono che il tentativo del colpo di Stato sia stato ispirato proprio dai più alti vertici dello Stato che intendono così risolvere i propri problemi personali per conto del malcontento e della protesta maturata da tempo fra il popolo.

Nazarbaev durante i suoi lunghi 29 anni di potere, ha fatto terra bruciata del campo politico, ha distrutto il Partito Comunista kazako, l’ha messo fuori legge e il partito comunista nel parlamento è solo un fantoccio che ha pure cambiato nome. I piccoli partiti di sinistra sono insignificanti. Ora Nazarbaev è caduto dal piedistallo, e nel vero senso parola poiché è stata abbattuta la sua statua,  il malcontento fra il popolo era alto. Durante le proteste si sono visti infatti molti cartelli con la scritta “Vecchio (cioè Nazarbaev) vattene!”  

Ecco perché molti ritengono che le proteste di questi giorni non sono state una “rivoluzione colorata”, perché le rivoluzioni colorate in questo paese sono già passate e finite da un pezzo. Il Kazakhstan già da molto tempo non appartiene più al popolo kazako, e nemmeno ai “bai” – i ricchi kazaki, perché i signori kazaki ricevono il loro ricco pranzo dal tavolo del loro padrone: americano, inglese, tedesco e cinese.  Basta vedere chi sono i proprietari delle grosse compagnie o dei giacimenti.

Nel Kazakhstan ci sono territori, ove sono dislocate le compagnie britanniche e lì funziona solo la “verità” britannica.

L’influenza dell’Occidente è molto forte, a causa della presenza nel paese di un’enorme quantità, diverse migliaia, di Organizzazioni Non-Governative, sponsorizzate da molteplici fondi statunitensi e britannici.

Come la NED, il Fondo nazionale Statunitense per la Democrazia – in realtà un distaccamento della CIA, con i suoi 20 progetti, in nome della libertà o della democrazia. A cosa portano tali progetti lo sappiamo bene, abbiamo visto i loro risultati in Ucraina, e la NED era pronta a fare la stessa cosa in Russia.  Le ONG occidentali hanno lavorato nel Kazakhstan molto bene, supportate dagli interessi personali dei politici locali. Sono ben noti nel Kazakhstan gli slogan contro la Russia, contro i russi e la lingua russa. Nel 2017 l’allora presidente Nazarbaev decretò che il governo aveva deciso che la lingua kazaka doveva abbandonare l’alfabeto cirillico e passare all’alfabeto latino, un passaggio che terminerà entro il 2023.  E’ in atto da molti anni la russofobia e la manipolazione della Storia come in Ucraina, si compiono atti di odio contro i russi. La propaganda kazaka antirussa è forte e ha dato i suoi frutti tra i giovani, un’intera generazione ritiene i russi degli “occupanti”. 

Non senza il benestare del potere del Kazakhstan. Anche la rete turca conduce una fortissima propaganda antirussa, lavorano molto forte in questo anche gli azerbaigiani, gli ucraini, i bashkiri, i tatari … quindi una politica di informazione ben costruita contro la Russia e la Russia bisogna dire che ha perso la partita in questo, non si è occupata dello spazio post sovietico, di curare la propria immagine, di lavorare per difendere la verità, mentre “gli altri” invece lavoravano sodo!

E’ chiaro come il sole che non è possibile preparare una protesta così enorme nel corso di due giorni, senza averla concordata bene con l’enorme struttura occidentale NED che ha sparso i suoi tentacoli per tutto il Kazakstan. Se le richieste dei protestanti l’altro ieri sono state subito soddisfatte, allora perché continuare a mettere sotto sopra il paese?  Molti sperano che Tokaev sposti adesso il vettore della politica estera kazaka verso la Russia. Prima la politica del potere era caratterizzata da una “multivettorialità” direi abbastanza finta.

E per finire, una sola osservazione sugli articoli russofobi che ho letto ieri e oggi: districare la matassa del Kazakhstan è estremamente difficile e comporta studi approfonditi. E’ troppo comodo, nonché riprovevole, tirare in ballo sempre la Russia e metterla in cattiva luce, agitando lo spauracchio del “Putin vuole ristabilire l’URSS”. Pennivendoli e traditrici del proprio paese, copiano la propaganda dell’opposizione russa che circola liberamente in Russia e la spacciano in Italia per verità, e il colmo è che accusano Putin di “dittatura, censura dell’informazione e soppressione della libertà di parola”. Se fosse realmente così, essi non potrebbero liberamente abbeverarsi alle fonti. Quando poi in Italia sui mass media nazionali non si dà spazio alcuno all’altro punto di vista.

Il deterioramento cognitivo, il disturbo psichico, la condizione patologica in cui versa la stampa italiana, l'avevamo messo in conto, la linea rossa è stata già superata molto tempo fa. Ora non ci meravigliamo più di nulla. Gira e frulla, la colpa è sempre di Putin.

Marinella Mondaini

Marinella Mondaini

Scrittrice, giornalista, traduttrice. Vive e lavora a Mosca

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